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Roma, 25 nov – Nuova svolta nel caso Fincantieri – Stx. l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, è intervenuto in settimana durante la commissione Industria al Senato, fornendo una panoramica degli sviluppi sulla cooperazione cantieristica navale tra Italia e Francia con un focus particolare al caso Naval Group, colosso francese della difesa navale, e sul ruolo di Leonardo nella vicenda. Analizziamo nel dettaglio i punti principali.



Aspetti organizzativi

Black Brain

Per il nuovo gruppo si delinea un assetto che ricalcherà la Joint Venture italo-francese Stm. “Stesso schema? È un meccanismo che funziona” ha risposto infatti Bono ad una domanda diretta del presidente di commissione Massimo Mucchetti.

Italia e Francia avranno quote di controllo paritetiche della società, ma non il 50%, sul totale della futura integrazione tra Fincantieri e Naval Group, poiché parte delle azioni andranno sul mercato. Per comprendere meglio il meccanismo citiamo nuovamente il caso di Stm, dove i due paesi detengono, attraverso un veicolo controllato al 50% dal ministero dell’Economia e da FT1CI, holding francese di partecipazioni pubbliche, il 27,5% della società. La quota restante è del mercato.

L’ad di Fincantieri ha inoltre precisato che i pesi in campo per la definizione del raggruppamento unico tra non sono ancora stati definiti, ma su una cosa è stato particolarmente chiaro: perché tutto funzioni correttamente “una società come questa avrà bisogno dello Stato”.

Quanto alla tempistica, Bono ha confermato di voler chiudere la vicenda Stx France “entro fine anno, al massimo entro i primi di gennaio”. Nei giorni scorsi è arrivato il parere sfavorevole del comitato d’impresa (sette no e tre sì), che ha visto i sindacati spaccarsi con Force Ouvrière e la Confédération Générale du Travail contrari. Situazione comunque migliorata rispetto a maggio, in quanto i rappresentanti di Cfdt e Cfe-Cgc hanno espresso un voto positivo. Anche se il parere espresso non ha carattere vincolante, questo dovrebbe consentire la chiusura della procedura fallimentare, gestita dal tribunale di Seul, della holding coreana Stx.

Focus su Leonardo – Thales

Il vero nodo di Gordio della vicenda, almeno per gli interessi italiani, è il ruolo di Leonardo. Com’è ormai noto, il nuovo gruppo nato dalla cooperazione sulla cantieristica militare italo-francese riguarda la costruzione di navi militari da parte di Fincantieri e Naval Group. Fin qui nessun problema, la questione diventa invece spinosa quando si procede all’integrazione dei sistemi di difesa. In questo caso infatti abbiamo da una parte Leonardo dall’altra Thales che è socio fondatore (al 35% di Naval Group). È stato lo stesso ad di Leonardo, Alessandro Profumo, a dirsi preoccupato per un eventuale “cartello francese”.

È evidente che, se i francesi opteranno per i sistemi Thales, gli italiani sceglieranno i sistemi Leonardo. Ma che fare con il mercato estero? Su questo Bono è stato chiaro: “Se andiamo all’estero e un cliente qualsiasi dice che vuole sistemi Thales non possiamo farci nulla, però ci saranno compensazioni tra di noi a favore di Finmeccanica”.

Ben lieti di apprendere che non resteremo a bocca asciutta, ma è  le preoccupazioni rimangono. Non è infatti chiaro in cosa consistano queste compensazioni. Siano esse sotto forma di fee o di accesso ad altre commesse, senza una definizione chiara si rischia di ricevere una sorta di risarcimento dai sapori di “contentino”.

Dubbi che potranno essere sanati solo con il procedere delle attività, nella speranza che, come dichiarato da Bono, lo Stato intervenga finalmente a supporto della propria industria.

Aldo Campiglio

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3 Commenti

  1. […] La joint venture tra Fincantieri e la francese Naval Group è considerata, a tutti gli effetti, un operazione di grande respiro europeo nel campo della difesa, con notevoli ritorni industriali. Tuttavia rimangono moltissimi dubbi sugli impatti industriali per il nostro Paese ed in particolare proprio per il colosso della difesa italiano che rischia di doversi accontentare delle briciole. […]

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