Roma, 25 set – C’è una moda che non passa mai. E’ quella dell’evasione fiscale. Comoda, buona per tutte le stagioni. E perfettamente incasellabile nell’assunto che ci vorrebbe pressoché tutti infedeli al fisco. Colpa fra le altre cose dell’uso indiscriminato del contante, dicono. Anche se qualsiasi analisi seria condotta in merito ne dimostra l’inconsistenza. Ma tant’è, il problema diventa così una piaga. Endemica addirittura, Giuseppe Conte dixit.

Combattere l’evasione non fa abbassare le tasse

Ecco allora la svolta del governo. Annunciata dallo stesso premier a margine dell’assemblea Onu: un patto fiscale fra amministrazione e cittadini, per “accettare quella che potrà sembrare una misura nuova, innovativa, con una sorpresa, perché poi pagheremo tutti meno”. Il solito mantra, ca va sans dire: pagare meno per pagare tutti. Posizione talmente trita e frusta da essere già stata più volte sbugiardata dalla storia: mai – ripetiamo: mai – i proventi dalla lotta all’evasione sono finiti a ridurre sensibilmente il carico fiscale.

Basterebbe questo per sconfessare la linea delle buone intenzioni. Eppure la manfrina continua. Dimostrando non poca malafede in materia. Anzitutto perché, in assenza di qualsiasi controllo sulla leva monetaria, combattere l’evasione fiscale significa drenare ulteriori risorse da un circuito economico nazionale già provato da decenni di avanzo primario. Risultando così in un infiacchimento della congiuntura, con risultati a cascata sui saldi di bilancio. Meno crescita significa infatti meno proventi per il fisco: se a ciò aggiungiamo il fatto di dover rispettare gli assurdi vincoli comunitari, risulterà intuitivo comprendere come mai la pressione fiscale a livelli di cleptomania tale è destinata a rimanere.

Il vero carico, solcato da venature dal sapore autorazzista, Conte lo lancia però nello spiegare che questo patto sarà stretto solo con i cittadini onesti. Esisterebbero insomma, secondo il presidente del Consiglio, intere schiere di italiani ontologicamente avverse al fisco e contro cui avviare la crociata per la restituzione del maltolto. Il che, se vogliamo, non è forse del tutto falso. Ma allo stesso tempo pressoché inutile ai fini strategici della grande battaglia che si annuncia.

Guerra ai contanti e impunità per i grandi evasori

Se uno più uno fa due, confrontando anche i pruriti Ue in materia è più che lecito pensare che sarà il contante il primo e principale bersaglio della lotta ai felloni delle tasse. Croce e delizia di ogni campagna contro l’evasione, sono già circolate alcune allucinanti proposte. E dagli all’idraulico che non fattura e incassa sottobanco, e dagli al barista che non batte lo scontrino. Scordando però – e qui siamo palesemente al dolo, non all’ingenua dimenticanza – che le più grandi frodi accertate negli ultimi anni non hanno visto circolare una banconota che fosse una. Vogliamo parlare ad esempio di Apple? Di Google? Di Amazon? O di Kering, per non sparare solo sui colossi dell’high-tech? Sommando quanto evaso da queste realtà, superiamo agevolmente i due miliardi di euro. Domanda: quante carie otturate in nero servono per raggranellare questa iperbolica cifra che, per offrire un metro di paragone, permetterebbe l’assunzione di almeno 20 mila medici?

I paradisi fiscali europei

Potrà sembrare strano non parlare di Svizzera o di spiagge dei tropici, ma i paradisi fiscali nei quali le succitate vicende si sono svolte si trovano molto più vicini a noi di quanto non si creda. Ebbene sì, parliamo di Paesi perfettamente inseriti all’interno dell’Unione Europea, la stessa che da un lato impone drastiche manovre finanziare mentre dall’altro consente che alcuni dei suoi membri possano campare sulle spalle altrui. Alla faccia della presunta solidarietà continentale, dall’Irlanda al Lussemburgo passando per l’Olanda – che vanta la bellezza di 50 miliardi letteralmente sottratti ai “colleghi” – l’Ue è un coacervo di nazioni che, dal punto di vista del fisco e non solo, tentano quotidianamente e disperatamente di fregarsi a vicenda. Non sorprenderanno allora le difficoltà di studiare meccanismi comuni(tari) di contrasto ad un’evasione (giova ricordarlo: senza il passaggio di alcun vituperato pezzo di carta in filigrana) che a questo punto è diventata a tutti gli effetti una pratica legalizzata. Con la benedizione di Bruxelles.

