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Genova, 29 giu – Il mese di luglio potrebbe essere decisivo per le sorti di Carige. Serviranno una ventina di giorni “per mettere a punto la proposta di intervento per Carige su cui è al lavoro il Fondo interbancario per la tutela dei depositi”. A dirlo il direttore generale del Fitd Giuseppe Boccuzzi, in un’intervista a Radiocor. C’è addirittura chi prevede un salvataggio nel giro di poche settimane. Forse, però, è ancora presto per cantare vittoria. Vediamo perché.

Il passo indietro di BlackRock e la proposta del Fondo Apollo

In questi ultimi mesi Carige ha viaggiato sulle montagne russe. Prima il commissariamento della Bce, poi l’intervento del governo per togliere le castagne dal fuoco alla banca genovese. L’esecutivo, infatti, ha istituito un fondo ad hoc da due miliardi di euro per le operazioni di rafforzamento patrimoniale e fino a tre miliardi. A marzo il fondo d’investimento BlackRock si mostra interessato a rilevare alcuni asset della banca. Il progetto, però, sfuma: il colosso di Manhattan ci ripensa. La ragione ufficiale è che non ci sarebbe stato un sufficiente rientro economico.

Dopo qualche settimana dagli States fa capolino il Fondo Apollo che fa pervenire la sua proposta in forma anonima attraverso la banca d’affari Equita. Lo schema, secondo le indiscrezioni circolate, prevedeva un aumento di capitale da 450-500 milioni da coprire con la conversione del bond subordinato da 312 milioni ora in mano al Fitd nella sua versione dello “Schema Volontario”, un sostegno per 40-50 milioni da parte dei soci attuali (a cominciare dalla famiglia Malacalza che ha il 27,7%), e circa 140 milioni da parte di Apollo. Il fondo in più avrebbe avuto una opzione per rilevare a 1 euro le azioni in mano al Fitd che sarebbe salito temporaneamente oltre il 50%. La proposta della società guidata da Leon Black non ha convinto nessuno: né il socio di maggioranza né Fitd.

Un “piano B” per il salvataggio di Carige

Ed arriviamo così al 24 giugno scorso, quando il Consiglio di Fondo interbancario per la tutela dei depositi boccia l’ipotesi di intervento su Carige di Apollo e si dice pronto a intervenire “anche in tempi stretti” per valutare proposte di intervento che “prevedano la partecipazione degli attuali azionisti e di partners pubblici o privati”. Ora si apre dunque una nuova fase.

Le difficoltà non mancano. Il rischio è quello di trovarsi ad una situazione simile a quella di dicembre 2018. In quell’occasione il socio Malacalza Investimenti si astenne sull’aumento di capitale da 400 milioni per mancanza di un vero piano industriale, facendo saltare la delibera proposta dall’allora consiglio di amministrazione. Oggi, probabilmente, c’è bisogno di un aumento di capitale di 800 milioni di euro. Esattamente il doppio di quanto era necessario solo 7 mesi fa. Inoltre, le banche che fanno parte del “consorzio” non sono tutte così felici di dover sborsare altri quattrini per tener in piedi la Cassa di Risparmio di Genova e Imperia.

Per questo motivo Giuseppe Boccuzzi nella sua intervista a Radicor ha messo le mani avanti: “Serve un’analisi approfondita sulla situazione aziendale, poi un aggiornamento del piano industriale e solo successivamente ci sarà la definizione della struttura del capitale”. Fitd mira ad assicurare “la stabilità della banca genovese per l’arco di tempo necessario a realizzare il piano industriale (l’attuale business plan presentato dai commissari straordinari è 2019-2023) salvo cogliere opportunità di valorizzazione, e quindi d’uscita dall’investimento, qualora si presentino”.

Nonostante queste rassicurazioni, la strada è ancora in salita. E il lieto fine non è affatto scontato.

Salvatore Recupero

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