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Roma, 21 nov – Il governo gialloverde è stato battuto alla Camera sull’anticorruzione. Nel voto segreto passa, con 284 sì e 239 no, l’emendamento Vitiello, che ripropone un notevole ammorbidimento del reato di abuso d’ufficio e di peculato. Una norma cher era già stata proposta dalla Lega in commissione e contestata dal M5S, per poi essere riproposta in Aula da Catello Vitiello, ex M5S ora nel gruppo Misto.
E’ bagarre a Montecitorio, il governo chiede una sospensione, l’opposizione è contraria ma il presidente Fico blocca i lavori per mezz’ora. Alla ripresa la deputata Pd Morani denuncia una legge “ad Legam” mentre il M5S con la relatrice Businarolo chiede la sospensione dei lavori e il rinvio ad oggi. Poi la decisione della conferenza dei capigruppo: tutto riprenderà oggi alle 11.
Il voto segreto, insomma, mostra le crepe nella maggioranza. Tra i 284 sì ci sono sicuramente i voti di Forza Italia, di gran parte della Lega, di Fratelli d’Italia e degli aderenti al gruppo Misto. Hanno votato contro M5S e Pd, che già in commissione aveva denunciato lo scandalo del peculato ammorbidito.
“Quello che è accaduto oggi in aula è un fatto gravissimo. Così non si va avanti”, ha detto Francesco D’Uva, capogruppo dei 5 Stelle alla Camera. “Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato ‘sì’ a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini”. E alla fine avverte: “Nessuno nel Movimento 5 Stelle ha votato a favore di questo emendamento. E chiariamo subito una cosa: ora va trovata una soluzione perchè il ddl anticorruzione va approvato col testo uscito dalla commissione oppure possiamo anche andare tutti a casa”.
Dal canto suo, il leader della Lega Matteo Salvini replica: “Voto in aula assolutamente sbagliato. La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza”. Uscendo da Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri, il vicepremier ha ribadito: “È stato un incidente di percorso che avrà come conseguenza quella di approvare il decreto ancora più in fretta“.
Ma a Montecitorio c’è chi parla di complotto. Il capogruppo dei deputati del Carroccio Riccardo Molinari assicura: “Non siamo stati noi, non ci sono leghisti tra i franchi tiratori”. La relatrice Francesca Businarolo (M5S) è dubbiosa: “Io non so più cosa voglia la Lega”. Igor Iezzi, fedelissimo di Salvini, punta il dito contro i pentastellati vicini a Fico: “Sono stati loro a dare un segnale”. Un chiari riferimento al decreto sicurezza, tanto caro ai leghisti. Altri invece minimizzano: “È una normale dialettica parlamentare, capita di andare sotto su di un emendamento”.
In serata si tengono riunioni separate a Palazzo Chigi dopo il Cdm con il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Salvini e Luigi Di Maio. “Io abolirei il voto segreto perché italiani hanno diritto di sapere chi vota cosa“, ha dichiarato Salvini al termine del Cdm. “Colpa delle Lega? A me non interessano i responsabili. Ripeto: nascondersi dietro il voto segreto è vigliacco, chiunque lo faccia. C’è una maggioranza, andrà fino in fondo. C’è il decreto sicurezza, c’è la manovra… c’è così tanto da fare che fare i bambini schiacciando i bottoni mi sembra veramente inutile. La Lega si impegnerà per accelerare l’approvazione del ddl anticorruzione”.
Insomma, l’ultimatum di Salvini – “o il dl Sicurezza passa entro il 3 dicembre o salta tutto” – di certo non ha aiutato a sedare gli animi all’interno della maggioranza.
E c’è chi, come Silvio Berlusconi, non vede l’ora che caschi il governo. Il leader di Forza Italia scommette su un nuovo esecutivo di centrodestra, perché esclude che il Presidente Mattarella conceda le elezioni anticipate.
Il Cav confida nel fatto che Salvini prima o poi vorrà liberarsi dell’alleanza con i pentastellati. Anche se lui, il ministro dell’Interno, non fa che ripetere che il governo andrà avanti per cinque anni e che si trova benissimo con il capo politico del M5S, Di Maio.
Certo è che fin tanto che il governo gialloverde cavalcherà lo scontro con l’Ue sui conti pubblici, l’euroscetticismo e le istanze sovraniste, sia il M5S che a maggior ragione la Lega potranno arrivare alle elezioni europee di maggio 2019 con il vento in poppa, capitalizzando i consensi.
Adolfo Spezzaferro

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