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Oristano, 8 set – Cesare Battisti le ha tentate tutte per avere una riduzione della pena. Il terrorista comunista pluriomicida, condannato all’ergastolo, si è visto respingere ogni richiesta di alleviamento della condanna e ora tenta la carta estrema dello sciopero della fame. A darne notizia è il legale dell’ex membro dei Pac-Proletari armati per il comunismo, l’avvocato Davide Steccanella, che sottolinea come quella dello sciopero della fame “totale” sia stata “una scelta dolorosa ma inevitabile“. Steccanella fa presente all’AdnKronos che Battisti da oltre un anno e mezzo è in isolamento diurno nel carcere di Oristano, isolamento “del tutto illegittimo”. Questo perché, secondo il legale, “la pena dell’isolamento diurno a suo tempo inflitta era di sei mesi, per cui è stata scontata a giugno 2019“.

A maggio scorso, riporta l’avvocato, è stata presentata istanza formale per il trasferimento dell’ergastolano dal carcere di Oristano o, in alternativa un declassamento della sua classificazione nel regime di Alta sicurezza (AS2) per terroristi, in quanto “non esistono più di fatto le condizioni di rischio che la giustificherebbero”. Ad oggi, prosegue Steccanella, “non abbiamo ricevuto alcuna risposta. A questo punto al mio assistito non resta che mettere in atto questa forma di protesta. E’ giusto che sconti la sua pena – conclude – ma non in maniera disumana”.

La lettera di Battisti: “Sciopero della fame per essere trasferito in una casa di reclusione”

Avendo esaurito ogni altro mezzo per far valere i miei diritti, mi trovo costretto a ricorrere allo sciopero della fame totale e al rifiuto della terapia“, scrive Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi e arrestato nel 2019 dopo 37 anni di latitanza, in una lettera inoltrata al suo legale. “Pretendere un trattamento uguale a quello di qualsiasi altro detenuto – si legge nella missiva – è una contesa continua, estenuante e che coinvolge gli atti più ordinari del mio quotidiano: l’ora d’aria; l’isolamento forzato e ingiustificato; l’insufficiente attendimento medico; la ritensione arbitraria di testi letterari; le domandine sistematicamente ignorate; oggetti di varia utilità e strumenti di lavoro negati, anche se previsti dall’ordinamento penitenziario, ecc”. Lo sciopero della fame e il rifiuto delle cure mediche – “soffro di epatite B cronica e di insufficienza polmonare”, scrive – sono dunque finalizzati “affinché sia disposto il mio trasferimento in una casa di reclusione dove mi siano facilitate le relazioni con i familiari e con le istanze esterne previste dall’ordinamento nonché i rapporti professionali atti al sostentamento e al reinserimento”.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Cesare, Cesaretto bello,
    non farlo.
    Poi ti si alza l’azotemia e corri il rischio di un ricovero in ospedale, dove puoi correre il rischio di contrarre una infezione.
    Sai, in Italia muoiono circa 49.000 persone all’anno per infezioni ospedaliere.
    Sarebbe un grave peccato perderti.z

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