Roma, 17 giu – E’ ufficiale: Francesco Totti saluta la Roma dopo 30 anni, ma “non è un addio – assicura – bensì un arrivederci”. Il messaggio arriva forte e chiaro: è una bocciatura senza appello all’attuale proprietà del club. In conferenza stampa dal Salone d’Onore del Coni la bandiera giallorossa spiega le ragioni della sua decisione: “Non è stata colpa mia, mi tenevano fuori da tutto“. Sono presenti circa 300 giornalisti, presente anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò. La scelta di non fare la conferenza stampa a Trigoria, il centro sportivo che per Totti è stata la sua seconda casa per trent’anni, la dice lunga su quanto il calciatore abbia voluto prendere le distanze da una società nella quale ormai si sente un estraneo.

“Speravo che questo giorno non ci fosse mai stato”

“Alle 12.41 del 17 giugno 2019 ho mandato una mail al Ceo della Roma dove scrivo un po’ di parole, un po’ di frasi per me inimmaginabili: ‘Ho dato le mie dimissioni dall’As Roma, speravo che questo giorno non ci fosse mai stato, invece è arrivato questo fatidico giorno per me molto brutto, ma viste le condizioni penso sia stato giusto prendere questa decisione, perché non ho avuto mai la possibilità operativa di lavorare nell’area tecnica della Roma. Ci ho pensato da diversi mesi'”.

“Mai convolto in un progetto tecnico”


“Non è stata colpa mia perché non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, il secondo avevo capito cosa volevo fare, ma non ci siamo mai trovati. Loro sinceramente non hanno mai voluto: mi tenevano fuori da tutto”.

“Pronto a tornare con un’altra proprietà”

“Alla gente di Roma posso dire solo grazie e di continuare a tifare questa squadra, perché va sempre tifata e onorata, vederla in questo momento così in difficoltà mi rattrista e mi dà fastidio. Per me è la squadra più importante del mondo. Io anche da fuori continuerò sempre a tifare Roma, e questo è un arrivederci non è un addio. Da fuori dico che mi dà fastidio vedere Totti fuori dalla Roma, in questo momento prenderò altre strade, in un altro momento, quando un’altra società punterà forte su di me mi farò trovare pronto”.

“Tante promesse mai mantenute”

“Tutti sappiamo che hanno voluto che io smettessi. Sul lato dirigenziale avevo un contratto di sei anni, sono entrato in punta di piedi, con il tempo ho capito che fare il dirigente è un’altra cosa. Di promesse ne sono state fatte tante ma alla fine non sono mai state mantenute. E’ normale che con il passare del tempo valuti, anche perché anch’io ho un carattere e non sto lì a fare quello che ogni tanto mi chiedono di fare“.

Sacchi: “Non ha voluto perdere la dignità”

“Totti? Oggi molto probabilmente ha capito di essere usato, o meglio non apprezzato. E quindi quando uno non è apprezzato deve prendere una decisione, e lui ha preso una decisione. Shakespeare diceva: ‘Chi perde la dignità è un miserabile tutta la vita’. E lui non vuole perdere la dignità”. Lo ha detto l’ex ct azzurro Arrigo Sacchi a Radio Capital. “Totti è stato un grande giocatore, ha dato tanto alla Roma, è stato in compenso idolatrato dai tifosi, amato come nessun altro, e la società lo ha tenuto sempre pagandolo anche copiosamente. Poi può succedere, e succede anche fra marito e moglie, che a un certo momento si vedano le cose in un modo diverso. Dispiace. Io lo stimo tantissimo, l’ho cercato quando ero al Milan e al Real Madrid”, ha aggiunto Sacchi. “L’addio di Totti mi sorprende un po’, ha capito che fare il dirigente è una cosa diversa che giocare. Credo preferisca lasciare. Fare il dirigente è qualcosa di diverso”. Lo ha detto Fabio Capello, l’allenatore dell’ultimo scudetto giallorosso.

Ludovica Colli

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