Roma, 10 giu – La sanità pubblica è sempre più un lusso per pochi. Questo è quanto emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute presentato giovedì scorso al Welfare Day 2017. Secondo il noto istituto di ricerca l’area della «sanità negata» continua ad espandersi: nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente).


Nel 2016 gli italiani hanno speso ben 35,2 miliardi di euro per curasi.  Un dato record. Infatti, si è registrato un aumento del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016 (un aumento maggiore della spesa totale delle famiglie per i consumi, pari a +3,4% nello stesso periodo). Inoltre, sempre secondo il Censis: “Sono tredici milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria”. Non tutti, però, sono riusciti con le loro forze a cavarsela. Molti, infatti, si sono indebitati e circa due milioni di persone sono entrate nell’area di povertà. Se proiettiamo questi dati nel futuro prossimo, la soluzione si aggrava sempre di più. Infatti, la spesa sanitaria privata, che oggi pesa per circa 580 euro pro-capite, nei prossimi dieci anni è destinata a raggiungere la somma di 1.000 euro pro-capite. Ci sono anche altre ragioni per cui tanti italiani ricorrono al privato.  L’attesa per le prestazioni sanitarie nel servizio pubblico è troppo lunga e spesso richiede anche l’esborso del ticket. Ad esempio, per una risonanza magnetica si attendono in media ottanta giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni.  Davanti a questi dati, la sorte del Ssn sembrerebbe segnata. In realtà, però, molto può essere fatto per invertire la rotta. È necessario aumentare gli investimenti pubblici allocando meglio le risorse.

L’Italia, infatti, ha deciso di investire meno risorse per la sanità pubblica rispetto al passato e rispetto agli altri Paesi. Secondo la Corte dei Conti dal 2009 al 2015 si è registrato un record di contrazione della nostra spesa sanitaria (-1% del valore procapite).  Di contro nello stesso periodo in Francia è aumentata dello 0,8% all’anno e in Germania del 2% annuo. L’incidenza rispetto al Pil della spesa sanitaria pubblica italiana è pari al 6,8%, in Francia si sale all’8,6% e in Germania si arriva al 9,4%. Nonostante questi dati il 64,5% degli italiani è soddisfatto del Servizio sanitario, mentre il 35,5% è insoddisfatto. Al Sud però i soddisfatti sono solo il 47,3%, mentre sono il 60,4% al Centro, salgono al 76,4% al Nord-Ovest e arrivano all’80,9% al Nord-Est.

L’esempio del Veneto, in particolare, ci dimostra che la sanità pubblica in Italia può e deve funzionare bene. L’alternativa è consegnare la salute di sessanta milioni di italiani alle compagnie di assicurazioni.

Salvatore Recupero

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