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Roma, 15 set – Altro che “Da sempre, la raccomandata è sinonimo di certezza”, come dice lo slogan. L’Antitrust ha multato Poste italiane per cinque milioni di euro, il massimo consentito, proprio per non aver recapitato le raccomandate quando poteva, con danni gravi non solo ai consumatori ma anche al sistema giudiziario del Paese.

Garante: “Mancata consegna ha causato la prescrizione di numerosi reati”

La sanzione irrogata è “per aver adottato una pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del consumo, consistente nella promozione, risultata ingannevole, di caratteristiche del servizio di recapito delle raccomandate e del servizio di Ritiro digitale delle raccomandate”, scrive il Garante della concorrenza e del mercato. La mancata consegna delle raccomandate da parte di Poste italiane infatti provoca “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati“. Insomma a causa del mancato recapito della raccomandata chi avrebbe potuto essere processato l’ha fatta franca.

“Poste utilizza per comodità il deposito dell’avviso di giacenza”

L’Antitrust contesta a Poste che “talvolta utilizza per comodità il deposito dell’avviso di giacenza della raccomandata nella cassetta postale anche quando sarebbe stato possibile consegnarla nelle mani del destinatario”. Ma a ben vedere quel “talvolta”, nei mesi presi a campione, corrispondeva in alcune zone del Paese a più del 40% dei casi. Come se non bastasse, il Garante riporta che Poste aveva “piena consapevolezza in ordine alla gravità ed entità del fenomeno”, che – come dimostrano molti reclami – è continuato anche durante il lockdown. Con l’aggravante che durante il confinamento gli italiani erano tutti tappati in casa e avrebbero potuto benissimo ricevere la raccomandata. Lo stesso è successo a persone “costrette a casa in quanto portatrici di handicap”.

Multa non basa a fare da deterrente: Poste fattura 3,4 miliardi l’anno

La multa peraltro, come ammette l’Antitrust, è insufficiente per poter rappresentare un “deterrente” per Poste visto che il fatturato del gruppo l’anno scorso è stato di 3,492 miliardi di euro. Colpa del fatto che “non è stata ancora recepita nell’ordinamento nazionale la Direttiva europea 2019/2161 che fissa il massimo edittale della sanzione irrogabile al 4% del fatturato annuo” (in tal caso la multa salirebbe alla cifra monstre di 140 milioni).

Pubblicità ingannevole anche quella del Ritiro digitale

L’altra contestazione del Garante riguarda il Ritiro digitale, pubblicizzato come “il servizio di Poste italiane per ritirare online le raccomandate”. Pubblicità ingannevole, spiega l’Antitrust: la procedura infatti semplicemente “consente all’utente destinatario sottoscrittore del servizio considerato di ritirare online le raccomandate a condizione che il mittente abbia attivato la relativa funzionalità. Inoltre, come emerge dalla documentazione contrattuale, il servizio non è disponibile per invii non originati elettronicamente“, cioè se il contenuto è scritto a mano, se la raccomandata insomma è cartacea.

Adolfo Spezzaferro

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