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Roma, 19 lug – Il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa, ha rassegnato oggi le proprie dimissioni. Il deputato Ap, già in contrasto con Gentiloni su varie questioni politiche, lascia così il governo. Costa ha comunicato la sua decisione con una lettera al Presidente del Consiglio: “”Caro Presidente – scrive il ministro per gli Affari Regionali a Gentiloni – ho manifestato nei giorni scorsi la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche. Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C’è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica”.

Da fonti di Palazzo Chigi, come riportato dall’Ansa, si è appreso che il premier Gentiloni ha assunto l’interim degli Affari Regionali. Al di là delle parole di circostanza a pesare è ovviamente la decisione del ministro, presa con tutta evidenza a causa del suo dissenso sullo ius soli. In un’intervista a Il Messaggero, pubblicata lo scorso 11 luglio dal quotidiano romano, sulla proposta di legge in questione Costa si era espresso così: “La cittadinanza italiana identifica il popolo al quale appartiene la sovranità. Modificare la composizione della comunità nazionale è decisione che va ponderata e non precipitata. E si tratta di materia che non può essere agitata come bandierina per segnare posizioni ideologiche. Rispettiamo chi la pensa diversamente, ma pretendiamo analogo rispetto”.

Parole che non erano affatto piaciute in casa Pd, dopo che il presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, aveva detto chiaramente: “Se servirà, non esiteremo a mettere la fiducia per approvare la legge sullo ius soli”. Ma lo stesso Renzi ha più volte parlato di “leggi di civiltà” irrinunciabile. In praticata Costa, esprimendo un’opinione diversa rispetto a quella del governo e del principale partito di maggioranza, si è trovato isolato nell’esecutivo. Peccato che sullo ius soli pare proprio che il governo sia isolato dal popolo italiano. A dimostrarlo è anche la recente decisione di Gentiloni di rimandare la discussione in autunno.

Alessandro Della Guglia

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