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Roma, 14 mag – E’ scontro tra Lega e M5S sull’Autonomia, che il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini vuole portare nell’ultimo Cdm prima delle Europee per farlo approvare prima possibile e che l’altro vicepremier, il capo politico del M5S Luigi Di Maio, invece preferisce tenere in stand-by. “Ci aspettiamo che tutti mantengano la parola sull’Autonomia e sulle opere pubbliche, perché abbiamo perso in passato sin troppo tempo. Conto che questo governo vada avanti a lungo, basta che tutti siano fedeli e leali, e uomini d’onore, rispettosi della parola data, come abbiamo dimostrato noi della Lega”, incalza il ministro dell’Interno. Dopo le Europee, assicura il vicepremier, “non ci sarà la revisione del contratto” di governo, “mi basta che tutti mantengano la parola. Ad esempio nel contratto c’è l’Autonomia, se i 5 Stelle hanno cambiato idea, lo vadano a spiegare ai lombardi e ai veneti“, dice Salvini riguardo il ddl Lega sulle autonomie che verrà portato dal ministro per gli Affari regionali Erika Stefani al prossimo Consiglio dei ministri.

Zaia: “Qualcuno lo dica a Di Maio: l’autonomia non è una fake news”

“Qualcuno lo dica a Di Maio: l’autonomia non è una fake news. L’istanza di maggiore autonomia è diventata nazionale. Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna sono arrivate al termine dell’iter per la devoluzione delle competenze, un’altra decina di Regioni è incamminata sulla medesima strada. Solo Puglia e Basilicata, per ora, paiono non interessate”. Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato dal Corriere della Sera. “Se non si fosse data attuazione al reddito di cittadinanza tanto cara ai 5 Stelle, il governo sarebbe ancora in piedi?”, aggiunge l’esponente leghista.”Non esiste un piano B – prosegue Zaia – non ci sono alternative all’autonomia. Qui si tratta semplicemente di dare attuazione a quel che c’è scritto nel contratto di governo“. La riforma non andrebbe ad accentuare le differenze tra Regioni, “tutt’altro, perché responsabilizzerebbe ancora di più chi le governa. E’ l’esperienza di tutti i Paesi federalisti a dimostrarlo. E poi Di Maio, attento solo al Sud, si ricordi che esiste anche tutto il resto del Paese“. Zaia poi definisce “considerazioni fuori luogo” i timori di Di Maio su una sanità di serie A e di serie B. “Serie A e serie B ci sono oggi, con i cittadini delle Regioni del Sud che pagano il duro prezzo di essere malgovernati. Trovo grave e immorale che gli amministratori di quelle realtà accettino di vedere loro concittadini costretti ad emigrare per avere cure migliori”. Infine ribadisce: “Matteo Salvini ha dimostrato che noi manteniamo la parola data. Abbiamo promesso l’autonomia alla nostra gente e ora è arrivato il tempo di tradurla in pratica“.

Di Maio: “Accordo si troverà ma il Paese non va spaccato in due”

“Ma lei lo ha visto? Noi ancora no. Ho visto un’informativa di una paginetta. Un punto d’incontro si troverà, ma non si pensi di spaccare il Paese in due. Se un cittadino deve curarsi al centro o al Sud, con le tasse che paga, deve poter usufruire degli stessi servizi e tecnologie. Lo stesso vale per l’istruzione”. Così Di Maio in un’intervista a Repubblica. “Finché restiamo nel Contratto – ha aggiunto il vicepremier – ci sono tante cose da fare per gli italiani e questo governo deve andare avanti, ma se vogliamo, invece, parlare di una serie di derive a cui ho assistito negli ultimi mesi, io non posso consentire che il Movimento 5 Stelle stia zitto, ad esempio sull’Autonomia”, ha avvertito il capo politico dei pentastellati.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Con la palla al piede dell’autonomia differenziata e i residuati della vecchia lega alle costole (di ‘sto leone di san marco francamente non se ne può più), non credo che Salvini andrà lontano. Agli italiani non interessa nulla delle autonomie leghiste, vogliono uno Stato che funziona, non le camarille regionali. Ne abbiamo già abbastanza dell’alto adige.

  2. E’ nell’interesse di tutti che questo governo vada avanti. In questo governo, una linea del potere tiene a bada l’altro, e il cittadino ci guadagna (cosa che non accade quando la linea è univoca: in quel caso, son dolori per tutti perché le tentazioni sono tante e sono forti, e niente pone ostacolo alla loro concretizzazione — e guai a chi dice “Monti”, “Letta” “Renzi” o “Gentiloni”, ma anche “Berlusconi” e simili). L’alternativa? Tornare a PD, FI e compagnia a briscola. Dico, un po’ di memoria?

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