Roma, 11 feb – Stop alle porte girevoli per i magistrati, quindi niente più ruoli per le toghe scese in politica: ok in Cdm alla riforma del Csm. La bozza della riforma del Consiglio superiore della magistratura è stata approvata all’unanimità dal Consiglio dei ministri. Alle 15.30 il premier Mario Draghi terrà una conferenza stampa per spiegare il provvedimento.

Stop alle porte girevoli per i magistrati: ok in Cdm alla riforma del Csm

La riunione a Palazzo Chigi è stata convocata nonostante la richiesta dei partiti, a partire da Forza Italia, di rinviare il vertice per poter avere il tempo di esaminare il provvedimento. Motivo per cui i ministri azzurri si sono seduti al tavolo del Cdm in ritardo, a riunione già iniziata. Prima del Cdm si è tenuto un vertice tra il premier, il ministro della Giustizia Marta Cartabia (firmataria della riforma) e i capi delegazione dei partiti di maggioranza proprio per cercare di sciogliere i nodi legati al testo del provvedimento. Prima di approvare all’unanimità la riforma non sono mancati gli attriti e si è sfiorato lo scontro.

Il magistrato e sottosegretario alla presidenza del Consiglio Garofali lascia il Cdm per sensibilità istituzionale

Durante la discussione del testo in Cdm, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli ha fatto richiesta di assentarsi. Nonostante le norme in discussione non si applicano (già in base al testo Bonafede) agli incarichi in corso, quindi né a Garofoli né agli altri magistrati impegnati in questo governo, il sottosegretario ha chiesto comunque di lasciare la sala per sensibilità istituzionale.

Forza Italia: “Il governo non porrà la fiducia sulla riforma”

La bozza della riforma, attesa da anni, vuole porre un freno al fenomeno delle toghe che, dopo aver ricoperto cariche elettive, tornano poi a fare i magistrati. Le toghe che hanno ricoperto cariche elettive, di qualunque tipo, o incarichi di governo (nazionale, regionale o locale) al termine del mandato, non potranno più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale. Fonti di Forza Italia fanno sapere che “il governo in Parlamento non porrà la fiducia sulla riforma”. Inoltre, dicono sempre da FI, la separazione delle carriere e il via libera alla separazione delle funzioni, sono una ”battaglia storica del partito”, che ”andranno ulteriormente migliorate in Parlamento”.

Chi ha svolto incarichi ministeriali o di governo non elettivi fuori dalla magistratura per tre anni

In base alla bozza della riforma, i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari che hanno svolto incarichi apicali nei ministeri o incarichi di governo non elettivi (capi di gabinetto, segretari generali presso i ministeri o ai capi dipartimento), al termine di queste esperienze per tre anni non potranno svolgere funzioni giurisdizionali. La loro destinazione sarà individuata dai rispettivi organi di autogoverno. La stessa disciplina si applicherà ai magistrati che si sono candidati in politica senza essere eletti.

La riforma del sistema di elezione del Csm

Altro nodo fondamentale del provvedimento riguarda il sistema di elezione dei magistrati che compongono il Consiglio superiore di magistratura. La composizione del plenum dell’organo di governo autonomo delle toghe è di 30 membri. Tre di diritto – il presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione -, 20 togati, 10 laici. I componenti vengono nominati tramite un sistema elettorale misto, basato su collegi binominali, che eleggono cioè ciascuno due componenti. Ma è prevista anche una distribuzione proporzionale di cinque seggi a livello nazionale.

Inoltre, per assicurare che in ogni collegio binominale sia raggiunto il minimo previsto di sei candidati, e per riequilibrare le candidature del genere meno rappresentato, sarà previsto anche il sorteggio.

Lega: “Cambiamento radicale giustizia possibile solo grazie ai referendum”

Sul fronte della maggioranza, se FI ha espresso perplessità sulla bozza, la Lega va ben oltre. “Quanto approvato dal Consiglio dei ministri di oggi in materia di riforma della giustizia è solo un punto di partenza. Il testo dovrà essere migliorato in Parlamento, così come assicurato dal premier Mario Draghi, ma un cambiamento radicale sarà possibile solo grazie ai referendum”. Lo dice la senatrice Giulia Bongiorno, responsabile del dipartimento Giustizia della Lega.

Adolfo Spezzaferro

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