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Roma, 26 ott – La prima è il grande, storico malato del credito tricolore. La seconda, più piccola ma non per questo meno problematica, la “nuova entrata” nel risiko della crisi delle banche che attanaglia la nostra economia dall’inizio della grande recessione. Parliamo di Mps e Carige, su cui – complici anche le tenzioni sui mercati degli ultimi mesi – si sono accesi i fari del governo.
Il vero osservato speciale è lo spread, che potrebbe dare il via al domino. Se dovesse restare alto per molto tempo questo comporterebbe la necessità, per alcune banche, di dover procedere a ricapitalizzazioni al fine di adeguare il proprio patrimonio ai requisiti comunitari. In un recente studio, Credit Suisse ha individuato quota 400 come soglia critica al di sopra della quale il deprezzamento del valore dei titoli di stato in portafoglio alle banche ne erode il capitale.
L’esecutivo non intende stare a guardare ma vuole fare la sua parte. A partire proprio da Mps, che dopo la nazionalizzazione è controllata dallo Stato al 68% ma con la promessa di addivenire ad una sua retrocessione al mercato entro il 2021. Si apre così lo spiraglio: perché non fondere – dicono le indiscrezioni – lo storico istituto sense con quello ligure? Esclusa la ricapitalizzazione pubblica e qualsiasi ipotesi di bail in, questa strada sembra ad oggi l’unica percorribile. A meno di non voler cercare un diverso partner per Mps, conferendo le sue quote in un aumento di capitale – come spiega il sito specializzato investireoggi – di un’altra banca, come potrebbe essere Ubi, Bper o Banco Bpm. Ne nascerebbe il terzo polo nazionale del credito, ma allo stesso tempo sarebbe la parola fine per la storia della più antica banca italiana.
Filippo Burla

2 Commenti

  1. Quindi l’Italia, che ha la maggioranza di una Banca ex privata, vuole ridarla agli usurai nel 2021 anzichè utilizzarla, come fanno gli altri paesi, per raccogliere capitali a costo quasi zero dalla BCE privata, che invece guarda caso per statuto non gli puo’ prestare agli stati?Ma siamo ancora influenzati dai privatizzatori burattini dei banchieri stranieri che hanno svenduto la presenza dello stato nella economia, presenza che proteggeva i diritti del popolo dai predatori privati?Ricordiamoci che con le privatizzazioni lo stato svendette le banche pubbliche e dato che queste avevano la maggioranza di Bankitalia, fu svenduta anche Bankitalia oggi privata al 95%.Ci dissero allora che lo stato era meno efficiente del privato quando le banche creano denaro dal nulla ed era meglio che tale ricchezza rimanesse al popolo italiano.E oggi abbiamo Bankitalia che controlla le banche di proprietà delle stesse oligarchie e quindi il controllato è anche il controllore!! Alla decadenza del paese si vede che non c’è mai limite

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