Filippo Burla

16 Commenti

  1. è vero, ci sono grandi evasori e società che eludono l’imposizione con sedi fittizie, vanno sicuramente stanati; allo stesso tempo non è del tutto in buona fede chi si ostina a negare l’immenso problema culturale delle migliaia e migliaia di italiani che fanno dell’evasione un vero e proprio stile di vita. Io do al fisco più del 50% e mi sono rotto i c……i di vedere decine, centinaia di colleghi e imprenditori evadere tutte e buona parte le tasse che dovrebbero pagare.

  2. Una questione di principio: non voglio cambiare abitudini!
    La moneta elettronica?
    Mi sembra costituire il rischio di una “porta aperta sul mio conto corrente”; e, se qualche malvivente dovesse “varcare tale porta”, non è certo “con un click” che riavrei il maltolto: trafila burocratica, compreso denuncia all’autorità competente e indagine da parte della banca per verificare se io abbia fatto un “uso improprio” della carta: in pratica, se riavrò i miei soldi, passerà tempo.
    A parte la scocciatura di “papiri” in burocratese stretto da leggere e da capire, e da firmare, consegnati insieme al rilascio di tale moneta elettronica.
    Per quanto mi riguarda: “Moneta elettronica? No grazie!”.
    Qualcuno dice di voler cambiare le abitudini degli italiani: in uno Stato di diritto, fintantoché sono legittime, decido io se cambiare abitudini o mantenere quelle che preferisco: e io non voglio cambiarle!
    Se, in uno Stato di diritto, mi dovessero obbligare a non poter decidere “come” spendere i “miei soldi”, legittimamente guadagnati e tracciati, rivenienti da pensione o, se dovessero premiare con soldi pubblici, quindi anche miei, chi lo fa in maniera diversa da me, ne terrei conto alle prime elezioni previste!
    E’ una questione di principio: i miei soldi sono legittimamente guadagnati e spesi, e decido io come usarli; la banca deve “solo custodirli”.
    Si arrestassero gli evasori!
    E, se “contanti è uguale a evasione fiscale” allora si chiuda la Zecca di Stato, e non si stampi più moneta: per nessuno!

  3. S-contanti.
    Leggo, e ascolto in Tv, che il Governo stia pensando ad un “meccanismo premiale” per chi usi oltre un certo livello di spesa, il bancomat e la carta di credito; si parla anche di “lotteria sugli scontrini fiscali”
    Prima considerazione: i “premi” saranno, immagino, pagati con soldi pubblici, ovvero nostri… Mi sembra “improprio” premiare con soldi, se pubblici, ovvero di tutti i contribuenti, chi decida di pagare in un modo piuttosto che in un altro: cosa che provocherà, forse, disoccupazione fra i cassieri di banca?
    Seconda considerazione: se io decido legittimamente di voler usare i miei soldi in contanti perché lo ritengo più comodo e sicuro, non posso certo pagare più tasse, o vedermi ridotti gli introiti pubblici, quindi anche miei, rivenienti da una possibile fruttuosa lotta all’evasione fiscale.
    Terza considerazione: chi usa il contante non è un evasore, fino a prova contraria, ma solo uno che vuole disporre, perlomeno in uno Stato di diritto, come preferisce dei suoi soldi, “solo custoditi” in banca.
    Quarta considerazione: temo che, forse, l’evasione fiscale più corposa sia provocata da bilanci falsati di alcune grosse società.
    Quinta considerazione: in America, Paese libero e democratico dove gli evasori finiscono in carcere, non c’è limite all’uso del contante.
    Sesta considerazione: vogliono cambiare le abitudini degli italiani: io invece, in un Paese libero e democratico, “non desidero cambiare le mie abitudini” visto che i miei soldi provengono da pensione e sono perfettamente tracciati e legittimi e, quindi, nei limiti previsti attualmente per legge al tetto dei contanti, voglio disporre del mio denaro come desidero: non voglio moneta elettronica e non voglio pagare per questo, vedendo premiare con soldi pubblici, anche miei, chi decida liberamente di usare la moneta elettronica. E’ una questione di principio: in caso di diverso obbligo impostomi per legge me ne ricorderò alle prime elezioni possibili!
    Settima considerazione: se si abbasserà il tetto dei pagamenti in contanti, vuol dire che pagherò con assegni tracciabili o con bonifici; oppure limiterò le mie spese contribuendo, purtroppo, a creare recessione.
    Ottava considerazione: vorrei informare che prelevare contanti col bancomat corrisponde perfettamente a prelevare soldi per cassa: stessa tracciabilità “per come i sodi siano spesi”. Cambia solo che alle banche probabilmente, forse, serviranno meno cassieri (uguale disoccupazione?).
    Nona considerazione: che si voglia tornare al baratto, dopo la conquista della civiltà della moneta? O all’uso di perline e specchietti? Se giova, a chi giova “la privativa” della moneta elettronica? Si chiuderà la Zecca d’Italia? Perché stampare moneta se non si può usare? Stamperanno solo monetine da un euro?
    La parola ai costituzionalisti.

