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ciampiRoma, 16 set – Tra i mille elogi che la stampa di regime sta regalando a Carlo Azeglio Ciampi si nascondono abilmente le nefandezze fatte da quest’uomo ai danni dell’Italia. Un uomo dai mille volti ma con un unico abito: quello del liquidatore fallimentare. Non ci soffermeremo sulla lunga carriera del banchiere/politico di Livorno, ma su alcuni episodi chiave che sono stati determinanti soprattutto in funzione della grave crisi in cui versa l’Italia di oggi.

Fino al 1981, l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria garantita dalla proprietà pubblica dell’istituto di emissione, “ente di diritto pubblico” ai sensi della legge bancaria del 1936, controllato dallo Stato per il tramite delle “banche di interesse nazionale” e degli “istituti di credito di diritto pubblico”. Dal 1975 la Banca d’Italia si era impegnata ad acquistare tutti i titoli non collocati presso gli investitori privati. Tale sistema garantiva il finanziamento della spesa pubblica e la creazione della base monetaria, nonché la crescita dell’economia reale. E’ peraltro degno di nota che fino al 1981, contrariamente al luogo comune che la vorrebbe “spendacciona” e finanziariamente poco virtuosa, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al Pil più bassa tra gli Stati Europei: il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi. Il rapporto tra debito pubblico e Pil era fermo nel 1980 al 56,86%. Il 12 febbraio 1981 il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi una lettera che sancì il divorzio tra la Banca d’Italia e il ministero del Tesoro. Inutile dire che questo provvedimento ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana. Da quel momento difatti, lo Stato dovette collocare i titoli del debito pubblico sul mercato finanziario privato a tassi di interesse sensibilmente più alti. Gli anni ’80 videro così crescere in maniera vertiginosa la spesa per interessi passivi. Se alla fine degli anni ’60 essa si assestava poco sopra il 5%, nel 1995 aveva

Il grafico evidenzia come dopo il "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia il debito pubblico schizzò alle stelle. Un "miracolo" targato Ciampi-Andreatta
Il grafico evidenzia come dopo il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia il debito pubblico schizzò alle stelle. Un “miracolo” targato Ciampi-Andreatta

raggiunto circa il 25%. Il tasso di crescita della spesa per interessi tra il 1975 e il 1995 fu del 4000%. In valori assoluti, la spesa per interessi passivi, sostanzialmente stazionaria fino a quell’anno, passò dai 28,7 miliardi di Lire del 1981 ai 39 dell’anno successivo, fino ai 147 del 1991. La crescita del deficit annuo rispetto al Pil, derivante dalla spesa per interessi passivi, portò in pochi anni il rapporto debito/Pil dal 56,86 del 1980 al 94,65% del 1990, fino al 105,20% del 1992. I dati macroeconomici della crescita del deficit e del debito rispetto al Pil, non dipendendo da aumenti della spesa corrente o per investimenti; essi sono interamente imputabili alla spesa per interessi passivi esplosa in conseguenza del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Il controllo dell’inflazione fu il pretesto usato per il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, benché fosse già allora chiaro che non è l’offerta di moneta a generare inflazione, almeno nella misura in cui l’incremento della base monetaria va a finanziare spese di investimento e a movimentare risorse economiche reali non utilizzate.

Ma è ancora Ciampi protagonista in negativo della politica nazionale. Nel 1992 Ciampi, allora sempre governatore della Banca d’Italia, dilapidò 48 miliardi di dollari in una assurda difesa della lira, che era sotto attacco da parte di George Soros. Il noto finanziere speculò pesantemente sulla nostra moneta. Aveva più mezzi grazie all’effetto-leva e alla speculazione coi derivati, agiva come avesse 100 dollari per ogni 5 realmente impiegati. In pratica, con questa leva, Soros vendeva lire che non possedeva, contando poi di ricomprarle a svalutazione avvenuta. Inoltre, Soros aveva alle spalle i Rothschild, che dal 1989 avevano aperto a Milano la Rothschild Italia SpA. Ciampi avrebbe dovuto rinunciare fin dall’inizio alla difesa della Lira, salvando i 48 miliardi di dollari. Invece, nonostante gli avvertimenti ricevuti dalla Bundesbank tedesca, continuò imperterrito nella sua azione facendo costare salato tale operazione ai contribuenti italiani. Furono 60 mila miliardi le lire bruciate in pochi giorni che in parte (circa 15 mila miliardi) finirono nelle tasche di Soros. Così, quando alla fine la lira fu svalutata del 30% – come i Rothschild e le banche d’affari USA volevano, per poter comprare a prezzi stracciati le imprese controllare dall’Iri – non c’erano più soldi per la difesa della italianità di quelle imprese. La svendita era stata accuratamente preparata da Giuliano Amato che, appena diventato capo del governo, aveva trasformato gli enti statali in società per azioni, in vista delle privatizzazioni, in modo che le oligarchie finanziarie estere potessero controllarle diventandone azioniste.

