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Roma, 7 gen – Il caso trivelle scuote la maggioranza, stavolta sul versante 5 Stelle. Mentre il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini sta fronteggiando la rivolta degli amministratori rossi contro il dl Sicurezza, il capo politico del M5S Luigi Di Maio è sotto accusa per aver dato l’ok alla trivellazione nel Mar Ionio.
Il governo dal canto suo si difende sostenendo che la decisione sarebbe stata “ereditata” in automatico dal precedente esecutivo.

Tutto è cominciato quando Angelo Bonelli dei Verdi, esaminando il Buig – il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del ministero dello Sviluppo economico guidato da Di Maio e pubblicato il 31 dicembre scorso – nei giorni scorsi ha riferito dell’autorizzazione a tre nuovi permessi per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società statunitense Global Med Llc, con sede legale in Colorado.
Le coste interessate sono quelle di Puglia e Basilicata e la ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che, sempre secondo i Verdi, provocano danni ai fondali e alla fauna ittica.

Il primo a rispondere è stato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò – chiarisce in un post su Facebook -. In questi giorni si sta scrivendo e dicendo tanto sul tema delle trivelle. Ve ne ho già parlato il 30 dicembre” ma “poiché qualcuno fa – anche in mala fede – confusione, occorre ribadirlo. Non sono diventato ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr), non sarebbe automaticamente una autorizzazione – ha scandito Costa -. Voglio che sia chiaro. I permessi rilasciati in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra ‘amica dell’ambiente’. Quello che potevamo bloccare, abbiamo bloccato”.

A tal proposito, Costa assicura inoltre che “lavoreremo per inserire nel dl Semplificazioni una norma per bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise“.

La precisazione del ministro però non è bastata a calmare l’opposizione. Tanto che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, annuncia che farà ricorso: “E’ insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle”. Il piddino ricorda come il “no alle trivelle” sia stata una delle storiche battaglie del M5S. Guardandosi bene però dal rivelare come stanno realmente le cose.

Arriva quindi la replica del vicepremier Di Maio: “Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia – scrive su Facebook -. Queste ‘ricerche di idrocarburi’ (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente del ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di impatto ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato. Quando il Pd ha dato l’ignobile parere favorevole un anno e mezzo fa, nessun giornale aveva messo la notizia in prima pagina. Ora che il Mise ha semplicemente ratificato quello che il Pd aveva deciso, è diventata una notizia”.

“Inoltre sono contento – prosegue Di Maio – che il ministro dell’Ambiente Costa, appena si è insediato, abbia deciso di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata. Ho letto che il governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni. Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ‘un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd. Nulla di nuovo direte voi!”.

Insomma, a detta del capo politico dei 5 Stelle, la protesta della sinistra è un autogol. Pur di attaccare il governo gialloverde, Emiliano e compagni stanno facendo venire fuori la verità.

Dal canto suo, il sottosegretario al Mise Davide Crippa pensa a come intervenire: “Ribadisco che l’iter di rigetto è avviato per sette permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia. Lasciando da parte inutili e sterili polemiche, sono più che disponibile a incontrare le associazioni, convinto che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni”.

Adolfo Spezzaferro

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