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RaggiRoma, 25 gen – Ecco un bel dilemma etico-politico: di fronte alla notizia dell’indagine su Virginia Raggi, è il caso di adoperare il rodato metodo grillino della “onestà-tà-tà” e chiedere quindi la testa della “sindaca” a prescindere, oppure è giusto mantenere un minimo di garantismo fino all’eventuale condanna? Mentre cerchiamo di risolvere il rebus, Roma affonda e, forse, la notizia dell’indagine sulla Raggi è una non-notizia, tanto era annunciata. Nel mirino della Procura, la nomina a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, l’ex capo del personale del Comune poi arrestato per corruzione. La nomina successivamente è stata revocata.



Le ipotesi di reato sono abuso di ufficio e falso in atto pubblico le ipotesi di reato. L’interrogatorio si terrà lunedì 30 gennaio. Lo stesso Raffaele Marra, attualmente detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, risulta indagato in concorso per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla nomina del fratello. Tra le carte dell’inchiesta anche alcune chat tra i fratelli Marra e la conversazione tratta da Telegram in cui la Raggi si lamenta con Raffaele di non aver saputo dell’aumento di stipendio del fratello Renato. Le chat erano presenti nell’indagine che ha portato il 16 dicembre all’arresto di Marra per corruzione. Secondo l’accusa, Raggi avrebbe detto il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello Renato.

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A prescindere dall’esito finale dell’inchiesta, resta il senso di una generale opacità, in cui sull’impreparazione mastodontica dei grillini i vecchi marpioni (tipo Marra, appunto) costruiscono carriere. Che il sindaco di Roma possa finire indagato, vista la complessità del governo della capitale e gli intrecci di potere che vi si snodano nell’ombra, è cosa che forse si può mettere in conto. Proprio per questo in quel ruolo serve una persona che abbia forza, radicalità e consapevolezza. Tutte qualità che mancano drammaticamente alla Raggi. Ecco perché si dovrebbe davvero dimettere. Che sia indagata, alla fin fine, è soltanto un dettaglio nel disastro generale.

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