  4. Bonus befana: a cena fuori pagheremo ancora “alla romana”?
    Bonus befana: non si rischia l’illecito che, se sette amici vanno a cena insieme e uno solo abbia la carta di credito, paghi lui per gli altri con la sua carta di credito facendosi dare i contanti dagli altri e, poi, a inizio anno si dividano tra loro i 475 euro di bonus, mentre uno solo è “onesto e virtuoso” con carta di credito?
    Inoltre, domanda: se tutti e sette quelli che vanno a cena insieme, invece, hanno la carta di credito, cosa accade? L’esercente dovrà, a richiesta lecita per accedere al Bonus Befana da parte dei sette clienti, emettere sette ricevute fiscali diverse? Bello snellimento!
    E, poi, sai che file alle casse!
    No alla patrimoniale sugli anziani!
    E lotta dura e vera agli evasori fiscali per 110 miliardi annui!

  5. “Mecojoooni…?!.
    Leggo che il Governo ha in progetto di far pagare i servizi del S.S.N. secondo il reddito, in maniera più progressiva.
    A mio parere, i giusti principi della solidarietà, e della progressività delle imposte come da Costituzione, in questo caso vengono usati “a vanvera”.
    Argomento: un conto è un servizio generico dovuto a tutti da parte dello Stato con le entrate della fiscalità generale, un conto è un qualcosa che tu “ti” paghi ogni mese, specificatamente per il S.S.N., in busta paga, per l’appunto secondo il reddito.
    In questo caso, dire che ti ri-pagherai un ticket secondo il reddito, corrisponde a dirti che, proprio perché tu dimostri di aver già pagato, come dipendente, copiosi, dato che tu hai un reddito alto, contributi per il S.S.N., “per punizione”, tu ti paghi di nuovo il servizio per cui hai pagato e, coi tuoi soldi, ci diamo gratis il servizio sanitario a chi sia incapiente o poco capiente.
    Ma allora, io che credevo di pagare per me il S.S.N. e, per giusta solidarietà, anche per gli incapienti che non hanno lavorato (forse in nero, alcuni?) sono fesso? Vorrei che ciò che ho versato bastasse anche per me e non solo, o quasi, per chi non ha pagato.
    Altrimenti è come se io, recandomi in un centro analisi privato, vado alla cassa, pago per una TAC e, poi, quando vado a farla, mi dicono: un momento, lei è ”ricco visto che ha pagato per la TAC”, quindi, adesso la ripaghi di nuovo e, al posto suo, intanto, la facciamo gratis a quel signore che è incapiente!
    E’ così che funziona questo Governo? Ho capito bene? Spero di no…
    Altrimenti mi viene da dire, dato che è giusta la solidarietà per il servizio all’incapiente, ma anche per me, dato che ho pagato per tutti e due, se poi devo ri-pagare di nuovo progressivamente: “Mecojoooni…?!” (termine romanesco usato per dire: “Mi prendi in giro?”), mi si permetta il francesismo.
    Io voglio essere solidale ma non fesso!

