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Roma, 13 lug – Il trattato che distrugge il made in Italy non verrà votato dalla maggioranza di governo. E’ quanto promesso dal vicepremier Luigi Di Maio all’assemblea di Coldiretti. “Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà“, ha detto senza mezzi termini il leader del M5s. Il Ceta, acronimo per Comprehensive Ecomic Trade Agreement, è un trattato commerciale con il quale Ue e Canada abbattono molte barriere, tariffarie e non, che fino ad oggi regolavano i reciproci scambi commerciali. Scopo dell’accordo è la pressoché totale liberalizzazione di merci e di servizi relativi alle telecomunicazioni, alla sanità, alla finanza, con allargamento delle maglie per quanto riguarda i controlli alimentari.
L’accordo prevede poi un arbitrato internazionale attraverso il quale un’impresa (praticamente quasi sempre una multinazionale) potrà fare ricorso. In pratica un’azienda privata potrà impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, nel caso l’azienda in questione ritenga che la decisione dello Stato discrimini il suo business. Ma è soprattutto nel settore agroalimentare che lo Stato, con la ratifica del Ceta, rinuncerebbe di fatto alla propria sovranità.  Come infatti spiegava Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, “i produttori canadesi potranno utilizzare il termine Parmesan, ma anche produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità. Ma soprattutto si crea una concorrenza sleale nei confronti del vero Made in Italy in cui perde l’agricoltura italiana che ha fondato sulla distintività e sulla qualità la propria capacità di competere”.
Nel suo intervento all’assemblea di Coldiretti, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio, ha poi precisato che non solo la maggioranza di governo non voterà il Ceta, ma “se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano l’Italia all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta, sarà rimosso”.
Eugenio Palazzini





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