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Roma, 22 gen – Le sardine sono un sarchiapone politico. Nel vecchio sketch di Walter Chiari, due sconosciuti in uno scompartimento del treno iniziavano a disquisire di un fantomatico animale nascosto in una gabbietta celata da un telo. Incuriosito dalla belva, ma timoroso di rivelare la propria ignoranza in materia, Chiari ostentava competenza zoologica al fine di carpire ulteriori dettagli sull’animale. Ed era proprio il carattere sfuggente, inafferrabile, vago della descrizione a calamitare l’attenzione, non solo dei due personaggi, ma anche degli altri ospiti dello scompartimento, che poi decidevano di sgattaiolare via a causa delle descrizioni sempre più inquietanti del sarchiapone. Alla fine si scopriva che il sarchiapone non esiste: era solo una trovata del suo sedicente padrone per viaggiare in pace e solitudine.

Cosa sono le sardine? Nessuno lo ha capito

Ecco, cosa siano queste sardine ancora non si è capito: un partito? Un antipartito? Una corrente del Pd? Si accaseranno da Zingaretti? Faranno una loro lista? Metteranno loro candidati nelle altre liste? Continueranno con le manifestazioni? Faranno un blog, un portale, una rivista? Faranno dei circoli, dei gruppi di pressione, dei cineforum, dei minigolf? Insomma, non si sa. Ma, ed è questo il punto, la vaghezza è esattamente la cifra del loro successo (che è pompato ed effimero, ma comunque reale). Meno si definiscono, più sono affascinanti per una parte del Paese. Meno programmi hanno, più riescono ad aggregare. Più restano sul vago, meno obiezioni concrete avranno da schivare. Sulla loro stessa collocazione di sinistra, per quanto in realtà ovvia, hanno nicchiato parecchio, con uno spirito ecumenico che ha portato il camerata Stephen Ogongo al noto scivolone su “anche CasaPound è ben accetta”.

Analogie e differenze con i 5 Stelle

Abbiamo assistito, in anni recenti, a un altro fenomeno simile: piazze piene, volti nuovi, accuse alla vecchia politica, inni al cambiamento, vaghezza assoluta su idee e programmi… Sì, esatto, era il Movimento 5 stelle. C’è qualche piccola differenza, ovviamente: i grillini erano trasversali in modo assoluto, pescando ampiamente anche a destra, le sardine, nonostante Ogongo, sono sostanzialmente nate per tirare la volata a Bonaccini; i grillini erano sguaiati, ostentatamente volgari, le sardine tentano a fatica di mantenere il loro bon ton da figli di papà. Ma, per il resto, siamo lì. Paola Taverna che va nelle periferie e, rimbalzata in quanto parlamentare, esplode con il suo “io nun so’ un politico!” esprime qualcosa di assolutamente analogo a quello di Mattia Santori che vai nei talk politici a giocare la carta del non politico. Francesca Penotti, ultima carneade uscita fuori dai pesciolini, che risponde “Non lo so, mi devo informare” a Sallusti che le chiede della riforma della prescrizione ci ricorda la grillina Castelli che, a una domanda sull’uscita dall’euro, rispose proprio “Non lo so”.

Quanto dureranno ancora le sardine?

Per un certo periodo, finché è durato l’effetto sarchiapone, ai grillini tutto questo ha fatto gioco: fare gli alieni in un mondo di marpioni e figli di buona donna serviva comunque a ostentare una diversità antropologica. Era un modo per dire “noi non siamo professionisti della politica, non siamo macchine create a tavolino per fare bella figura nei dibattiti, siamo come voi, a volte ci impappiniamo come fareste voi, per questo dovete darci credito e tempo”. Rendersi indefinibili, non prendere posizione, per furbizia o ignoranza, essere un oggetto politico non identificato all’inizio funziona, anche perché i media ti devono prendere le misure (cosa che vale comunque più per i grillini che per le sardine, a cui i media hanno iniziato a fare marchette sulla fiducia, prima di capire cosa fossero).

Poi, però, si alza il velo sulla gabbietta e si scopre la verità sul sarchiapone. Il gioco finisce. E l’impressione è che le sardine esauriranno la loro carica innovativa ben prima di quanto abbiano fatto i grillini, che comunque avevano dalla loro la potenza di fuoco della Casaleggio associati, il volto pubblico del comico più apprezzato degli ultimi decenni e la capacità di penetrare anche a destra. Le sardine hanno solo le redattrici della buona borghesia che vanno in brodo di giuggiole per i boccoli di Santori. Per un po’ funziona, poi si scopre che questo sarchiapone che per mesi ha impegnato i politologi, in realtà, non esiste.

Adriano Scianca

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