  6. Pagabili a vista al portatore.
    Vedendo i servizi televisivi di “invito” a pagare con carta elettronica, in molti dei quali si dice che negli esercizi commerciali di alcuni Paesi Europei la carta moneta, l’euro, viene rifiutata in pagamento, mi chiedevo se tale rifiuto fosse illegittimo, trattandosi di valuta con valore legale.
    Mi sono poi rammentato della scritta “pagabili a vista al portatore” che compariva sulle beneamate e compiante, perlomeno da me, lire che, se ben ricordo, non potevano essere rifiutate in pagamento, trattandosi, immagino come lo sia l’euro, di valuta legale stampata dalla Zecca d’Italia.
    La scomparsa della scritta ““pagabili a vista al portatore” cambia qualcosa nel diritto di vedersi accettare l’euro in pagamento, ovvero tale scomparsa è voluta per rendere lecito tale rifiuto?
    Grazie per una spiegazione degli esperti, sperando che non si tratti dell’ennesima buggeratura regalatami dall’euro in qualità di lavoratore dipendente, impossibilitato a fare i prezzi che volevo, oltre, quindi, al dimezzamento del mio stipendio, della mia pensione e dei miei risparmi con l’equazione reale un euro uguale mille lire che ha immediatamente sostituito il valore di cambio effettivo di 1936,27 lire.
    Quindi, gli esercenti del Nord Europa, possono o no, legittimamente, rifiutare pagamenti in euro contante?

  7. “Ludopatia di Stato?”; “La ludopatia al potere?”?
    Un Governo che dichiara di voler combattere la ludopatia delle slot machines progetta la “lotteria degli scontrini fiscali” per combattere l’evasione fiscale? d’altronde non si può combattere tutto…
    Il bello è che la lotteria si fa, che io partecipi o meno, anche con soldi miei, ovvero pubblici, ovvero delle tasse pagate anche da me…
    “Ludopatia di Stato”?
    Ora, io, che, non avevo mai avuto predisposizione per nessuna ludopatia, sto già entrando in ansia, per una questione di principio; domanda: se io, volendo offrire la colazione a due amici, pagando in contanti, acquisto tre cornetti e tre cappuccini, ho diritto a ricevere dal cassiere del bar sei scontrini separati per sei acquisti diversi, uno per pezzo acquistato? Potrei anche pagare uno scontrino per volta, facendo sei file, avendo così diritto a sei probabilità di vincita col mio codice fiscale sugli scontrini – al proposito, come proteggere la mia privacy dal cassiere e dagli altri clienti, presumibilmente molti, in fila? – invece che una sola probabilità per uno scontrino unico… Magari, se ricevessi un rifiuto dal cassiere, sarei tentato di chiamare le forze dell’ordine per far valere il mio diritto a sei acquisti diversi…
    O, forse, eviterei, essendo portato a questioni di principio, di consumare, per evitare discussioni, creando così recessione?
    Entrerei in uno ”Stato di ludopatia”? pagato con soldi pubblici, di uno “Stato ludopatico”?, per colpa di una “ludopatia di Stato?”?
    La “ludopatia al potere”?, dopo quella de “l’immaginazione al potere”, vaticinata da noi ex sessantottini?
    O,forse, cercherei un bar che non metta il codice fiscale sugli scontrini per non perdere tempo in file e discussioni terribili? Pensate quante ore di lavoro si perderebbero per le file che gli impiegati faranno per fare colazione…
    Dimenticavo: mi piacerebbe che, prima o poi, qualche Governo facesse una lotta agli evasori fiscali per 110 miliardi annui: perché io, da pensionato ancora non ludopatico, sono arcistufo di pagare anche per loro.
    Grazie!

