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Roma, 18 ago – Il governo vuole revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia perché la ritiene responsabile del crollo del ponte Morandi. Ed è proprio così: la società del gruppo Atlantia, controllato dalla famiglia Benetton, ha pensato soltanto ad arricchirsi, sulla pelle delle vittime di Genova. Le prove, schiaccianti, sono nell’ultima relazione del ministero delle Infrastrutture sulla società Autostrade: aumenti dei pedaggi assolutamente ingiustificati perché superiori a quelli dell’inflazione; investimenti inferiori a quelli programmati. Basterebbero questi due dati a delineare il profilo di colpevolezza della società, ma emergono altri elementi, come la crescita delle irregolarità riscontrate nelle ispezioni a fronte di sanzioni praticamente nulle. Insomma, la società pensava solo a distribuire dividendi, danneggiando lo Stato concedente e, purtroppo, i cittadini.
Vediamo nel dettaglio qualche cifra. Tra il 2008 e il 2016 il pedaggio aumenta del 25%, a fronte di una crescita dell’inflazione dell’11,5%. Un rincaro più del doppio, quindi. Ma Autostrade sostiene che l’aumento serve a coprire gli investimenti che la società effettua per migliorare la rete. Niente di più falso. Infatti, nello stesso periodo gli investimenti effettuati sono 8,3 miliardi a fronte di 9,8 miliardi previsti. La differenza in negativo è di 1,5 miliardi, pari al 15%. In particolare su 9 anni monitorati ben 7 rilevano un saldo negativo sul fronte degli investimenti. Il trend di attuazione del piano investimento segna un peggioramento accentuato negli ultimi tre anni. Tra il 2009 e il 2012 gli investimenti annui superano il miliardo di euro, poi crollano. Nel 2016 sono i più bassi: 612 milioni, 400 milioni meno del previsto.
Più nel dettaglio, nella relazione del ministero c’è un capitolo specifico del piano investimenti intitolato “Autostrade A10 Genova – Savona, A7 Genova – Serravalle e A12 Genova – Sestri Levante: Gronda di Ponente e interconnessione A7/A10/A12”. Ebbene, lo stato di attuazione è tra i più bassi: nell’ultimo decennio risultano spesi 76 milioni anziché i 280 preventivati. Il 73% in meno. Eppure i pedaggi aumentavano.
Il risultato? Nello stesso decennio in cui diminuisce gli investimenti, Autostrade aumenta i ricavi in pedaggi da 2,9 a 3,8 miliardi. E il titolo di Atlantia volava in Borsa. Cinque anni fa era scambiato a 14 euro, la mattina del crollo del ponte Morandi a 25.
Veniamo alle responsabilità. Come è noto, ad aprile Autostrade per l’Italia aveva bandito un appalto da 20 milioni di rinforzare per rinforzare i tiranti del ponte Morandi. Ma poi è stato tutto rinviato a dopo l’estate. Mai rinvio fu più fatale.
Infine, nonostante le ispezioni su Autostrade per l’Italia siano state minime, secondo quanto riporta la Stampa – venuta in possesso del dossier di 650 pagine del ministero – , le irregolarità invece si sono triplicate nel giro di un paio anni. “Alcune vengono sanate dall’azienda, altre restano – si legge – 100 nel 2014, 317 nel 2016 (anche in questo caso più che triplicate)”. Le sanzioni, invece, ad eccezione di una procedura da 40mila euro, sono pari a zero.
Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. al di là delle evidenti dirette responsabilità dei BENETTON (bene ripeterlo, visto la costante tutela-censura della stampa mainstream: BENETTON) quello che più disgusta in questa luttuosa vicenda, è quel facciadiculismo made in Toscani, che ha sempre propagandato questi BENETTON come attenti al “sociale” specie se terzomondista ed immigratorio;
    in ogni caso vedere i “compagni” che coprono e proteggono quelli che una volta chiamavano PADRONI,rappresenta in termini politici una pietra tombale per tutta quella “forza” politica sinistrese,tanto da trasformarla in farsa,tra uno sciopero della fame (a staffetta ben intenso) pro ius soli ed un indosso di magliette rosse…
    game over compagni, non ci mancherete un cazzo.

  2. La colpa deve ricadere anche sul governo precedente, negare subito qualsiasi privilegio o possibilità di rientrare a ricoprire cariche pubbliche se non la galera….

  3. In Libia un altro ponte morandi lo hanno chiuso al traffico.Era chiaro che la struttura andava abbattuta e ricostruita in ferro.Ma cio’ sarebbe costato centinaia di milioni di euro contro i 20 che avevano previsto per metterci una finta pezza.Comportamento criminale è dire poco

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