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Roma, 27 mag – Francesco Boccia e Attilio Fontana tengono in scacco l’Italia sulla riapertura del 3 giugno. Il ministro degli Affari regionali e il governatore della Lombardia trovano un’intesa che soddisfa le preoccupazioni di entrambi sul fronte dei contagi. A rimetterci è però l’intero Paese. Sì, perché dopo l’incontro a Palazzo Lombardia il ministro dem e il governatore leghista hanno deciso che per confermare la riapertura dei confini regionali, prevista per il 3 giugno, bisognerà aspettare il monitoraggio di giovedì. Il problema è che in Lombardia, regione più colpita dall’epidemia, ci sono ancora casi di contagio ma in altre regioni i nuovi positivi sono pari a zero. Con la riapertura dei confini, quindi, c’è il rischio che i governatori delle regioni con zero contagi richiudano a loro volta i confini verso chi proviene da aree ancora colpite dal coronavirus. Serve quindi una decisione che valga per tutti e che eviti ordinanze regionali in contrasto tra loro o con le misure assunte dal governo centrale. Il quadro quindi è complicato. E per quello che emerge, l’esecutivo giallofucsia sembra orientato a “lombardizzare” l’intero Paese.

Boccia e Fontana: “Non abbassare la guardia”

“Ci siamo confrontati in termini di carattere generale, sulla situazione della Lombardia e dell’intero Paese – spiegano Boccia e Fontana al termine del loro incontro – e abbiamo condiviso quanto sia importante non abbassare la guardia. Gli sforzi compiuti dai lombardi e dagli italiani sono stati grandi e non possono essere vanificati”. In serata il ministro dem annuncia: “Prima del 3 giugno è prevista una valutazione dei dati del monitoraggio che farà il ministro Speranza, che ha preso sempre decisioni che non sono mai state semplici e oggi lo sono ancora di meno. Valuteremo tra giovedì e venerdì. C’è un sistema condiviso dalle regioni, che trasmettono ogni giorni tanti dati. Se l’Italia sarà tutta a basso rischio il 3 si rimette in cammino anche perché c’è l’idea di riaprire le frontiere con i Paesi europei, ma sempre con grande cautela, perché non possiamo vanificare i sacrifici che abbiamo fatto”. Boccia chiarisce che “se decidiamo di riaprire perché il rischio è basso sarebbe sgradevole che una regione, in autonomia, decidesse di dire no ai residenti di alcune regioni. Siamo insieme, dobbiamo procedere uniti”.

Sulla stessa linea il governatore leghista: “Non possiamo e non dobbiamo permetterci comportamenti imprudenti che rischiano di vanificare il lavoro che è stato fatto, la grande determinazione della maggior parte dei cittadini lombardi che hanno accettato di subire limitazioni della loro libertà”, dice in diretta Facebook. “Non possiamo sprecare il sacrificio fatto per atti assolutamente imprudenti – rincara la dose – Rimaniamo attenti e concentrati e facciamo in modo che questa battaglia finisca definitivamente a nostro favore”.

Speranza lancia l’allarme: “Tutti temono seconda ondata epidemica”

A suggellare questo patto della prudenza arrivano le parole del ministro della Salute: “Una seconda ondata epidemica è temuta da tutti gli scienziati del mondo e chi ha il compito delle decisioni politiche non può sottovalutare tale eventualità e dobbiamo farci trovare pronti, per questo abbiamo aumentato i posti in terapia intensiva del 115%. Siamo preoccupati dall’ipotesi di una seconda ondata e il Paese deve farsi trovare pronto nella sua interezza”. Così Speranza lancia l’allarme su SkyTg24.

Toti: “Impossibile parlare di turismo senza riaprire le regioni”

Insomma, salvo nuove polemiche tra regioni e governo, Fontana e Boccia hanno deciso per tutti. Anche se, lo ripetiamo, la curva epidemica ormai è buona in tutta Italia (i nuovi contagi si sono dimezzati nell’ultimo mese), con Sardegna, Calabria, Molise, Basilicata e la provincia autonoma di Bolzano che hanno zero nuovi contagi. Prossimo appuntamento quindi a venerdì, con la Conferenza delle Regioni, dove – dati alla mano – si deciderà se davvero il 3 giugno si riaprirà il Paese. Certo, la stagione turistica è alle porte e governatori come quello ligure scalpitano per accogliere i lombardi. “Il turismo da noi vale il 20 per cento del Pil – fa presente Giovanni Toti – è impossibile parlare di turismo senza passaggio interregionale. E senza la Lombardia tutto il Paese, non solo la Liguria, non va da nessuna parte”.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Teatrino ignobile sulla pelle delle persone… Le quali si fanno condizionare dalle vostre storielle… Tanti anni da i fascustelli hanno fatto una certa fine… Bisognerebbe regolarsi.

  2. Salvini contro l OMS e Fontana incontra Boccia? Che teatrino squallido… Qualcuno ha ancora dubbi che questi ci stanno prendendo per il culo?