  8. Conosco una pizzeria che fa una pizza talmente buona che occorre prendere il numeretto e fare la fila; fuori c’è scritto che “non si accetta pagamento con carta di credito”. Se manterranno il punto immagino che potrò finalmente gustare una buona pizza senza fare la fila? Temo di no: se finora i “cultori” dei pagamenti con moneta virtuale hanno ugualmente fatto la fila per mangiare una buona pizza, continueranno a farlo, premi o meno di lotterie su scontrini: se io devo mangiare una pizza sceglierò la pizzeria in base alla qualità della pizza e non in base al metodo di pagamento; stessa cosa per l’idraulico: sia che accetti o meno la carta di credito, io sceglierò l’idraulico che mi fa un buon lavoro e non quello che, per farmi giocare alla lotteria mi faccia, magari, allagare casa!
    E, poi, si premia la gente coi soldi delle tasse e, quindi, anche miei? Allora, se il contante è in un certo senso “criminalizzato” e le carte emessa da società private “premiate e sponsorizzate”, non si rischia di “criminalizzare”, in un certo senso, anche la Zecca di Stato, istituzione dello stesso?
    E, poi, eviterei di incoraggiare la ludopatia; detto questo io non vedo nesso tra contante ed evasione e, trovandolo pratico, comodo e più sicuro, nei limiti di legge, continuerò ad usare il contante, premi o meno pagai ad altri coi soldi delle mie tasse; se non altro per una questione di principio: i soldi sono miei, tracciati, di lecita provenienza e li spendo come voglio..

  9. Conosco una pizzeria che fa una pizza talmente buona che occorre prendere il numeretto e fare la fila per gustarla; in vetrina c’è una scritta che avvisa che non si accettano carte di credito; ora, io, pagatore in contanti, spero che, dopo l’obbligatorietà dell’accettazione dei pagamenti con moneta elettronica, se mantengono il punto, magari, potrò fare una fila più corta; però temo che la fila rimarrà, sia perché immagino che i titolari si adegueranno, sia perché non credo che uno scelga la pizzeria in base alla probabilità di vincere una lotteria ma, semplicemente, in base alla qualità della pizza; io, perlomeno, non ludopatico, scelgo in questo modo; e, come, pagatore in contanti, continuerò a scegliere l’idraulico non in base alla possibilità di vincere la lotteria ma in base alla sua bravura: scelgo un idraulico che faccia un buon lavoro e non qualcuno che, magari, mi faccia allagare casa. Il pagare in contanti non esclude la possibilità di avere lo scontrino o la fattura…
    Peraltro io non incoraggerei “la ludopatia”, non rischierei di “criminalizzare”, in un certo senso, il contante pagando premi a chi usi monete elettroniche emesse da società private in competizione? con la Zecca di Stato; anche perché così rischierei di “criminalizzare” la Zecca, istituzione dello Stato.
    Soprattutto, trovo improprio che, dando premi a chi usi moneta virtuale, mi si penalizzi dato che io, preferendo per praticità e sicurezza usare il contante nei limiti previsti per legge, vedo pagare con soldi miei, ovvero delle tasse che anche io pago, premi a chi abbia preferenze diverse nel pagare.
    I miei soldi di pensionato sono tracciati, di lecita provenienza e li spendo come voglio senza per questo vedere che i soldi delle mie tasse vanno usati per premiare chi abbia gusti di pagamento diversi dai miei; e,sinceramente, non sono molto interessato a ciò che accada in altri Paesi esteri. Nei confini del lecito, io non voglio cambiare abitudini; me ne faccio una questione di principio contro chi voglia obbligarmi a cambiare i miei gusti e usare i soldi pubblici, e quindi anche miei, delle tasse, per regalare premi che “sponsorizzano” i pagamenti elettronici, e me ne ricorderò al momento del primo voto possibile; mi ricorderò anche che si continua, secondo la mia impressione, a parte colorite e coreografiche lotterie con ricchi premi e cotillon che mi lasciano molto scettico nell’efficacia, a non far pagare gli evasori per 110 miliardi annui mentre io sono stufo di pagare anche per loro!

