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Roma, 31 ago – Una bomba ad orologeria, residenti ormai esasperati, la possibilità che la situazione degeneri come accadde a Tor Sapienza un paio di anni fa. Il Tiburtino III, storico quartiere popolare di Roma, è il nuovo fronte caldo delle tensioni tra italiani residenti e ospiti dei centri di accoglienza, dopo che martedì sera un gruppo di residenti è stato costretto ad intervenire in difesa di una donna, Pamela, trattenuta nel centro da una cinquantina di immigrati contro la sua volontà. Per capire meglio l’aria che si respira al Tiburtino III abbiamo intervistato Mauro Antonini, responsabile laziale di CasaPound e da anni in prima linea per chiedere la chiusura del centro di accoglienza di via del Frantoio.

Cosa è successo veramente al Tiburtino III?

Un bambino di 12 anni è stato importunato nei pressi del centro di via del Frantoio da un eritreo di 41 anni che gli ha lanciato dei sassi. La madre è andata a chiedere spiegazioni al centro, dove il bambino ha riconosciuto l’aggressore.  A quel punto si è ritrovata circondata e trattenuta contro la sua volontà da una cinquantina di immigrati. La donna ha chiamato alcuni suoi amici, quattro-cinque ragazzi che abitano nel quartiere. Hanno tentato di aiutarla e questo ha scaturito una colluttazione. CasaPound, insieme ai residenti, è dal 2014 che chiede la chiusura del centro. Poco più di due mesi fa siamo anche arrivati ad occupare simbolicamente l’ufficio dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Laura Baldassarre. 

Il centro di via del Frantoio è una bomba sociale che sta per esplodere?

Assolutamente sì, la bomba sociale rischiava di scoppiare da tempo. E’ successo con questo episodio e c’è da dire che è finita per fortuna senza lesioni per le due parti ma poteva anche finire molto peggio, quello è un centro che va chiuso subito senza se e senza ma, rappresenta un’anomalia nel sistema di accoglienza. Nasce dalle ceneri del Baobab, non è lo Sprar, né Cara di Mineo, è una cosa inventata ad hoc dal Comune di Roma con il tacito assenso della Prefettura. Tutti lo chiamano presidio umanitario della Croce Rossa, ma si tratta di un escamotage mediatico che non vuol dire niente. In teoria dovrebbe ospitare solo i cosiddetti “transitanti”, ovvero solo le persone di transito in Italia ma che poi devono raggiungere altri paesi. L’eritreo che ha lanciato i sassi al bambino non era un ospite del centro e ora si trova al Cas di via Staderini. Ma era stato ospite di via del Frantoio fino al luglio scorso. Perché se era un transitante, si trovava ancora in Italia? Perché si aggirava nei pressi di via del Frantoio? La Croce Rossa dovrebbe dare risposte in merito.

Com’è ora la situazione? La gente del quartiere è arrabbiata?

Io sono quello che ha contribuito a calmare gli animi, lo posso dire senza esitazione. La gente era esasperata e voleva farsi giustizia da sola smantellando il centro. Così sarebbero passati dalla parta del torto, una cosa controproducente che avrebbe fatto il gioco dei vari Saviano che straparlano di razzismo. Serve invece una soluzione politica. Annunciamo quindi che non permetteremo più lo svolgimento del Consiglio Municipale se prima non si istituirà un tavolo straordinario con i residenti del Tiburtino III. La politica deve rendere conto direttamente ai residenti.

Ma perché il municipio che posizione ha preso su questa vicenda?

La presidente Roberta Della Casa, del Movimento 5 Stelle, non ha fatto menzione del pestaggio di una donna da parte degli immigrati, proprio lei che è una donna. Non ha neppure dato solidarietà ai cittadini e ha liquidato il tutto dicendo che ci penserà la polizia. Dimostra così di non essere in grado di risolvere i reali problemi dei cittadini italiani e cerca di schivare ogni problematica. Un bravo amministratore dovrebbe invece essere cosciente di avere a che fare con un territorio difficile.

a cura di Davide Romano

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