Roma, 26 giu – I ballottaggi delle elezioni comunali sono una sberla in faccia al centrodestra e ai suoi leader, come mostrano i risultati pubblicati anche sull’Ansa. Dati che mostrano per l’ennesima volta un crollo dell’affluenza che solitamente si accompagna alle vittorie elettorali di sinistra. L’astensionismo, come sempre, favorisce il Pd e i suoi satelliti.

Ballottaggi comunali, il centrodestra sconfitto quasi ovunque

Ovviamente, Enrico Letta esulta. E lo fa con la spocchia solita: “Il commento è che alla fine paga la linearità e la serietà: vinciamo perchè la responsabilità è più importante di tutto, in questo momento difficile serve una politica che sia seria e lineare. Il campo largo è stato preso in giro ma questa strategia paga. Perde male il centrodestra per scelte incredibili, scegliendo fuoriusciti del centrosinistra, penso a Catanzaro”. E proprio Catanzaro fa parte del gruppo passato sotto il controllo della coalizione a guida Pd, insieme a Verona, Parma, Piacenza, Monza, Cuneo. Sorprende in particolare proprio la città calabrese, dove il candidato di sinistra Nicola Fiorita, era nettamente sfavorito ai nastri di partenza. Alla fine dell’ultima tornata, invece, ha sconfitto Valerio Donato con un raffronto del 58,24% contro il 41,41. Nota di colore, l’elezione a sindaco di Verona di Damiano Tommasi, storico ex-calciatore della Roma.

Si salvano Como, Lucca e Gorizia

Alla valanga di sinistra sfugge molto poco. E in uno di questi casi (Como) neanche per affermazione della coalizione concorrente, ma per il successo di un candidato civico, Alessandro Rapinese, non sostenuto da nessun partito. Rapinese ha sconfitto la rivale Barbara Minghetti. Sia a Lucca che a Gorizia i candidati di centrodestra vincono ma dopo serrati testa a testa: così è per Mario Pardini nel primo caso, che la spunta su Francesco Raspini con un 50%, e lo è altrettanto per il secondo, nel quale Rodolfo Ziberna prevale su Laura Fiasolo con un 52,23% delle preferenze.

Una coalizione che non esiste più e un voto dalla scarsissima affluenza

Qualche giorno fa Silvio Berlusconi aveva richiamato ad una presunta “unità” della coalizione. Un’unità, nei fatti, inesistente. Tra l’altro era piuttosto bizzarro osservare il leader di Forza Italia concentrarsi su questo aspetto per poi, nella medesima circostanza, augurare lunga vita a Mario Draghi premier. Un’associazione che non sappiamo quanto sia popolare per l’elettore medio non fedele alla sinistra. Nel frattempo si registra ancora una volta la sintonia tra astensione e trionfo della sinistra: il dato finale dei votanti è del 42,16%, un crollo rispetto al 54,11% del primo turno. Il che ci racconta di nuovo come un certo tipo di elettorato diserti decisamente meno le urne.

Alberto Celletti

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