Roma, 22 mag – La Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma la pena definitiva dell’ergastolo per Cesare Battisti. Il terrorista dei Pac, condannato per quattro omicidi commessi alla fine degli anni ’70, è stato arrestato a gennaio in Bolivia, dopo 37 anni di latitanza.

I giudici hanno quindi respinto la richiesta della difesa di Battisti di commutare la pena del carcere a vita in 30 anni. Al netto delle pene già scontate, il cosiddetto “presofferto”, sarebbe arrivato a poco più di 20 anni e 7 mesi. La difesa si dice pronta a impugnare la sentenza. Il difensore di Battisti, l’avvocato Davide Steccanella ha preferito non commentare la decisione dei giudici: “se non si condividono si impugnano“, ha dichiarato. I magistrati, dal canto loro, hanno lasciato aperto uno spiraglio di speranza, dopo aver decretato che la pena nel caso specifico di Battisti, non è “ostativa alla richiesta dei benefici penitenziari“, che l’ex-terrorista potrà richiedere tra meno di quattro anni, avendo già scontato sei anni e mezzo circa di pena detentiva, cioè una volta che risulteranno scontati complessivamente dieci anni di carcere. Nell’ordinanza di rigetto, i giudici milanesi hanno stabilito che spetta alla magistratura di sorveglianza “valutare se e quando Battisti potrà godere dei benefici penitenziari”.

Cristina Gauri

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