di stefanoRoma, 2 giu – Buone indicazioni dai territori, tandem riuscito con Matteo Salvini, qualche difficoltà in più per i tentativi di corsa in solitaria.

Il debutto elettorale di Sovranità, il contenitore nato per sostenere senza ambiguità i progetti sociali e identitari salviniani, viene giudicato dai suoi animatori globalmente positivo, ma con indicazioni molto diverse a seconda del percorso scelto in ogni regione.

La prova più difficile, per il movimento, era sicuramente quella umbra.

Qui la Lega ha scelto senza esitazione una coalizione centrista, andando a braccetto con gli alfaniani ma avendo paura di ogni “contagio” con forze radicali. Insomma, il salvinismo non ha ancora toccato i leghisti umbri. Ha in compenso trascinato gli elettori al voto, che anche in assenza di una struttura del Carroccio realmente radicata sul territorio hanno premiato la Lega “a prescindere” con il 14% dei voti (Forza Italia, ben più rappresentata localmente, ha ottenuto solo l’8,53%).

Insomma, Lega pigliatutto. In questo contesto, Sovranità si è fermata allo 0,66%. In Umbria, ha spiegato Simone Di Stefano, presidente di Sovranità e candidato alla presidenza della regione, “abbiamo avuto, inutile negarlo, un risultato al di sotto delle aspettative. In quest’ultimo caso siamo stati certamente penalizzati dal simbolo nuovo, dalla ‘mini’ campagna elettorale durata soli 30 giorni, e da quella vera e propria ‘truffa’ che è l’appello al voto utile. Soprattutto però a penalizzarci è stata la scelta, resa ‘obbligata’ dall’impossibilità di arrivare a un accordo a livello locale, di correre in contrapposizione alla Lega. Una scelta sbagliata per Sovranità, ma anche per il Carroccio”.

Pur nel contesto di una elezioni non pienamente soddisfacente, Sovranità sa di poter ripartire da risultati locali comunque interessanti, come l’1,15% di Terni, l’1% di Orvieto, l’1,13% di Todi o l’1,52% di Foligno.

Che l’azione sul territorio paghi, del resto, il movimento lo ha sperimentato anche altrove. Reduce dal recente successo di Bolzano con CasaPound Italia, il movimento che ha dato l’impulso al progetto di Sovranità, ora il progetto delle tre spighe si trova a mettere in cascina altri buoni risultati locali.

Spiega ancora Di Stefano: “In Calabria, a Lamezia Terme, il candidato sindaco Mimmo Gianturco ha conquistato il 6,5% dei voti, mentre a Cividate, nel bergamasco, la nostra lista ha spuntato l’8,4%, una percentuale di tutto rispetto che avrebbe consentito alla Lega, in caso di alleanza con il nostro movimento, di guadagnare il sindaco, che invece ha perso”.

In particolare l’expoit di Gianturco, con 2560 voti raccolti in una delle principali città della Calabria, dà decisamente segnali incoraggianti.

In Toscana e in Puglia, invece, il fronte sovranista si è schierato all’interno dei contenitori salviniani: sostenendo dei candidati leghisti per Borghi presidente e candidando esponenti di Sovranità in Noi con Salvini a sostegno della Poli Bortone. Felice Lecciso, a Lecce, è stato il secondo candidato di NcS e anche Giuseppe Alberga a Bari ha ottenuto buoni risultati. Anche in questo caso, la vivacità militante sovranista calata in un contesto partitico tradizionale ha dato i suoi frutti.

Di Stefano ricorda “le tante preferenze portate dove ci siamo candidati nelle liste leghiste, a cominciare dalla Puglia e dalla Toscana, dove i nostri esponenti sono stati tra i più votati, così come lo sono stati i candidati da noi appoggiati alle comunali di Venaria e Moncalieri, nel torinese, e di Voghera, nel pavese”.

Nel complesso, le indicazioni per Sovranità restano positive: la rivoluzione salvinista è in pieno svolgimento e in questo fronte il movimento guidato da Simone Di Stefano resta l’avanguardia delle istanze radicali e sociali. Il futuro è ancora tutto da scrivere.

Giorgio Nigra

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Commenti

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1 commento

  1. Ha vinto la Lega nord, non Sovranità, quell’inutile contenitore può viaggiare solo con percentuali da prefisso telefonico.
    Guarda caso invece come Casapound a Bolzano abbiamo preso un buon risultato.
    Il salvinismo è una scelta perdente, un populista da quattro soldi come Salvini circondato da una corte di mafiosi del nord non può che portarci nel baratro.
    Casapound è la sua azione sociale-popolare è l’unica strada, più dura e lunga, ma è l’unica sensata.

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