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Roma, 26 giu – Vittorio Sgarbi tira dritto e non ci sta ad essere descritto come un “sessista”. Non accetta nemmeno di finire sul banco mediatico degli imputati dopo l’espulsione rocambolesca avvenuta ieri alla Camera. Così, dopo aver ironizzato paragonandosi al Cristo di Raffaello, annuncia che provvederà a querelare Mara Carfagna e la collega di Forza Italia Giusi Bartolozzi. “Denuncio Carfagna e Bartolozzi: insulti inventati, vengano in tribunale”, sono “due ‘indignate a comando’, tutto sono tranne che vittime”. Il critico d’arte nega quindi di aver offeso le due parlamentari e contrattacca.

“Parlamento luogo di censura”

Il Parlamento è diventato un luogo di censura e di restrizioni. In quella sede – tuona Sgarbi – si potrà anche ricostruire il percorso che ha portato la Bartolozzi e la Carfagna in Parlamento. In modo che, anche se con anni di ritardo, si possa poi dire: aveva ragione Sgarbi”. La storia gli darà ragione? Banalmente vien da dire: ai posteri l’ardua sentenza. Prescindendo però dalla querelle in questione, è indubbio che la proposta di Sgarbi di istituire una commissione di inchiesta parlamentare sullo scandalo che ha coinvolto la magistratura dovrebbe quantomeno essere presa in considerazione da un Parlamento poco incline a discutere di certi temi. Una vexata quaestio che quindi non spunta fuori soltanto adesso con il caso Palamara.

“Bartolozzi in Parlamento grazie a Berlusconi”

Al contrario ci si concentra sui termini che avrebbe utilizzato Sgarbi in Aula. “Le sole parole “irripetibili” che ho pronunciato all’indirizzo delle due ‘indignate di comodo’ sono: ‘ridicola’ alla Bartolozzi e ‘fascista’ alla Carfagna. Parole perfettamente aderenti ai loro comportamenti”, dice il critico d’arte. “Quanto alla Bartolozzi, ex magistrato, le ho anche evocato il nome di ‘Berlusconi’, solo per ricordarle che si trova in Parlamento proprio grazie alla generosità di Silvio Berlusconi, l’uomo più perseguitato d’Italia da certa magistratura. Quella magistratura che io ho denunciato nel mio discorso alla Camera e che lei ha ciecamente difeso, come se lo scandalo delle chat di Palamara fosse una invenzione. Tra l’altro io a quei magistrati del caso Palamara ho fatto riferimento, e non genericamente alla categoria dei magistrati”, precisa poi Sgarbi.

“Ma quale sessismo”

Il deputato del Gruppo Misto ha però qualcosa da dire anche alla Carfagna e a chi lo accusa di sessismo. “Quanto all’ex soubrette in catene Mara Carfagna (lo so, ricordare ciò che siamo stati è sempre un esercizio faticoso) ribadisco che impedirmi di parlare e votare è un atto fascista. Ma le due ‘indignate a comando’ cosa fanno? Montano una ignobile strumentalizzazione politica mostrandosi come vittime. Evocano il sessismo pretendendo in quanto ‘donne’, una sorta di immunità alle critiche, esercitando, loro sì, una forma di intimidazione nei miei confronti”. Di conseguenza “vista la grave diffamazione consumata ai miei danni con accuse false, dovranno portare le prove in un tribunale, il solo luogo in cui si potrà parlare liberamente di ciò che ho detto”.

Alessandro Della Guglia

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