Sanremo, 25 nov — Non tutto il mondo dello spettacolo affoga nello tsunami del dogmatismo politicamente corretto, intollerante e censorio dell’ideologia woke: Amadeus, per esempio, se ne è sempre moderatamente fregato delle lagne di femministe e vari accoliti, e lo ha fatto anche stamattina.



Amadeus: “Quote rosa a Sanremo? Assolutamente no”

Nodo della questione, l’eventualità di introdurre le quote rosa al Festival di Sanremo. «Con grande rispetto, io non sono d’accordo. Non ho mai scelto una canzone in base al sesso dell’artista. Sarebbe un grave errore. Io scelgo la canzone in base alla bellezza della canzone». Così Amadeus ha chiuso la porta in faccia alla proposta del Ceo di Fimi (federazione industria musicale italiana), Enzo Mazza, secondo il quale nel cast dei cantanti di Sanremo andrebbe applicato il fifty-fifty: 50% di donne, 50 di uomini.

Intervistato stamattina da Luca De Gennaro, Amadeus ha poi rincarato la dose. «Certo dipende dal numero dei brani che viene presentato. Se tra i giovani, di 800 candidature ci sono 200 o 300 donne non è colpa mia. Poi tra queste 300 ci sono sempre artiste che hanno dei brani buoni, presenze importanti». Amadeus non fa sconti a nessuno. Le donne presenti nel cast di Sanremo Giovani ci sono perché hanno dei brani forti, «non ci sono perché io devo dare delle quote alle donne», spiega.

Le quote rosa sono offensive

Poi arriva al cuore della questione: le quote rosa non solo sono un errore, ma sono anche poco lusinghiere nei confronti delle donne scelte solo «per far numero». «Anzi lo trovo addirittura offensivo nei loro confronti dover dire: ho 10 posti a disposizione, 5 devono essere donne e 5 uomini. Perché si può arrivare a mettere i 5 uomini o le 5 donne per poter arrivare al raggiungimento della quota e non perché lo meritano». La musica è arte e l’arte non può essere schiava delle quote, continua Amadeus. «Ti devi far guidare dalle emozioni, dal percorso, dalla storia, da una vera onestà. Detto questo ci sono donne fantastiche con canzoni bellissime in ogni edizione del festival che hanno dato del filo da torcere agli uomini. Questa è la cosa più importante. Non creare una preselezione», ha sottolineato.

Quindi ribatte alla Fimi con una provocazione, ma non troppo. Se c’è così bisogno di quote rosa, che l’industria musicale inizi a dare il buon esempio. «Potrebbe cominciare dal suo interno. Tranne Caterina Caselli per la Sugar, i vertici delle grandi etichette sono tutti uomini. E anche delle associazioni musicali», ha sottolineato Amadeus.

Cristina Gauri

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