Roma, 4 mag – Lunedì il presidente della Repubblica ascolterà un’ultima volta i partiti per verificare se esiste una maggioranza di governo, in caso contrario varerà un governo tecnico – c’è chi dice a guida “economica”, chi dice che verrà affidato a un giurista – ma la sostanza non cambia: esecutivo del Presidente per varare la legge di Stabilità, modificare la legge elettorale e tornare alle urne – probabilmente a primavera 2019.

In attesa di salire al Colle, la scena politica è impestata dalle dichiarazioni dei 5 Stelle, improvvisamente tornati forza anti-sistema e non più di governo. Anche Beppe Grillo ha voluto dire la sua, tanto per alzare ulteriormente la tensione: in Italia – accusa – c’è stato “un colpo di Stato alla rovescia” in cui è stata “usata la democrazia” per impedire al Movimento 5 Stelle di andare al governo. Così il comico genovese in un’intervista al sito del mensile francese Putsch. “Oggi siamo in post-democrazia”, ha risposto Grillo alla domanda se l’Italia sia un Paese democratico. “C’è stato un colpo di Stato alla rovescia. Si è utilizzata la democrazia per distruggerla” perché “a causa di una legge elettorale ci siamo ritrovati – lo sapevamo già – in un’impasse”. Secondo Grillo, “la legge elettorale è stata decisa attorno a un tavolo per impedirci di governare. Allora cos’è la democrazia? Non so, ma la democrazia dovrebbe permettere a chi raccoglie più voti di governare“, ha concluso.

L’ordine di scuderia, insomma, è quello di sparare a zero su tutto e tutti e di tornare subito al voto, anche se con l’attuale sistema elettorale – cari Grillo & Co. – il “colpo di Stato” si ripeterebbe tale e quale.

Luigi Di Maio – l’uomo che non sarà mai premier – parlando con il Fatto Quotidiano ha riesumato il patto del Nazareno: “Berlusconi e Renzi sono d’accordo. Ora sarà Salvini a decidere se aiutarli o meno a fare un governo contro di noi. Stanno già cercando il pretesto, le riforme o una nuova legge elettorale. Ma una nuova legge non si può fare, ci infileremmo in un inferno. Bisogna tornare al voto, il 24 giugno“. Il leader del M5S poi respinge l’ipotesi di un governo di “tregua”: “Se con 120 parlamentari abbiamo fatto perdere la metà dei voti al partito di governo, con 338 eletti non gli faremmo passare neanche un provvedimento”. “I retroscena lasciano il tempo che trovano – avverte Di Maio – . Dal Quirinale non ci è mai arrivata alcuna richiesta in tal senso, e con il presidente della Repubblica siamo sempre stati molto chiari. Abbiamo fatto il massimo per arrivare a un governo”, conclude Di Maio.

Posizione ribadita anche dal capogruppo 5 Stelle al Senato, Danilo Toninelli, intervistato a Radio Anch’Io su Rai Radio uno: governi tecnici, di “tregua”, di transizione, del presidente “sono fatti per tirare a campare e gli italiani non ce la fanno più, preferisco andare a votare”.

Il centrodestra, dal canto suo, coglie la palla al balzo per inchiodare i grillini alle proprie responsabilità: votare subito significherebbe dare una mazzata all’economia nazionale. “Di Maio e Toninelli dopo aver fallito nel tentativo di dividere la coalizione di centrodestra chiedono il voto. Che tradotto in termini reali vuol dire solo una cosa: esercizio provvisorio e aumento dell’Iva fino al 25%. Per il Movimento 5 Stelle meglio un non-governo di irresponsabilità che un governo di responsabili“. Lo scrive su Facebook Deborah Bergamini, deputata e responsabile della comunicazione di Forza Italia.

In casa Pd, dopo la direzione nazionale in cui è stata rimandata la resa dei conti tra renziani e non-renziani, la posizione è finalmente netta e unitaria, come dichiara il presidente Matteo Orfini: “Noi siamo disponibili a un governo di responsabilità nazionale che riguarda tutti. È chiaro che noi non possiamo fare parte di un governo politico con il Movimento 5 Stelle o con Salvini e il centrodestra perché sarebbe incompatibile con quello che è il Pd”. Parlando ai microfoni di Agorà su Rai Tre, Orfini, a chi gli chiede se il Pd appoggerebbe a un governo di tregua, guidato da Giancarlo Giorgetti (Lega), ha poi risposto: “Ovviamente non lo appoggeremmo, un governo Giorgetti sarebbe un governo politico di centrodestra”.

Insomma, dopo oltre 60 giorni di stallo il quadro ormai è chiaro: è davvero difficile che i partiti trovino l’accordo per una maggioranza di governo entro lunedì. Per la politica, quindi, il tempo è scaduto. Tocca alle istituzioni, per la grande gioia dell’Ue e dei mercati. Dalla prossima settimana per gli italiani ogni giorno è buono per scoprire quale tecnico alla Monti gli toccherà in sorte fino a che non si tornerà alle urne.

Adolfo Spezzaferro

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Commenti

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3 Commenti

  1. Allora Beppe Grillo non è morto?
    Credo che lo tirano fuori dal cilindro quando gli serve un poco di teatro. A questo serve a questo è sempre servito.
    Le redini del “movimiento ” sono sempre state in altre mani.
    Si ridurrà a fare lo Scalfari dei 5stelle
    Di fatto lo è giá.

  2. Non voglio essere rappresentato da questi cialtroni che, Come dal passato evidente, hanno sorretto il Pd e tutto il suo odioso strascico democratico.sono la seconda scelta degli elettori perché alla fine hanno promesso di regalare carote che poi saranno come i famosi cetrioli di mister Renzi…

  3. Grillo ha ragione quando afferma USATA LEGGE ELETTORALE PER GOLPE. Il M5S dovrebbe richiedere l’intervento del CIG CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA.
    La Legge elettorale è stata creata per non far governare quelle che la sinistra ha nominato, come da parere suo personale, forze populiste. . Si deve chiedere l’intervento di questo organismo in quanto sono stati calpestati i diritti dei cittadini al voto e anche per le future votazioni.

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