Roma, 28 nov – Dopo un lungo (e a tratti inspiegabile) silenzio, anche Matteo Salvini si è infine espresso sul Global Compact, il patto Onu sull’immigrazione. «Sono contrario al Global Compact. Se non ci metteremo d’accordo con il M5S deciderà il Parlamento», ha dichiarato il ministro dell’Interno in una conferenza stampa alla Camera. «Sono assolutamente contrario al global compact. Ne discuteremo con gli alleati del M5S, però non vedo perché delegare ad organismi sovranazionali scelte che spettano ai singoli Paesi, non vedo perché mettere sullo stesso piano i migranti cosiddetti economici e i rifugiati politici. Diceva Papa Benedetto: prima del diritto ad emigrare esiste il diritto a rimanere nel proprio Paese», ha argomentato Salvini.

Una posizione chiara sì sulla valutazione dell’accordo, ma – è evidente – ancora molto, troppo vaga sulla strategia politica da adottare per impedire che l’Italia firmi: «Ci confronteremo con il M5S e, se non ci sarà un accordo, in democrazia l’unico organo che si deve esprimere è il Parlamento». Cerchiamo di capire: se i grillini non si oppongono alla firma del Global Compact, dov’è che Salvini troverà altri alleati a Montecitorio? Forse in Berlusconi, esponente dello stesso Ppe della Merkel, che è un’accanita sostenitrice dell’accordo Onu? Tra le file del Pd e di +Europa? Insomma, dal ministro dell’«intolleranza zero» contro l’immigrazione irregolare ci saremmo aspettati annunci molto più «bellicosi». Erezione di barricate, pugni sul tavolo, fuoco e fiamme. Di certo non l’ennesima transazione burocratica da ragioniere della politica.


Perché il punto è questo: qua non si tratta di un accordo qualsiasi, ma dell’anticamera alla legalizzazione dell’immigrazione di massa e di una vera e propria invasione. In sostanza, il Global Compact è esattamente lo strumento che può mandare all’aria tutto il piano anti-immigrazione di Salvini. E che vanificherebbe, di fatto, anche il Dl Sicurezza, passato con la fiducia alla Camera.

Valerio Benedetti   

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