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Roma, 28 apr – La serrata generale imposta per contenere i contagi da coronavirus ha devastato il mercato interno. Nel 2020, secondo le previsioni del governo stesso, perderemo 70 miliardi di euro di consumi. Si tratta della caduta più forte mai registrata in Italia dal dopoguerra ad oggi, superiore anche a quella registrata durante la grande crisi di inizio decennio. E Confesercenti lancia l’allarme: in Italia i consumi interni contribuiscono per circa il 60% al valore del Pil. Tenere ancora i negozi chiusi è inaccettabile. “La lunga chiusura forzata di molte attività – adesso incomprensibilmente prolungata – ha avuto effetti devastanti non solo a livello macroeconomico, ma anche sui redditi: già sono spariti 6 miliardi di euro, tra imprenditori e dipendenti in cassaintegrazione”, avverte l’associazione di categoria.



“Restare ancora chiusi regala ricchezza all’estero”

Il Def – fa presente Confesercenti – non tiene inoltre conto dell’allungamento della serrata generale previsto nel nuovo Dpcm. “In queste condizioni, rimanere ancora chiusi senza prospettive per il futuro, mette ancora più a rischio il nostro tessuto imprenditoriale. Per il commercio, in particolare, un lockdown prolungato significa favorire l’online e regalare ricchezza all’estero, ma anche distruggere la rete dei negozi e dei mercati, una rete diffusa e capillare che garantisce occupazione, reddito e la qualità della vita delle nostre città. Per il turismo vuol dire invece allontanare ancora di più la fase di ripresa, azzerando – oltre ai fatturati – anche le prospettive delle imprese. A nostro avviso – sostiene l’associazione -, si poteva e si doveva ripartire in sicurezza. Quello che certamente è inaccettabile, è pensare di prolungare il lockdown senza varare ulteriori misure di sostegno per l’economia“.

“Servono ristori diretti a fondo perduto”

Il governo giallofucsia dovrebbe seguire l’esempio degli altri Paesi europei, “che hanno avviato ristori diretti a fondo perduto“, spiega l’associazione. “In particolare, proponiamo: riconoscimento di un ristoro diretto dei costi di esercizio proporzionato ai giorni di chiusura, dietro semplice autocertificazione; riconoscimento di un credito fiscale forfettario a copertura dei costi di messa in sicurezza dei locali; abbattimento forfetario del 70% degli ‘acconti 2020’ Irpef e Ires; abbattimento forfetario del 50%, in favore del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assistenziali del personale dipendente a proprio carico, e del 75% dei contributi previdenziali ed assistenziali diretti; sospensione dei carichi affidati all’Agente della Riscossione e tutti gli altri atti emessibdall’Amministrazione finanziaria (avvisi bonari, accertamenti con adesione, etc.) fino al 31 dicembre 2020: un piano ad hoc per il turismo. Bisogna prevedere un intervento di sostegno mirato, a fondo perduto e per tutto il 2020, a favore delle imprese turistiche. Dobbiamo aiutarle ad arrivare alla ripresa dei flussi di visitatori, purtroppo prevista non prima del 2021″.

“A Roma il 25% di bar e ristoranti non riaprirà più”

A livello territoriale, per esempio, il danno del lockdown alle attività è tale che molti esercizi non riapriranno più. “Il Dpcm firmato dal presidente Conte, che posticipa l’apertura di bar e ristoranti al 1 giugno, allunga lo stato di crisi delle Pmi romane e laziali. Nella Capitale non c’è più tempo da perdere, almeno il 25% delle aziende chiuderà e quelle che rimarranno aperte soffriranno ancora durante la fase 2. Nel frattempo, gli affitti, i mutui, le esposizioni bancarie vanno avanti a cui si aggiungono tutti gli altri costi fissi che schiacciano le imprese”. Come se non bastasse, sottolinea Confesercenti, “grandi incertezze ancora da chiarire riguardano le regole a cui dovranno attenersi gli esercenti per essere pronti a lavorare dal 1 giugno. In campo, per ora, da parte del governo e degli enti preposti solo ipotesi, ma nulla di concreto”. Intanto il prezzo della crisi si fa sempre più insostenibile. “Da quando è iniziato il lockdown fino al 1 giugno la ristorazione capitolina avrà perso circa 400 milioni di euro, considerando che maggio è il mese che porta importanti ricavi agli esercenti. Centinaia di milioni bruciati, serve uno scatto in avanti altrimenti per Roma il dramma sarà sociale”. Se dal governo non arriveranno risposte tempestive ed adeguate, Confesercenti è “pronta a scendere in piazza, quando sarà consentito e con le modalità prescritte dai termini di legge”.

Ludovica Colli

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