Ciampi, ancora lui, è anche l’uomo delle privatizzazioni selvagge dei primi anni ’90. Carlo Azeglio è uno degli uomini presenti sul panfilo Britannia a Civitavecchia. Su quel panfilo salirono tanti esponenti italiani ed è lì che fa la sua comparsa, in una posizione di un certo rilievo, Mario Draghi, che all’epoca era a capo del Ministero del Tesoro. Sul panfilo della regina britannica erano presenti tra gli altri Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, c’erano i vertici dell’Iri e di tutta un’altra serie di importanti asset strategici italiani. Ma c’erano soprattutto gli investitori: c’era Barclays, c’era Goldman Sachs, nella quale poi ritroveremo Draghi come vice presidente, forse per meriti acquisiti proprio di quella circostanza. Di cosa si discusse su quel panfilo? Si diede il via alle privatizzazioni: da lì in avanti moltissimi asset pubblici italiani vennero cannibalizzati, smembrati e venduti, o per meglio dire svenduti, a tutta una serie di investitori internazionali e alla grande finanza. Con la scusa di dover far cassa vennero avviate le cosiddette privatizzazioni. Le conseguenze le paghiamo ancora oggi. Il prezzo di utilizzo del servizio erogato dallo Stato, rientrava nelle casse dello stesso e quindi, in quota parte nelle tasche di tutti i cittadini italiani. Una volta che l’asset viene ceduto ai privati si aliena e non appartiene più al patrimonio di ciascuno di noi. Il prezzo, fino ad allora stabilito dallo Stato, lievita nelle mani del privato che pensa ai dividendi e ai suoi azionisti. E a conferma di quanto detto basta prendere una qualsiasi bolletta di Enel o Eni per verificare se ci abbiamo perso o guadagnato. Difficile credere nelle parole di elogio spese dai cronisti nei confronti di Carlo Azeglio Ciampi. Più che “l’uomo dell’orgoglio ritrovato” è l’uomo del disonore italiano. Il perfetto esempio del traditore della Patria.

Giuseppe Maneggio

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6 Commenti

  1. ce qualcuno in italia grazie al euro e diventato ricco????parlo degli operai nessuno! guarda caso solo i banchieri stanno meglio oltre che i politici ciampi ha distrutto il nostro paese

  2. E pensare che esiste ancora nel codice penale italiano il reato di alto tradimento con pene dai 5 anni all’ ergastolo ma non è stato stranamente applicato nemmeno ai tanti altri traditori della nazione oltre a Ciampi,sebbene vi siano denuncie di alcuni Avvocati in tal senso.Questi traditori hanno firmato trattati lesivi della sovranità nazionale come quello di Lisbona, svenduto beni ed aziende pubbliche che facevano enormi utili per la collettività e privatizzato nel 1992 le banche pubbliche Credito Italiano e Banca Intesa (che detenevano il 60% di banca d’Italia anche essa quindi privatizzata).E oggi la BCE privata(di cui banca d’italia privata in mano straniera ha il 16% e altre banche centrali sempre private il restante)stampa denaro di proprietà dei banksters a costo zero ma alla scadenza dei titoli pubblici acquistati vuole che lo stato oltre a tassare a sangue i cittadini venda tutti i propri beni che ovviamente finiscono in mano agli stessi pochissimi banchieri. E pensate che banca d’italia privata ha il compito di controllo sulle altre banche private sempre degli stessi proprietari!! E inoltre ha sotto controllo anche tutti i dati dei conti correnti degli italiani!!!Anche Napolitano, che viene riportato fare parte di una loggia massonica oligarchica straniera (vedi il libro “Massoneria;società a responsabilità limitata” di Gioele Magaldi),dovrebbe andare sotto processo per alto tradimento e cospirazione con lo straniero ma invece è sempre sui media controllati dai banksters e si permette di fare la morale agli italiani!!

  3. Ma il divorzio l’ha voluto Andreatta o ciampi? ma com’è tutti liberisti adesso a piangere sulle privatizzazioni,,eppure enl energia e eni gas se fai raffronti con tante altre distributrici realtà risparmi il 10 % rispetto a quello del’autorità aeeg.gli asset svenduti nel 92 quali sono parte di aziende dell’agroalimentare.l’italsider,la finmeccanica erano in realtà redditive?

  4. abbiamo iniziato a conoscere quali belle persone sono state i garanti delle nostre istituzioni in quarant’anni di libertinaggio economico e sociale …uno ”’ non ci stò ” , questo banchiere e tutto il seguito oggi ancora ai verticii dell’oligarchia globalizzata che insieme al professore ha imposto una moneta agli italiani dimezzando la loro capacità di vivere, poi il penultimo comunista nato e vissuto a Montecitorio ben visto dai nostri padroni oltre oceano il’ peggiore ‘ italiano che ha fatto e disfatto governi senza il consenso degli italiani .. la storia è lunga e se questi sono i capi figuriamoci la corte !!!

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