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Noto, 3 dic – “Riattivate l’assistenza domiciliare a mio figlio, disabile grave di 15 anni“. E’ l’appello disperato del padre di Sergio, che vive a Noto (in provincia di Siracusa), a cui è stato tolto il servizio di assistenza domiciliare integrata. Motivo? L’emergenza coronavirus. La situazione è drammatica. E si rischia il peggio.



Sergio è gravemente disabile, collegato a un ventilatore. Gli serve assistenza h 24

Sergio a causa di un’asfissia al momento del parto è affetto da una tetraparesi spastica distonica. E’ immobilizzato a letto, collegato a un ventilatore artificiale, tracheotomizzato e alimentato con Peg. E dalla scorsa primavera – per via dell’emergenza coronavirus – gli è stata revocata l’assistenza infermieristica h 24, prevista per legge e dalla commissione medica. La cooperativa che gestisce il servizio di assistenza per Sergio non ha sostituti a disposizione.

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L’esposto contro Asp e cooperativa

Siamo rimasti con un solo infermiere e la maggior parte dei turni li copriamo noi genitori. E naturalmente noi non siamo in grado di gestire crisi che potrebbero portare al peggio”, ci spiega il padre di Sergio in una lettera al Primato Nazionale. Abbandonati dalle istituzioni, con gravi ripercussioni anche lavorative per via delle continue assenze, i genitori del ragazzo disabile hanno fatto anche un esposto contro la Asp 8 di Siracusa e la cooperativa Primavera per “il gravissimo disservizio”.

Senza assistenza è in pericolo costante di vita

I genitori di Sergio chiedono di riattivare immediatamente e a pieno regime il servizio di assistenza domiciliare integrata per il figlio disabile. Visto che sono “in pericolo costante le vite di mio figlio e di altri pazienti rimasti scoperti dal servizio”, si legge nell’esposto. “Niente, in verità, può giustificare una simile omissione, che compromette la cura qualificata di persone fragili, che non possono farne di certo a meno”, fa presente la famiglia di Sergio. L’esposto arriva dopo risposte sommarie ed evasive da parte della Asp. Ora i genitori del ragazzo disabile – che hanno raccontato il loro calvario a un giornale locale – chiedono legittimamente che “l’autorità giudiziaria appuri se per queste interruzioni di servizio possono essere ascritte delle responsabilità e soprattutto a chi”.
Ludovica Colli
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