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Roma, 11 giu – Con la morte di Camilla Canepa, la 18enne colpita da trombosi dopo il vaccino Astrazeneca, scoppia la polemica per gli open day per i giovani, con il governatore ligure Giovanni Toti che chiarisce: “Non è un’idea delle regioni“. Tra esperti che fanno presente che gli open day con Astrazeneca non andavano assolutamente fatti, l’Aifa che dice la decisione di un eventuale stop del vaccino agli under 50 spetta al governo, il governo che aspetta il parere del Cts e il Cts che oggi darà nuove indicazioni in merito, quello che è in atto appare un tentativo di scaricabarile. Un fatto resta: le autorità sanitarie dovevano dare indicazioni chiare e definitive sull’utilizzo del vaccino anglo-svedese alla luce dei rischi di trombosi correlati alla somministrazione alle giovani donne.



Toti: “Open day con Astrazeneca a tutti non è un’idea delle regioni”

”La possibilità di utilizzare Astrazeneca per tutti su base volontaria non è un’invenzione delle regioni o di qualche dottor Stranamore: è un suggerimento che arriva dai massimi organi tecnico-scientifici per aumentare il volume di vaccinazioni, e quindi evitare più morti. Perché più corrono veloci i vaccini, più cittadini ricevono in fretta la prima dose, meno persone muoiono”. Con queste parole su Facebook, Toti chiarisce che la possibilità di indire open day con Astrazeneca è stata offerta a tutte le regioni dalle autorità sanitarie nazionali. ”E’ il momento della responsabilità: ai medici e agli scienziati spetta stabilire l’eventuale nesso tra il vaccino, altri farmaci assunti e tutte le circostanze che hanno portato a questo terribile evento”, aggiunge Toti.

Il governatore ligure: “Ora da Roma si esprimano senza ambiguità”

Ma il punto è soprattutto un altro. “Ora da Roma si esprimano senza ambiguità: ritengono che aumentare le vaccinazioni, e dunque usare anche Astrazeneca di cui abbiamo milioni di dosi, sia necessario per salvare vite umane? E allora si assumano la responsabilità di dirlo chiaramente, senza mettere sotto accusa chi segue le indicazioni in tal senso”, fa presente il governatore. “Oppure, – obietta Toti – si ritiene di fare a meno di Astrazeneca, pur rallentando le vaccinazioni, perché è considerato troppo rischioso? Lo devono dire gli scienziati a Roma, una volta per sempre. Responsabilità e chiarezza. Per fare in modo almeno che questa drammatica morte non sia stata vana”. ”Al ministero della Salute, all’Agenzia del Farmaco, all’Istituto superiore di Sanità, al Comitato tecnico-scientifico la responsabilità di dire una parola chiara, definitiva e irreversibile sull’uso di Astrazeneca – ribadisce il governatore ligure -. Un siero che ha cambiato almeno cinque volte in tre mesi la sua destinazione: solo sotto i 50 anni, poi sospeso, poi solo sopra i 60, poi per tutti”.

Sul vaccino è stato detto tutto e il contrario di tutto

In effetti sul vaccino Astrazeneca è stato detto tutto e il contrario di tutto. Il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo da tempo si appella al fatto che l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, non ha limitato il vaccino per fasce d’età consigliandolo a tutti. L’Aifa, l’agenzia italiana, ha suggerito la preferenza per gli over 60 ma non ha sconsigliato l’uso per i più giovani. Le regioni dunque in assenza di indicazioni univoche, valide per tutti hanno ritenuto di sfruttare al massimo le scorte del vaccino anglo-svedese. Questo quando numerosi esperti nel nostro Paese – come l’immunologa Antonella Viola – hanno detto che l’Astrazeneca non doveva essere assolutamente somministrato ai più giovani. Visto e considerato che ci sono scorte sufficienti di vaccini meno rischiosi per queste fasce d’età. Inutile dire poi che i giovani, dopo il bombardamento mediatico sul green pass (richiesto, tanto per fare un esempio, per andare a ballare in discoteca), si sono convinti a fare il vaccino.

Burioni attacca Astrazeneca per “l’incredibile silenzio sulla sicurezza del suo vaccino”

Chi invece si scaglia proprio contro l’azienda che produce il vaccino è il virologo Roberto Burioni. “Un’azienda che nel 2019 ha fatto 3,144 miliardi di dollari di utile (Astrazeneca) assiste incredibilmente inerte alla polverizzazione della propria reputazione. Potremmo fregarcene se non fosse un problema per la sanità pubblica. Invece non possiamo permetterlo. La politica deve agire”. Così Burioni su Twitter “riguardo all’incredibile silenzio di Astrazeneca sulla sicurezza del suo vaccino“. Il virologo sottolinea che “talvolta le priorità di una immensa multinazionale non coincidono con quelle della sanità pubblica. E’ compito della politica ripristinare questa necessaria coincidenza con adeguati provvedimenti”, esorta il docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

FdI chiede che il governo riferisca in Parlamento

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, dall’opposizione chiede che il governo riferisca in Aula. “In pochi mesi siamo passati alla raccomandazione di AstraZeneca solo per alcune fasce d’età e non per gli anziani, poi ancora ‘buono per tutti’, per essere poi sospeso da Ema e da Aifa per tre giorni a livello precauzionale, infine per essere sconsigliato ai giovani, ma allo stesso tempo somministrato anche ai giovanissimi durante gli open day. Ora basta, non se ne può più di questo caos e di questa approssimazione. Chiedo che il governo riferisca immediatamente in Parlamento. Gli italiani devono sapere. Pretendiamo trasparenza e chiarezza: non si scherza con la salute dei cittadini”. Così la Meloni su Facebook.

Alla fine dovrà decidere Speranza

Occhi puntati dunque sul Cts, che oggi molto probabilmente suggerirà lo stop di Astrazeneca per gli under 50. Poi la decisione finale spetterà al ministero della Salute. Ieri Roberto Speranza in Senato si è limitato (anche goffamente) a far presente che stava aspettando il parere del Cts. Oggi, dopo che il parere finalmente sarà noto, dovrà per forza assumersi la responsabilità di intervenire. E’ lui il ministro.

Adolfo Spezzaferro

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