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Roma, 1 ott – La riforma per il taglio dei parlamentari ha superato anche il vaglio della commissione Affari costituzionali della Camera e si prepara quindi per l’ultimo voto in Aula, previsto per il 7 ottobre. Hanno votato a favore i partiti della maggioranza – M5s, Pd, Leu e Italia Viva -, hanno invece votato contro Forza Italia (presente con un solo parlamentare) e +Europa. Assenti i deputati di Lega e Fratelli d’Italia. E’ stato inoltre votato il mandato al nuovo relatore in Aula Giuseppe Brescia, che è presidente della commissione. La richiesta di cambio, da parte dei giallofucsia, è arrivata perché la Lega non è più in maggioranza tanto che oggi non ha votato nemmeno il ddl.

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Le richieste degli alleati ai 5 Stelle

Il via libera al taglio dei parlamentari era una delle condizioni chieste dal Movimento 5 Stelle per dar vita al Conte bis. Adesso a battere cassa sono le altre forze della maggioranza (Pd, Italia Viva e LeU), che chiedono “un segnale” ai 5 Stelle e al governo perché “contestualmente” al disegno di legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari si avviino i lavori e la “procedurizzazione” delle garanzie contenute nel programma di governo. “Chiediamo che prima del voto definitivo di lunedì 7 sia rispettato il programma”, ha detto il “compagno” Federico Fornaro di LeU. “La maggioranza si esprima sul contesto, ovvero avvii contestualmente il percorso di modifica ai regolamenti parlamentari e un pacchetto di modifiche costituzionali che garantiscano la rappresentanza territoriale e il pluralismo”. LeU e i dem a tal proposito hanno chiesto che prima del voto ci sia un vertice di maggioranza per definire il complesso delle riforme. Insomma, in soldoni, i giallofucsia vogliono creare i presupposti per tenere lontano il destra-centro dal Palazzo Chigi il più a lungo possibile (magari con una legge elettorale proporzionale ad hoc, che premi solo le maggioranze multicolor come la loro).

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Che cosa succede con la riforma

Con l’ultimo ok di Montecitorio, a maggioranza assoluta, la riforma sarà legge – a meno che non venga chiesto un referendum confermativo. Con la legge il numero dei deputati scende da 630 a 400, quello dei senatori da 315 a 200, in termini percentuali il 36,5 per cento in meno degli attuali componenti elettivi: -230 deputati e -115 senatori. Le norme non saranno comunque applicabili, in caso di scioglimento delle camere, prima che siano decorsi sessanta giorni dall’entrata in vigore.
Adolfo Spezzaferro
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1 commento

  1. Questa riforma è solo fumo negli occhi agli allocchi; porterà le spese per essere eletti a salire e quindi per gli eletti a dover dipendere ancora di piu’ da finanziatori lobbisti occulti.In aggiunta creerà una maggiore concentrazione di potere e un possibile minore rapporto con le piccole realtà territoriali.Se i padri fondatori avevano previsto questi numeri non era per fare spesa ma per una questione di democrazia.
    A parte questo rimnane comunque lo scandalo delle nomine da parte dei segretari di partito ed anche in questo caso gli italiani non potranno scegliersi il parlamentare piu’ gradito

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