Roma, 25 ott – È cattivo gusto? Certamente sì. Se ne sentiva il bisogno? Certamente no. Ma, per quanto si possa accogliere con spirito critico l’iniziativa di chi ha voluto mettere in curva sud, all’Olimpico, degli adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma, risulta davvero difficile non cogliere la strumentalità dello scandalo abnorme che si sta sollevando sull’argomento.



Questo è il “catenaccio” dell’articolo on line di Repubblica, tanto per dare l’idea: “Una delegazione della Lazio si è recata a rendere omaggio alla comunità ebraica. Il presidente: ‘Ogni anno 200 tifosi ad Auschwitz’. Il presidente della Repubblica: ‘Allarme per il nostro Paese’. Procura di Roma apre un fascicolo. Ministro Israele a Lotti: ‘Italia estirpi antisemitismo’”. Bisogna poi leggere il pezzo per sapere che sull’argomento sono intervenuti anche Renzi, Minniti, la Boldrini, che l’ex premier ha proposto di mettere la stella di David sulle maglie di tutte le squadre della serie A, che prima della gara tra Bologna e Lazio al Dall’Ara verranno distribuite foto di Anna Frank a giocatori e tifosi, che la Federcalcio ha disposto che su tutti i campi di gioco nel fine settimana sarà letto un brano del “Diario di Anna Frank” prima dell’inizio delle partite con un “minuto di riflessione”.

Una reazione isterica, servile, scomposta. Quasi come se non aspettassero altro che un bel “rigurgito antisemita” per montare su tutto un teatrino già pronto da tempo. Nessun complotto, per carità. Ma sappiamo come funzionano certi meccanismi mediatici, prima, e politici, poi. È del resto un fatto che di questi adesivi si parli ormai da almeno quattro anni. In passato, avevamo visto solo qualche articolo indignato e nulla più. Non era intervenuto il Quirinale, non aveva parlato Palazzo Chigi, non erano stati sconvolti i palinsesti Rai, non era stato cambiato il programma della Serie A. Cosa è cambiato allora oggi, rispetto a quattro anni fa? Molto semplicemente, si è alzato il vento di un neo-antifascismo isterico di ritorno, si è stretta la maglia della repressione attorno alle idee. Si cercava un casus belli per motivi che non hanno nulla a che fare con le tragedie di ieri e di oggi, che non riguardano il rispetto dei morti e della sofferenza altrui. Alla fine il pretesto l’hanno fornito dieci ragazzini, fra cui un tredicenne, secondo quanto trapela dalle solerti forze di polizia. I nemici dell’ordine costituito vanno in terza media, quindi.

È contro nemici di questo calibro che la sonnacchiosa macchina della giustizia ritroverà vigore e celerità. Per poi trasformarsi di nuovo in un bradipo sordocieco quando spunterà un altro striscione sulle foibe o un’altra stellina del cabaret penserà bene di inserire il dramma istriano in un suo sketch. Tutto ciò, ovviamente, non sposta di un millimetro il punto da cui siamo partiti: quegli adesivi sono di cattivo gusto e non se ne sentiva il bisogno. E se qualcuno cerca un pretesto per la caccia alle streghe, non sta scritto da nessuna parte che glielo si debba offrire su un piatto d’argento. Un punto su cui tutti dovrebbero meditare.

Adriano Scianca

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5 Commenti

  1. Sta storia della shoa ebraica mi sa tanto di coercizione psicologica con lo scopo di tenerci in pugno….poi oltretutto mi sembra che dietro ci sia un giro d’affari notevole…a voi le conclusioni

  2. Per favore ditemi che non è vero che si è alzato un polverone del genere per una minchiata simile! Datemi un pizzicotto!
    Lascio immaginare a voi tutti cosa sarebbe successo se io, tifoso del Pescara, avessi affisso allo stadio delle figurine di Toro Seduto (il cui popolo subì – si può dire? – quasi analogo sterminio) con la maglietta degli acerrimi nemici del Chieti…
    …semplicemente nulla!! A voi le conclusioni..

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