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Roma, 6 apr – “Comprerò il vaccino Sputnik quando l’Ema lo autorizzerà, tutti i vaccini hanno pari dignità, basta che funzionino“: parola del governatore del Veneto Luca Zaia. “Siamo vittime di un retaggio culturale per cui se qualcosa arriva da Est e non da Ovest è una fregatura. Ma i cinesi hanno già inoculato 140 milioni di dosi e non sono alla preistoria. Beninteso, parlo solo di vaccini autorizzati”, dice Zaia, rilanciando il ruolo dell’autonomia regionale, in un’intervista alla Stampa.

Zaia: “Nessun pregiudizio per Sputnik, lo prenderemo appena avrà ok Ema”

Nessun pregiudizio per Sputnik, dunque. E in merito agli accordi presi dalla Regione Campania, il governatore veneto chiarisce: “Io non polemizzo con De Luca, ha fatto un pre-accordo: quando lo Sputnik sarà validato, lui lo comprerà. Lo Sputnik è stato offerto anche a noi, ma in assenza di autorizzazione non l’abbiamo preso. Il via libera dell’Aifa ci vuole o no? E poi De Luca ha pubblicamente ringraziato l’ambasciatore italiano a Mosca”. Il punto per l’esponente leghista semmai è un altro. “Qui il governo deve chiarire, perché se il suo rappresentante a Mosca ha dato una mano a una regione, allora prendo atto del ‘liberi tutti’ e ognuno si organizza per conto suo“, obietta Zaia.

“Piano vaccini? Senza gestione regioni disastro molto peggiore”

L’esponente leghista commenta anche il ruolo delle regioni e del governo centrale nel piano vaccini, difendendo il ruolo determinante delle amministrazioni locali nella catena di gestione. “Se questa vicenda fosse stata gestita senza le regioni, avremmo vissuto un disastro molto peggiore – puntualizza Zaia -. La catena decisionale fra una stanza del ministero di Roma e l’ultimo ospedale di montagna è talmente lunga che nemmeno un premio Nobel riuscirebbe a farla funzionare. Guardi me: sono due giorni che tribolo perché in Veneto sono mancate mille dosi di Pfizer e abbiamo dovuto mandare a casa della gente prenotata”.

“Autonomia non è né di destra né di sinistra, è solo utile”

Con l’occasione, Zaia ribadisce l’importanza dell’autonomia, suo cavallo di battaglia. “La vaccinazione è un processo industriale che si gestisce sul campo, non mandando mail dal ministero. Chi vuole centralizzare ha una visione anacronistica, medievale dello Stato. L’autonomia non è né di destra né di sinistra, è solo utile, come già diceva Einaudi nel ’48. Il centralismo è l’equa divisione del malessere, il federalismo l’equa divisione del benessere“.

“Sulle riaperture basta giocare a guelfi e ghibellini”

Il presidente del Veneto poi affronta anche il nodo riaperture, che vede la maggioranza divise tra “rigoristi” come Speranza e altri ministri giallofucsia e “aperturisti” capeggiati dalla Lega. “Serve un governo che riduca al minimo il dibattito politico per concentrarsi sulle vaccinazioni – fa presente -. Mi sembra che l’abbiano capito anche i segretari dei partiti. Basta giocare ai guelfi e ai ghibellini. Con responsabilità, Salvini ha spiegato che si riapre solo se ci sono le condizioni sanitarie. In pratica, se gli ospedali sono più vuoti che pieni. Nell’ultimo Dpcm di Draghi è scritto che saremo in zona rossa fino al 30 aprile, salvo la verifica dei parametri. Esattamente quel che dice Salvini”, sottolinea Zaia.

“Siamo il Paese della burocrazia”

Infine Zaia critica le lungaggini burocratiche e la scarsa propensione al decisionismo da parte del governo Draghi. “Siamo il Paese della burocrazia – obietta – Per avere sempre le carte a posto dimentichiamo di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Guardi AstraZeneca: sì, no, forse, sospensione, poi si riprende. E intanto in Inghilterra andavano come un treno. Che senso ha far valutare dall’Ema il Johnson & Johnson se la Food and Drug Administration americana gli ha già dato il via libera?”. “Se in Veneto avessi delle forniture stabili – conclude –, farei 80-100mila vaccini al giorno e in un mese e mezzo vaccinerei tutti. Su scala nazionale, prima dell’estate si potrebbe immunizzare tutti gli over 60 ed entro l’autunno chiudere la partita”. A patto che arrivino i vaccini, s’intende. E il nodo è proprio questo.

Adolfo Spezzaferro

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