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Banking1Roma, 28 feb – “La norma – si legge negli atti parlamentari – ha la finalità di agevolare il collocamento degli immobili in sede di vendita giudiziaria, così come in caso di assegnazione degli immobili stessi ai creditori”. Stiamo parlando dell’ultimo regalo (si fa per dire) del governo Renzi-Boschi ai cittadini (il provvedimento viene proprio dal dicastero tenuto dalla Boschi) e dell’ultimo regalo (stavolta vero) alle banche. Si tratta dell’abolizione di una norma Fascista del Codice Civile (R.D. del 10/3/1942) che vieta il cosiddetto “Patto Commissorio” (art. 2744), cosa che farà felici i sinceri democratici ma solo quelli ben piazzati e senza problemi di reddito, insomma quelli che non si stanno godendo i frutti scellerati della seconda Repubblica con disoccupazione, precariato o fallimenti, ma che si sono appassionati per un paio di mesi ai matrimoni dei gay. Il “Patto Commissorio” tornato ora legale prevede che il bene dato in garanzia di un prestito diventi automaticamente di proprietà del creditore in caso di insolvenza, e il governo Renzi-Boschi lo applica automaticamente, manco a dirlo, ai mutui e alle banche. Infatti Il superamento di questo divieto fascista permette alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita per soddisfare il proprio credito qualora il mutuatario sia in ritardo con il pagamento di 7 rate, anche non consecutive. Superando quindi le lungaggini dei Tribunali dove il cittadino si può difendere magari contestando cose noiose come interessi usurai, addebito di costi non dovuti etc.

Ora è tutto un semplice automatismo: sei indietro di 7 rate? La casa è di proprietà della banca che ci fa quel che vuole, tu intanto sloggia. Sei andato disoccupato perché la tua azienda si è trasferita in Serbia o nella Transnistria? E chissenefrega, sono le dure leggi del mercato! Hai già pagato 25 anni di rate? Ma chissenefrega! Sei andato fallito con un milione di euro di crediti che la Pubblica Amministrazione da anni non ti paga? Meglio, ci prenderemo quelli e la casa! Va beh, si consolerà qualcuno, ma io all’atto della stipula del mutuo dieci o venti anni fa questo “Patto Commissorio” non l’ho mica firmato, era illegale! Eh no, il governo Renzi-Boschi lo ha previsto, infatti la banca vi chiamerà per inserire il Patto Commissorio nel contratto, altrimenti revoca del mutuo e paghi sull’unghia il residuo, il Patto Commissorio si può applicare retroattivamente ai contratti già in essere, lo decide la banca (magari ti salvi se sei parente di qualcuno del Board, chi lo sa). Il bello è il pretesto: il recepimento della direttiva europea 2014/17 volta ad aumentare le tutele per i consumatori nei contratti di credito. Mentre qui si è fatto esattamente il contrario. E il Patto Commissorio era vietato anche nell’antica Roma dove certo non ci si andava leggeri in fatto di insolvenza: il debitore poteva essere esposto tre volte al mercato degli schiavi e venduto anche agli stranieri. Se restava invenduto (brutto, gracilino o malaticcio) poteva essere squartato e divise le membra fra i creditori, previa sodomizzazione pubblica eseguita da apposito boia. Ma il Patto Commissorio no, oltre che Mussolini, nemmeno Nerone lo ammetteva.

Perchè? Per “patrimonializzare” le banche che, impegnate da anni e anni a finanziare la finanza tossica coi soldi dei depositi, prestar quattrini ai parenti del “Board” ed erogare agli amici degli amici, ora sono piene di cartaccia e fare rocco con decine di migliaia di immobili in una botta sola gli serve come il pane. Ma anche perché avendo come sottostante gli immobili che sono diventati “di loro proprietà” potranno emettere altri titoli negoziabili con saporite leve finanziarie (x2, x5, x10… secondo l’audacia) e quindi aumentare l’indebitamento e le cambiali per poi trovarsi nuovamente coi “Subprime Caserecci” (tipo le obbligazioni subordinate di qualche settimana fa). Ma nel frattempo si continua l’andazzo con stipendi milionari, benefit, stock option, gettoni di presenza, convegni in ameni resort all’estero e altre piacevolezze della vita. Canteranno di nuovo Bella Ciao in Parlamento? Sicuramente la canteranno nei Board delle banche. Del resto qualcuno si deve depredare per tenere in piedi i Board, e si insiste su chi è già stato macellato da crisi, delocalizzazioni industriali, disoccupazione e precariato. Pure le ossa, le mogli e i figli piccoli se c’è da rispettare i parametri, tanto ormai è carne perduta, non più finanziabile e quindi inutile.

E’ lo “Stato Liberale”, c’è poco da fare, e centro-sinistra e centro-destra sono appunto uniti per fare, finalmente, “una Grande Rivoluzione Liberale” per la quale è necessario abolire le vecchie leggi fasciste che tarpano le ali ai banchieri ancora a settanta anni di distanza (ma i compagni che stanno sempre a difendere i deboli, o la minoranza Pd inferocita per Verdini, che dice? Squittisce, uggiola, trilla, o che? Ah già, son leggi fasciste!). Dal punto di vista Giuridico (e Politico) si ritorna al concettto del Diritto Romano, passato indenne attraverso il medioevo e il Rinascimento, che l’insolvenza non è una “colpa” (sono andato disoccupato, abbiate pazienza) bensì un “dolo”, un reato, che comporta la perdita dei diritti civili. Solo che nell’Antica Roma questo genere di vessazioni causavano l’esplosione di terribili sommosse popolari, la famosa Secessione dell’Aventino (450 A.C.) avvenne proprio per queste vessazioni (in realtà i Plebei si ritirarono sul Monte Sacro e linciavano gli esattori mandati dai Patrizi, tornarono a Roma dopo aver ottenuto la cancellazione di tutti i debiti e l’istituzione di una nuova Magistratura, i Tribuni della Plebe, che avevano potere di veto sulle decisioni del Senato). Ma allora non c’era la televisione, altrimenti un paio di mesi a discutere dei diritti degli efebi e pure Caligola riusciva a far passare il Patto Commissorio.

Luigi Di Stefano