Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 20 apr – L’app Immuni non è esattamente un’applicazione per ordinare la pizza o trovare un indirizzo: ha a che fare con dati sensibili (e con la violazione della privacy) dei cittadini e non va presa con leggerezza con la scusa dell’emergenza coronavirus. Ecco perché le opposizioni chiedono che se ne discuta in Parlamento. Anche il Copasir fa sapere che indagherà sulla gestione dell’applicazione per il tracciamento dei cittadini per sapere chi è contagiato e chi no nella fase 2, quella della convivenza con il coronavirus una volta usciti nuovamente di casa. Matteo Salvini non ha dubbi: “Un commissario non può certo derogare dai diritti costituzionali senza che sia il Parlamento, e quindi il popolo, ad essere investito di decisioni così delicate”. Così il leader della Lega chiede che l’app sia discussa alle Camere. “La nostra libertà non è in vendita“, taglia corto Salvini.

Meloni: “Chi gestirà i dati? Come sarà garantita privacy? Passaggio in Parlamento è d’obbligo”

“Il commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha firmato un’ordinanza per la concessione gratuita di un’app di tracciamento digitale che dovrebbe aiutare a rintracciare individui potenzialmente infetti prima ancora che emergano sintomi. Benché l’installazione dell’app sia volontaria, quando si entra nella sfera del trattamento dati – soprattutto quelli sanitari – occorre andarci con i piedi di piombo perché il rischio è sempre molto alto. Per questo è assolutamente impensabile che basti una semplice ordinanza per diffondere il software: un passaggio in Parlamento è d’obbligo“. Così su Facebook la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Chi gestirà i dati? Come viene garantita la privacy dei cittadini? Tutti sanno che uno dei più grandi business del nostro tempo sono i dati personali, ed è bene che in un contesto come quello del Covid-19 i dati sensibili dei cittadini siano tutelati e non entrino in nessun modo nelle disponibilità di società private. Auspico che almeno su questa materia il governo provveda subito ad avviare il confronto con il Parlamento”, conclude la Meloni.

Forza Italia: “No a restrizioni per chi non scarica l’app”

Sempre dall’opposizione arriva un altro no, stavolta all’ipotesi di restrizioni per chi non scarica l’app. Sì, perché il governo giallofucsia – poiché l’installazione di Immuni può avvenire solo su base volontaria – ha pensato bene di obbligare comunque i cittadini, facendo presente che chi non avrà l’applicazione sul cellulare avrà restrizioni sugli spostamenti. Federica Zanella (Forza Italia) componente della commissione Telecomunicazioni della Camera fa presente che “per garantire la reale libertà e quindi validità del consenso, questo non dovrebbe risultare in alcun modo condizionato, nemmeno a una forma di premialità, che preveda per esempio di poter fruire o meno di determinati servizi o beni, come per esempio viene fatto in Cina”. “Non esattamente un modello illuminato di democrazia e tutela dei cittadini che dobbiamo seguire“, spiega la Zanella mentre la senatrice e collega di partito, Fiammetta Modena, ribadisce la necessità di portare il tema all’esame delle Camere: “Con la scelta del governo dell’utilizzo dell’app ‘Immuni’, il tema della privacy torna prepotentemente, perché riguarda da vicino il trattamento dei dati personali di tutti i cittadini italiani. Urge un confronto serio in Parlamento sulla libertà e tutela della privacy“, ribadisce l’esponente di FI.

Volpi (Copasir): “Possibile audizione dello stesso Arcuri”

Dal canto suo, il Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir) assicura che approfondirà l’app “sia per gli aspetti di architettura societaria sia per quanto riguarda le forme scelte dal commissario Arcuri per l’affidamento e la conseguente gestione dell’applicazione“. Lo annuncia il presidente del Comitato, il leghista Raffaele Volpi. “Non esclusa” l’audizione dello stesso Arcuri, “ritenendo – spiega Volpi – che si tratti di materia afferente alla sicurezza nazionale“.

Lega tra i primi a chiedere chiarimenti

Tra i primi a chiedere lumi sull’app sono stati i parlamentari della Lega. Alessandro Morelli, deputato e presidente della commissione Telecomunicazioni alla Camera, ha denunciato che non ci sarebbe “alcuna garanzia per la privacy degli italiani e sulla sicurezza dei server”, ricordando che il garante della privacy, Antonello Soro, ha detto di “non essere stato coinvolto nella valutazione dell’applicazione”. Tra gli aspetti su cui indagare, sottolinea il Copasir, c’è quello “del suo impatto sul sistema complessivo delle libertà, delle garanzie e della certezza che non vi possano essere soggetti ostili all’interesse nazionale nello sviluppo della applicazione”.

I dubbi del Copasir sul codice sorgente dell’app

Un rischio concreto, se si considera che l’ordinanza di Arcuri, datata 16 aprile, dice che l’app Immuni è stata creata dall’azienda milanese Bending Spoons e concessa dalla stessa società “in licenza d’uso aperta gratuita e perpetua“. Questo significa che il codice sarà “open source” e in mano al Governo. Pertanto il cosiddetto codice sorgente potrebbe essere reso pubblico in modo da consentire a chi ne abbia le competenze di analizzare l’applicazione, così da ragionare e lavorare in materia di sicurezza e privacy. Ma proprio qui sta il rischio per i dati sensibili dei cittadini.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. I poteri occulti stranieri finalmente si espongono e sperano di far passare tramite i loro burattini ulteriori privazioni di libertà con il controllo elettronico della popolazione.Ho fiducia che gli Italiani non siano cosi’ sprovveduti da assecondare uno stato di polizia perenne e le depredazione del paese da parte di entità bancarie che creano a costo zero ed in forma privata la moneta.

Commenta