  10. Leggo che il Premier Conte abbia dichiarato: “c’è una filosofia diversa rispetto al passato. Non vogliamo criminalizzare alcuna categoria, ma semplicemente incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, arrivando alla media dei Paesi europei. È un patto con i cittadini onesti, vogliamo dire a tutti che essere onesti conviene perché incentivando i pagamenti digitali si ritroveranno più soldi”.
    Detto così capisco che il Premier non mi stia dando del disonesto perché io che, nel rispetto dei limiti imposti dalle delle leggi vigenti, uso solo contante e non desidero cambiare, sia 1) per non accollarmi i rischi derivanti dalla moneta elettronica (clonazioni, perdita della carta, furti della stessa, complicazioni nell’usarla ecc.), sia 2) ormai, per una questione di principio, vista la campagna che, velatamente, potrebbe sembrare, anche se non lo fa, “criminalizzatrice” e, forse, ricevo l’impressione, potrebbe, in un certo senso, sembrare, anche se letta così non lo fa, “diffamatoria” per chi, come me, usi solo contante ma si ritiene, anzi è, una persona onesta.
    Infatti, leggo che il Premier abbia anche dichiarato, al Ministro Gualtieri: “Caro, sull’evasione deve essere una rivoluzione che deve cambiare i comportamenti dei cittadini…”. Immagino che la rivoluzione si riferisca solo all’uso della moneta elettronica e non faccia l’equazione: uso dei contanti uguale cittadino disonesto… Lo scontrino, o la fattura, si richiede anche pagando in contanti.
    Se si vuole solo arrivare alla media degli altri Paesi europei nell’uso della moneta elettronica, mi chiedo perché il Premier si ponga tale obiettivo; perché gli altri Paesi europei non incentivano l’uso del contante per arrivare alla media dell’Italia? Io non vedo, comunque, lo scopo di tale campagna, non esistendo l’equazione “non uso della moneta elettronica uguale cittadino disonesto”, salvo che tale campagna sia utile nel fare gli interessi di chi “venda” moneta elettronica” mettendolo in competizione con la Zecca di Stato, unico organo deputato a battere moneta con valore legale di Stato. Se, invece, ma così non è, il contante equivalesse a “disonestà”, non lo si dovrebbe, per coerenza, vietare del tutto, e per tutti, chiudendo la Zecca italiana?
    Ritenendomi io onesto, ex impiegato e ora pensionato che le imposte me le vedo togliere prima ancora di prendere la pensione, devo considerare “strane” tali considerazioni rivoltemi per il non pagare con moneta elettronica e non desidero, finché vivrò in uno Stato di diritto, “cambiare il mio comportamento di cittadino”: quindi informo il Premier che io “non mi metto di traverso” ma sarò solo costretto a “subire” un eventuale “scontro” con chi mi obbligasse a usare i miei soldi, lecitamente guadagnati e tracciati, in maniera diversa da come desidero: i soldi sono miei e decido io come usarli, nel rispetto delle leggi; la carta di credito, fintantoché non riterrò io di acquisirla, fintantoché vivrò in uno Stato di diritto, non la prendo e non la uso, nel rispetto “imposto” dalle leggi sul tetto all’uso del contante. Oltre tale tetto userò assegni o bonifici.
    Una preghiera: a parte tali pittoresche, colorite e coreografiche quanto, secondo me, inefficaci lotterie pagate anche coi soldi delle mie tasse per premiare chi usi la moneta elettronica, quando si inizierà a far pagare gli evasori per 110 miliardi annui di evasione fiscale, dato che sono arcistufo di pagare anche per loro?
    P. S. Prima o poi si dovrà votare (dichiarazione proveniente da persona di sinistra)…
    Giuseppe Casagrande.

  11. La moneta elettronica foraggia l’elusione fiscale?
    Bombardato, ormai, da alcuni media, dall’inesistente/incredibile/inconcepibile/sbagliato dilemma/equazione: “contante uguale Paese con minor civiltà e carta di credito uguale Paese con maggior civiltà”mi viene spontanea, mio malgrado ritenendo la questione fantascientifica, la domanda: “la moneta elettronica foraggia l’elusione fiscale?”.
    In effetti, volendo perder tempo a rispondere a tale domanda, mi rispondo che chi acquista sui cosiddetti “giganti del web” lo fa al 99% usando la moneta elettronica, quella che viene elogiata perché, per chissà quale motivo, si dice scoraggi l’evasione fiscale rispetto al contante.
    Ora, io non so se quanto espongo in seguito sia vero ma, se ho ben capito, tali giganti del web, dagli stessi alcuni media che “criminalizzano come poco civile” l‘uso del contante, vengono additati come responsabili di gran parte dell’elusione fiscale perché, tali alcuni media, ci dicono che i “giganti del web” facciano elusione fiscale scegliendosi sede in Paesi ove paghino imposte bassissime per poi fare profitto, senza pagare imposte, in altri Paesi, per esempio in Italia; per cui, tali alcuni media, auspicano che i governi legiferino in merito mettendo fine alla cosiddetta presunta elusione.
    Se tali tesi sono vere verrebbe da dire che l’uso della moneta elettronica foraggi l’elusione fiscale e, quindi, sarebbe bene tornare all’uso del contante?
    Comunque sia, io, ormai, noto che, nei negozi (nello specifico mi riferisco a quelli che frequento, di strumenti musicali), non riesco quasi più trovare niente di particolarmente interessante e, anzi, alcuni, li vedo sull’orlo della chiusura in quanto mi sembra che non riescano a difendersi, per ovvi motivi, dalla concorrenza delle vendite on line dei “giganti del web”; cosa che mi preoccupa per vari motivi: in primis perché trovo inaccettabile acquistare strumenti musicali on line perché questi andrebbero provati e confrontati e perché nel trasporto è possibile il loro danneggiamento e troverei scomodo l’andirivieni all’ufficio postale, in secondo luogo perché io, non usando moneta elettronica, mi trovo escluso dal poter acquistare on line, mentre i negozi ormai hanno solo prodotti più commerciali; in terzo luogo perché temo che, quando tutti i negozi, quelli che le tasse le pagano salate, chiuderanno per la concorrenza insostenibile dei “giganti del web”, questi, da una posizione ormai di monopolio, temo che potrebbero alzare i prezzi a loro piacimento.
    Viva, quindi, il contante!

