Home » L’antifascismo oggi: il declino grottesco di chi sa solo prendersela coi cadaveri

L’antifascismo oggi: il declino grottesco di chi sa solo prendersela coi cadaveri

by Adriano Scianca
5 comments

Roma, 25 apr – Le ultime battaglie antifasciste, in ordine di tempo: innanzitutto quella contro la candidatura di Caio Mussolini alle elezioni per il reato di cognome apologetico, a 27 anni dall’entrata in Parlamento di un’altra Mussolini, discendente anche più stretta del Duce. E poi quella contro i fiori sulla tomba del sorvegliante del campo di transito di Bolzano, Michael Seifert (il custode del cimitero ha poi dovuto spiegare che si trattava di un bouquet di plastica posto… nella tomba a fianco).

Declino grottesco e comico

Tutto questo la dice già lunga sullo stato di salute dell’antifascismo. Il quale sarà sì trionfante, in termini di mentalità etica “diffusa” e implicita (lo spirito dell’8 settembre è più vivo che mai), ma decisamente avviato verso un declino grottesco e comico dal punto di vista delle sue espressioni politiche esplicite. Nei due casi citati, il fenomeno è particolarmente evidente: da una parte si invocano restrizioni alle libertà in virtù di un semplice cognome, cosa che nessuno si sognò di fare per i figli stessi del capo del fascismo, anche con le ferite della guerra ancora aperte, dall’altra si chiede, sfidando il senso del ridicolo, di improvvisarsi tombaroli, trafugare la tomba di un misconosciuto soldato tedesco e seppellirlo in un loculo anonimo affinché nessuno gli porti dei fiori. Proposte che si commentano da sole, ma che ben illustrano l’arrancare di un’ideologia ridotta a espressione micro-reazionaria, in un’eterna rincorsa su una realtà che le è già sfuggita di mano. Come abbiamo detto mille volte, l’antifascismo, in Italia, è stato un fenomeno d’élite, una fede minoritaria, pressoché inesistente a Regime trionfante, in parte resuscitato da un colpo di Stato di destra, con il 25 luglio, e solo localmente assurto al rango di reale passione popolare.

Ignorato, sopportato, considerato estraneo

Nel dopoguerra si è presto trasformato in stanca ideologia ufficiale della neonata repubblica, con funzioni per lo più ornamentali, consociative e carrieristiche. Solo negli anni ’70 si è trasformato in sanguinaria fede generazionale per una parte della gioventù, molto rumorosa, ma comunque minoranza nel Paese reale. Oggi, l’antifascismo è per lo più ignorato, sopportato, considerato estraneo, lontano, noioso. A questa deriva, l’intellighenzia antifascista non sa opporre nulla se non le vignette di Biani sul Manifesto, finendo per cercare di tamponare le falle del proprio progetto politico come l’idraulico di quella vecchia pubblicità dei rubinetti. Uno spettacolo patetico. Non essendo riusciti a sfascistizzare l’Italia profonda fino in fondo, si attaccano alle espressioni esteriori, tramutandosi in vigili urbani del buon costume antifascista. Perché va da sé che se qualcuno avesse davvero portato fiori sulla tomba di Seifert (e abbiamo visto che così non è stato), un antifascista serio dovrebbe domandarsi perché questo accade nella società, perché un atto del genere non viene universalmente considerato tabù, non mettersi a trafugare la salma in una tomba anonima.

Prendersela coi cadaveri

Ma la prima battaglia l’hanno già persa. E lo sanno. Hanno perso la battaglia per lo sradicamento del fascismo dalla coscienza collettiva, quindi si mettono all’eterna rincorsa delle sue espressioni più o meno vistose e più o meno caricaturali nella società, denunciando chi espone bottiglie con la faccia del Duce e cose simili. Si indignano quando Salvini strizza l’occhio ai fascisti, ma non hanno mai capito perché questa strategia, già messa in piedi efficacemente per anni da Berlusconi, risulti sempre vincente e portatrice di consensi. E allora non resta loro che la strada più semplice: chiedere sempre più leggi liberticide, sempre più reati d’opinione, ancora più repressione, la messa fuorilegge di ciò che la Costituzione stessa palesemente non mette al bando, la volontà di punire anche i nostalgismi innocui, ironici e strapaesani. Oppure, al limite, resta in auge il grande classico dell’ambiente: prendersela con i cadaveri. Il solito 25 aprile, insomma.

Adriano Scianca

You may also like

5 comments

Michele A. 25 Aprile 2019 - 12:43

Come al solito INESORABILE ed INECCEPIBILE!

Reply
Sergio59 25 Aprile 2019 - 1:19

Se ad uno scaldabagno elettrico togli la resistenza …. hai un cilindro da portare in discarica ….

Reply
dio 25 Aprile 2019 - 2:27

in generale tutte belle parole, ma mandare a morire persone e odiarle non e la medicina ad ogni male, sono di destra ma il fascismo mi fa cagare e ho molti amici ebrei , arabi e neri e sono satanista.

Reply
Jos 25 Aprile 2019 - 7:55

un “tombarolo” doc: parenzo….festeggia e osanna in piazza loreto….tra le risate di r 24….

Reply
Torino, spunta la foto di Mussolini a testa in giù. La provocazione del Banksy dei poveri - AllNews24 26 Aprile 2019 - 12:21

[…] 26 apr – Che gli antifascisti – per citare il nostro direttore Adriano Scianca nel suo editoriale di ieri – abbiano perso “la battaglia per lo sradicamento del fascismo dalla coscienza […]

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati