Torino, 23 ott – Laura Castelli, la pentastellata viceministro dell’Economia, è nella bufera per un emendamento salva-collaboratore. La rivelazione di un collega del M5S – che ha preferito restare anonimo – a Politico.eu mette nei guai la grillina. Secondo il pentastellato, l’esponente del governo Conte bis vorrebbe rendere pubblica l’associazione degli ostelli, guidata dal suo spin doctor e portavoce Carmelo Lentino. L’emendamento prevede in fatti una norma per salvare l’Aig (Associazione italiana alberghi per la gioventù) ed è stato proposto da cinque senatori grillini. L’Aig è in un momento di difficoltà e il testo prevede la sua trasformazione in un ente pubblico, l’Eig-Ente italiano alberghi per la gioventù, con un budget di 1,7 milioni di euro per il 2020 e un gruppo di lavoro di circa 60 persone. Si tratta di un tipico caso di conflitto d’interessi, quello tra la Castelli e il suo portavoce. Il deputato pentastellato ha spiegato a Politico.eu che l’idea di salvare l’associazione dalla bancarotta era condivisa da tutti i gruppi politici, ma era stata respinta l’ipotesi di convertire l’Aig in un affare pubblico.

Il conflitto d’interessi in salsa grillina

Molti di noi hanno parlato anche di conflitto di interessi“, ha confidato la fonte grillina, che, a riprova delle sue rivelazioni, ha anche prodotto alcune chat di Whatsapp in cui dei suoi colleghi di partito prendevano le distanze per salvaguardare la reputazione del Movimento. Ora infatti arrivano le prime prese di posizione tra le file dei 5 Stelle, come quella del consigliere comunale di Torino Aldo Curatella: “Dicevamo di essere diversi! Ora si fanno emendamenti per prevedere a bilancio per il 2020 ben 1.7 milioni di euro pubblici (che potevano essere usati per i cittadini) a favore di un ente privato fondato e diretto dal portavoce di un viceministro. Alla fine, erano solo parole per acquisire fiducia e avere potere? Un triste epilogo per un movimento che doveva cambiare il modo in cui si faceva politica!“.

Come dargli torto: da movimento anti-casta i 5 Stelle si sono presto impratichiti con le pratiche di Palazzo, tanto da allearsi con il Pd, il partito della poltrona per antonomasia.

Adolfo Spezzaferro

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