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Roma, 5 gen – Virginia Raggi ha più volte ribadito il suo antifascismo e quello del Movimento 5 Stelle negli ultimi mesi. Lo ha fatto cantando Bella Ciao insieme all’Anpi in Campidoglio, nella redazione di Repubblica garantendo vigilanza contro le “recrudescenze fasciste” o sempre nelle aule di Palazzo Senatorio dichiarando “Roma fieramente antifascista”. Non sembra poco, eppure per Laura Boldrini non è sufficiente. In questa gara al femminile per chi sia il vero testimonial dell’antifascismo, la presidente della Camera chiede alla “sindaca” di “fare di più”, a cominciare dalla tutela della lapide dedicata alle donne che hanno combattuto per la resistenza che si trova a Porta San Paolo nella Capitale.
Durante la visita al museo storico della liberazione in via Tasso in occasione dei 70 anni dell’entrata in vigore della Costituzione, la Boldrini ha annunciato che scriverà al primo cittadino di Roma perché “al parco della resistenza, mi dicevano alcune partigiane, non si può neanche accedere al monumento dedicato alle donne perché è pieno di immondizia, quindi mi chiedevano di poterlo segnalare all’amministrazione capitolina”. Per chi conosce Roma sa che tutto il parco della resistenza, quello che costeggia viale Aventino nei pressi della Piramide è una fonte inesauribile di degrado, abbandonato a se stesso e deturpato da bande di immigrati (questo la Boldrini lo omette). Non solo il monumento alle donne che sta tanto a cuore alla “presidenta”.
Nella sua visita al museo di via Tasso, la Boldrini ha trovato la sponda del presidente Antonio Parisella, che non ha perso occasione anche lui per prodursi in una ramanzina antifascista rivolta alla “sindaca”: “Raggi non è ancora mai venuta qui: persino Alemanno lo ha fatto dopo essere stato eletto sindaco”. Già in piena campagna elettorale, la Boldrini non ha perso poi occasione per “ricordare il ruolo delle donne”, visto che “la liberazione è stata fatta tanto dalle donne quanto dagli uomini. Il loro ruolo va ricordato per avere un’idea completa della storia”. Non manca ovviamente il passaggio sui “rigurgiti fascisti” e il timore di “sottovalutazione preoccupante di ciò che sta accadendo”.
Dulcis in fundo anche un altro cavallo di battaglia storico della presidente della Camera: la censura sui social. “La lotta di Liberazione fu una delle pagine più belle della storia italiana, e non fu di parte. C’è però chi non vuole che questa memoria non rimanga viva. Basta farsi un giro sulla Rete per vedere quanti sono i siti che inneggiano al nazifascismo, nella totale e colpevole indifferenza dei social media. Ho scritto una lettera a Zuckerberg per fargli capire che non si tratta di un fenomeno nazionale, ma purtroppo mi pare che i social non siano in grado di capire la complessità di ciò che sta accadendo. Non si può consentire che questi regimi vengano esaltati, non è accettabile che questo avvenga nell’indifferenza generale”.
Davide Romano

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8 Commenti

  1. Boldrina (donnetta altamente permalosa) e Raggi (donnino dal piglio deboluccio): uno scontro titanico sul nulla. Come sempre, quando aprono le fauci per produrre vocali e consonanti, a vanvera.

  2. Bisognerebbe organizzare una bella riqualificazione del parco in stile Casapound…
    Poi vorrei vedere…
    Alla Boldrini esploderebbe il fegato…
    Alla Raggi dovrebbero sedarla con la chetamina…

    • No Caro Silvano, avrebbe la faccia tosta di dire che “stiamo espiando” le nostre colpe storiche. Vada aff… arlo lei stessa, coi guantini di lattice e il rastrelluccio da spiaggia.

  3. La boldrini è costretta a queste scene penose poiché sa benissimo che a meno di elezioni taroccate dal comunista minniti farà fatica a prendere il 3%, lei e quei razzisti dei suoi compagnucci che puntano alla morte di noi italiani. I vostri partigiani hanno le mani sporche di sangue.

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