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Roma, 23 mar – Su questo giornale abbiamo più volte parlato dei rischi che corre l’Italia con la Nuova Via della Seta fortemente voluta dalla Cina. Su questo delicato argomento è intervenuta poche ore dopo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo decreto governativo firmato dal premier Giuseppe Conte, Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro del Veneto e responsabile nazionale Lavoro e Crisi Aziendali di Fratelli d’Italia: “Fermo restando che la priorità è la sicurezza delle persone, l’accordo governo-parti sociali su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, siglato solo una settimana fa, era condizione sufficiente per continuare a produrre”, afferma Donazzan.

Difendere la produzione italiana

L’assessore di Fdi, nel sottolineare la poca autorevolezza di questo governo che sta “alimentando una sensazione di incertezza”, chiede all’esecutivo guidato da Conte di adoperarsi per realizzare un piano di emergenza economica. “Questo stop, arrivato con ritardi e incertezze ad un mese dal primo decreto-legge, manca innanzitutto di un vero e proprio piano per l’emergenza economica. Se da un lato il vecchio continente si è fermato – dichiara Donazzan – dall’altra la Cina ha ripreso a pieno regime: il rischio ora è che, bloccato il nostro sistema produttivo e senza nessun aiuto vero per la liquidità e per il sostegno delle nostre imprese, arrivi qui la potenza cinese che qualcuno esalta come solidale con noi”.

Non spianare la strada alla Cina

Secondo l’assessore al Lavoro della Regione Veneto, adesso è fondamentale vigilare per evitare di spianare la strada alla Cina che proprio con la Nuova Via della Seta potrebbe avere la strada spianata. “Ricordo che se siamo in queste condizioni è proprio perché siamo stati infettati da un terribile virus proveniente dalla Cina, e le mascherine donate in questi giorni non costituiscono un ristoro del danno”, dice Donazzan. Dunque è necessario che “il Parlamento vigili sugli effetti di quella ‘Via della seta’ tanto voluta da questo governo, affinché questo momento di blocco delle produzioni italiane non si trasformi in un’autostrada per invaderci con prodotti di tutti i tipi provenienti dalla Cina, compresi quelli finanziari”.

Alessandro Della Guglia

3 Commenti

  1. Ristoranti e prodotti cinesi da oggti in poi con me muoiono di fame!!! col cxxo andro’ mai piu’ in un puzzolente ristorante ne italiano e ne cinese il piu’ pulito ha la rogna.

  2. Relativamente alla Cina cominciamo a pensare alla possibilità di una denuncia per contaminazione crociata globale, incontrollata e tardivamente comunicata… Altro che continuare a fare business con loro, Taiwan esclusa. Una regime autoritario, capitalismo di stato, ateo e sede di finanza globalista e cinica, va respinto! Fin che siamo in tempo.

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