Roma, 14 gen – Cesare Battisti non sarà portato a Rebibbia ma nel carcere di Oristano, in Sardegna, in modo da “garantire nel migliore dei modi le condizioni di sicurezza“. A dirlo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’arrivo all’aeroporto di Ciampino del terrorista comunista pluriomicida.

“E’ un momento importante per tutto il popolo italiano e per i familiari delle vittime – aggiunge il Guardasigilli – abbiamo lanciato un messaggio di giustizia che non si affievolisce con il passare del tempo”.
L’Italia si fa rispettare e continuerà a farsi rispettare nella ricerca di chi ha un debito con la giustizia italiana che deve essere pagato“, assicura Bonafede dopo la cattura in Bolivia dell’ex membro dei Proletari armati per il comunismo, oggi rientrato in Italia dopo 37 anni di latitanza. Il Guardasigilli ha sottolineato inoltre come il nostro Paese sia “autorevole a livello internazionale” anche in tema di politiche di prevenzione del terrorismo.

Al governo ci siamo noi e fatevene una ragione“. Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini replica cosi alle critiche su un eccesso di comunicazione sull’arrivo di Battisti in Italia da parte del governo. “Non c’è era bisogno di dire che era un comunista? Diciamo allora che era un pacifista“, aggiunge il titolare del Viminale in risposta alle critiche arrivate dall’opposizione (di sinistra).

Sulla stessa linea il premier Giuseppe Conte. Sull’arresto di Battisti, “il fatto che il governo informi i familiari e la popolazione se per lei è un disvalore per me è un valore“, ha detto in risposta a una giornalista che gli chiedeva se non ci sia stato un eccesso di comunicazione del governo sulla vicenda. “Attivismo del governo per le informazioni dati ai familiari delle vittime e alla popolazione? E’ una sua valutazione – ha detto – forse una provocazione”.

Battisti è stato condannato a due ergastoli per quattro omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979 e non si è mai pentito. Sarà sottoposto all’isolamento diurno per sei mesi, come previsto per i condannati all’ergastolo ostativo.

La pena dell’ergastolo ostativo si applica a soggetti accusati di reati di particolare gravità, come quelli di mafia o terrorismo, ed è destinata a coincidere, nella sua durata, con l’intera vita del condannato. È quello per il quale si usa spesso l’espressione “fine pena mai“.

Sì, perché l’ergastolano comune conserva la possibilità che la sua condizione sia periodicamente riesaminata ai fini dell’accesso ai benefici e alle misure alternative, mentre all’ergastolano ostativo quegli istituti sono esclusi per sempre, a meno che, nel frattempo, non collabori o si verifichino altre particolari circostanze.

Per diversi costituzionalisti, l’ergastolo ostativo è incostituzionale perché contrasta col principio della rieducazione della pena, sottraendo ogni possibile orizzonte di “ritorno alla vita” per il detenuto.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. forse e’ il miglior articolo che ho letto oggi.ma l’accanimento mediatico su un uomo oramai lasciato al suo destino,e’ imbarazzante.uno schieramento di agenti e dei media,manco fosse al-capone.

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