  12. Leggo che dal 2020 il governo giallorosso richiederà, per ottenere “traccia” e relativo rimborso delle detrazioni relative alla dichiarazione dei redditi, nell’anno successivo, la presentazione di tali spese effettuate tramite bonifici, carte o bancomat: definendo ciò come “il piano per ridurre il contante”.
    Domanda: se ciò che leggo è vero, il Governo vuole colpire l’evasione fiscale relativa ad uno scorretto uso del contante o vuole colpire i cittadini che, correttamente facciano uso del contante?
    La domanda sorge spontanea: perché se, come accaduto finora, io chiedo la detrazione delle spese mediche (non è un po’ complicato pagare il farmacista o lo studio medico privato con bonifico?) per medicinali o visite private o tickets, pagando in contanti e acquisendo ricevuta, fattura o scontrino dal farmacista e dagli stufi medici, cosa necessaria perché automaticamente l’Agenzia delle Entrate segnali nel 730 precompilato il diritto alle detrazioni in oggetto, quale è il problema? Dalla documentazione risulta che gli scontrini e le fatture siano state emesse. E quindi?
    La ricevuta fiscale, scontrino o fattura, non costituiscono “traccia” dell’avvenuto pagamento corretto, indipendentemente dal mezzo col quale questo sia avvenuto?
    Dove si vede la necessità di usare, indispensabilmente, moneta elettronica o bonifico? E’ forse per fare un dispetto a anziani e a quanti, come me, anche per una questione di principio, rifiuteranno comunque il “ricatto”, a costo di non ottenere i rimborsi, pur di non considerarsi “sudditi” (mi spiace ma quella del “ricatto”, e del “suddito” è l’impressione precisa che ricevo non sussistendo necessità di obbligare un cittadino a cambiare le sue abitudini, se legittime, “ubbidendo” senza argomentare)?
    Come può una Istituzione dello Stato “punire” negando la detrazione a chi correttamente e fornendo prova con scontrini e fatture, provi di aver correttamente pagato?
    Non si corre il rischio di “criminalizzare” la valuta con valore legale battuta dalla Zecca di Stato a vantaggio dei “venditori” di moneta privati?
    Tutto ciò mi sembra incredibile e incomprensibile in uno Stato di diritto, forse offensivo e forse, incostituzionale; a meno che non si chiuda la Zecca affinché questa non batta più moneta “per nessuno”, dichiarando il contante di Stato fuori legge e facendo stampare le carte di credito alla Zecca stessa, con sopra scritto “pagabile a vista al portatore” e il marchio “Zecca Italiana” (e non alle Poste Italiane, semi privatizzate, peraltro)..
    Io non riconosco altra “moneta” valida se non quella dello Stato, e non desidero “acquistare” e usare “moneta”, e ricevere “moneta”, stampata da privati.
    Se l’uso corretto della moneta battuta dalla Zecca di Stato viene considerato improprio fino al punto di “ricattare?” chi lo usi correttamente, non si rischia anche di far insorgere il dubbio, certamente infondato, del rischio di voler favorire i “venditori” di moneta privati mettendoli in competizione con la valuta di Stato che, unica, dovrebbe avere valore legale? Ciò non rischia di far perdere fiducia ai cittadini nel diritto e nelle Istituzioni dello Stato? Per quanto riguarda la fiducia nella democrazia e nel diritto, per quanto mi riguarda, io la sto già iniziando, mio malgrado, se quanto leggo fosse vero, a perderla…
    Mi sorge anche il dubbio se, penalizzare chi usi correttamente legittima valuta battuta dallo Stato, sia Costituzionale.
    La parola ai Costituzionalisti e alla Consulta, se il Parlamento dovesse accettare tale assurda proposta. Rimane poi il ricorso alla Corte d Strasburgo.

