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Roma, 21 mag – Alla fine al Consiglio dei ministri di ieri non è passato il dl Sicurezza bis, su cui tanto aveva insisito il vicepremier e ministro dell’Interno, il leader della Lega Matteo Salvini. Il motivo? Criticità rilevate dal Colle, ha riferito il premier Giuseppe Conte. A quel punto, si è consumato un braccio di ferro tra il presidente del Consiglio e il titolare del Viminale. Per par condicio però poi è stato rinviato anche il dl Famiglia, cavallo di battaglia dell’altro vicepremier, il capo politico del M5S Luigi Di Maio. Ma nonostante questo amaro pareggio – diciamo – tra i due alleati (ma avversari in campagna elettorale per le Europee) la tensione durante il Cdm è stata altissima.



Salvini: “Non faccio marcia indietro, sto qui tutta la notte”

Le nomine previste sono arrivate, ma dell’approvazione dei due decreti legge della discordia nella maggioranza Lega-M5S si riparlerà in settimana, forse giovedì. Dopo i continui botta e risposta (a distanza, perché i due non si rivolgono la parola da giorni) tra Di Maio e Salvini, il Cdm è durato fino a notte. Il premier Conte ha fatto presente come alcune criticità del Sicurezza bis siano state segnalate anche dal Quirinale, che si riserva più approfondite valutazioni. A quel punto il ministro dell’Interno ha chiesto una sospensione della riunione per avere spiegazioni sui rilievi mossi dal Colle. Il testo “è pronto”, ha detto il leader della Lega, che ha espresso anche piena disponibilità a concordare eventuali modifiche, se necessario. “Non faccio marcia indietro – dichiara – e sono pronto a arrivare al voto in Cdm”. Anzi, incalza Conte: “Sto qui tutta la notte, se serve“.

La replica del M5S: “Pronti a risolvere le criticità con la Lega”

La replica del M5S arriva subito dopo. “Prendiamo atto delle criticità sollevate sul decreto sicurezza e siamo pronti a risolverle al più presto, lavorando serenamente con la Lega. Questo fa un governo responsabile”, è la posizione del Movimento. Al che si è cercato di trovare un compromesso in una riunione a margine del Consiglio tra il premier Conte, Salvini e Di Maio con l’obiettivo di verificare “con la massima serenità” i punti critici del decreto.

Alla fine, tutto rimandato

Alla fine il Cdm si è concluso con un rinvio dell’esame dei due decreti (su quello per la famiglia sono emersi dubbi sulle coperture) e con Salvini che sconfitto ha lasciato Palazzo Chigi da un’uscita posteriore per evitare i giornalisti. Fonti governative della Lega hanno però fatto sapere che sono stati “accolti suggerimenti e fatti ultimi miglioramenti a un decreto che combatte camorristi, scafisti e teppisti, dando più forza e tutela alle forze dell’ordine”. “Siamo certi – hanno assicurato le stesse fonti – che in settimana ci sarà l’approvazione”.

Giorgetti non si è presentato

Al Cdm non ha preso parte il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, che in un’intervista alla Stampa aveva “sfiduciato” il premier Conte affermando che “non è una persona di garanzia, è espressione del M5S“. Il presidente del Consiglio aveva replicato: “Mai una mia dichiarazione a favore dell’una o dell’altra parte politica. Chi mette in discussione la mia imparzialità lo faccia in Cdm“. E, per l’appunto, Giorgetti non si è presentato.

Via libera alle nomine

Il Cdm ha ufficializzato gli attesi rinnovi ai vertici della Finanza e della Ragioneria generale dello Stato: il nuovo comandante generale delle Fiamme gialle al posto di Giorgio Toschi è il generale di corpo d’armata Giuseppe Zafarana, attuale comandante interregionale dell’Italia centrale, mentre a sostituire Daniele Franco – appena entrato nel direttorio di Bankitalia con il ruolo di vice dg – sarà Biagio Mazzotta, che era il suo numero due. Via libera poi alla nomina di Pasquale Tridico alla presidenza dell’Inps, di cui finora era commissario.

Adolfo Spezzaferro

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