Roma, 20 lug – Il presidente dell’Inps Tito Boeri torna ad attaccare il governo, bocciando il decreto Dignità. In audizione alla Camera, Boeri ha ripreso pure la polemica sul fatto che i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio gli abbiano fatto presente che rema contro l’azione di governo: “Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze. Ciò che non posso neanche prendere in considerazione sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale”.
“Minacce a Boeri? Ma quando mai” è l’immediata replica del ministro dell’Interno Salvini: “Il presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l’ha nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi offerti dall’Inps ai cittadini“.
Poi Boeri è passato nuovamente all’attacco, sostenendo che le accuse di Di Maio sono campate in aria: “Affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico, come ha fatto il ministro Di Maio”, significa “perdere sempre più contatto con la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta”. Ma, al di là delle allegorie spaziali, Boeri sa benissimo di fare politica contro il governo. Infatti è espressione politica del governo precedente.
Non a caso in serata da Palazzo Chigi è arrivata la replica: “Boeri dice a me di aver perso il contatto con la realtà. La verità è che oggi si è seduto sui banchi dell’opposizione. Non è la prima volta, speriamo sia l’ultima“, ha scritto sul suo profilo Facebook Luigi di Maio. Fonti di Palazzo Chigi inoltre avevano fatto sapere che il premier Giuseppe Conte considera i toni di Boeri “inaccettabili e fuori luogo”, ancora più gravi perché arrivano da una figura che dovrebbe mantenere un profilo “squisitamente tecnico”. Il punto è questo: il bocconiano progressista lamenta di essere accusato di fare politica, ma lui per primo non si limita a dare giudizi tecnici.
Lo scontro istituzionale va avanti da giorni. Tutto è cominciato quando l’Inps ha fornito alla Ragioneria generale dello Stato, al ministero dell’Economia e a quello del Lavoro (presieduto da Di Maio, “padre” della riforma-simbolo della campagna elettorale grillina) le stime sul numero di posti di lavoro che potrebbero andare persi in conseguenza del decreto. Poi, alla Camera, Boeri ha difeso la relazione tecnica al provvedimento e la stima di un impatto da ottomila disoccupati in più l’anno. Stime sulle quali gli stessi tecnici della Camera hanno chiesto “verifiche” e altri elementi “di carattere statistico e previsionale”.
Intanto le opposizioni si preparano a presentare centinaia di emendamenti. Il governo vorrebbe procedere speditamente ma, facendo due conti, il decreto, atteso nell’Aula di Montecitorio martedì 24 luglio, probabilmente non vi approderà prima di giovedì 26.
Adolfo Spezzaferro


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