    • Ieri 30.10.2019 ho letto nella rassegna stampa, quindi tre giorni dopo il mio commento, che le spese mediche, si potranno pagare, per averne il rimborso, anche in contanti; è stato scritto,come detto, tre giorni dopo il mio commento, quando invece, nella rassegna stampa di allora, si parlava, genericamente, di “spese detraibili”, per avere il rimborso delle quali sarebbe occorso pagarle con bancomat, carta di credito o bonifico. Dato che già da tempo, per ottenere il rimborso di spese edilizie occorre un particolare modulo di bonifico, mi è sembrato chiaro che si parlasse di altre spese, quindi ho immaginato spese mediche; beh, meglio così; continuerò ad ottenerne il rimborso pur pagando in contanti.
      Era bene chiarirlo perché ormai si rischia, per il modo incompleto, a mio parere, in cui le notizie vengono diffuse, nel commentarle e nell’argomentarle, di essere accusati noi, e non chi le diffonde incomplete, di essere propagatori di fake news!

      • Ieri, leggo di nuovo, notizia però diversa secondo la testata giornalistica, sulla rassegna stampa, che le spese mediche effettuate presso privati in contanti non potranno essere rimborsate! A questo punto… aspettiamo il Parlamento sperando che non ci sia l’ennesimo voto di fiducia che, di fatto (ormai c’è un ricorso talmente sfrenato alla fiducia che sembra che l’organo legislativo sia direttamente l’esecutivo), lo “esautori”.

  13. Ma perché, quando io sono in fila alle Poste, o al Supermercato, o in qualsiasi altro posto, quando c’è qualcuno che, magari acquistando un pacchetto di caramelle e paghi con moneta elettronica, devo aspettare i suoi comodi perché c’è quasi sempre qualche problema: la linea non c’è, o la password è sbagliata, o i fondi sono insufficienti, o qualcosa che non si sa non funziona? Non parliamo poi di quando, nel bel mezzo di una transazione, vada via la linea o si rompa il POS!
    Non si potrebbero avere file separate per i pagatori con moneta elettronica?
    Viva i contanti: li tiri fuori, paghi e te ne vai, senza rallentare le file!

  14. Va via la linea e i surgelati si scongelano…
    Perché, quando io sono in fila al Supermercato, alle Poste, o altrove, se ci sia qualcuno che, magari per pagare un pacchetto di caramelle, usi moneta elettronica, io devo aspettare gli altrui comodi perché quasi sempre sorge qualche problema: o la linea non c’è, o la password è sbagliata, o i fondi sono insufficienti, o qualcosa che non si sa non funziona?
    Non parliamo poi di quando nel bel mezzo di una transazione, vada via la linea o si rompa il POS, gettando nel panico chi abbandona i carrelli del Supermercato pieni di merce perché non ha altro con cui pagare (tanto poi a rimettere tutto a posto, o magari, gettare alimenti surgelati che non dovevano scongelarsi, ci pensa qualche inserviente)!
    Per emergenze, signori “moderni”, e “più civili di me come negli altri Paesi”, vi sarei grato se vi portaste qualche biglietto in contante di riserva: all’occorrenza lo tirate fuori, pagate e ve ne andate, senza rallentare la fila… e senza far scongelare i surgelati! Naturalmente lo chiedo per cortesia, “senza nulla a pretendere”, come direbbe Totò! Grazie.
    Dimenticavo: non si potrebbero avere file separate dedicate a chi paghi con POS?

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