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Roma, 29 set – Henrikh Mkhitaryan scende in campo. Stavolta però il calcio non c’entra, la partita è ben più importante: si tratta di sostenere la propria nazione in guerra contro l’Azerbaijan. I tremendi scontri nella provincia separatista del Nagorno-Karabakh, ripresi domenica scorsa, hanno toccato profondamente il trequartista della Roma che non ha esitato a prendere una netta posizione. “La fine immediata di questi crimini contro l’umanità è urgente e vitale. La Turchia – ha scritto sui propri canali social Mkhitaryan – deve fermare tutto questo sostegno e questa offensiva incluso il reclutamento di combattenti terroristi stranieri per attaccare gli armeni. Invito la comunità internazionale e gli alleati ad un intervento urgente per evitare un altro genocidio”.

“Sempre al fianco della mia nazione”

Un appello accorato quello del calciatore armeno. E non è neppure l’unico, perché già domenica – prima della partita dei giallorossi contro la Juventus – aveva tuonato su Twitter: “Abbiamo il diritto inalienabile di vivere nella nostra patria, sono con la mia nazione. I nostri figli hanno il diritto di vivere in pace piuttosto che nascondersi nei rifugi. Sono sempre al fianco della mia nazione”. Le parole di Mkhitayran non sono passate inosservate a Erevan, visto che il giocatore della Roma è il capitano della nazionale di calcio armena, nonché il suo miglior marcatore di tutti i tempi.

Almeno 95 morti

E’ dunque un simbolo in patria e sa che adesso c’è bisogno anche del suo sostegno, per quanto in apparenza meramente simbolico, per attirare l’attenzione su una guerra che rischia di provocare un dramma umanitario. Non a caso lo stesso calciatore giallorosso ha pubblicato su Facebook diverse foto di bombardamenti e bambini feriti, parlando di “attacco su larga scala dell’esercito azerbaigiano sul #NagornoKarabakh (uno stato indipendente de facto popolato da armeni)”. Nel frattempo però il conflitto prosegue, nonostante gli appelli al cessate il fuoco di Onu e Ue. I morti sarebbero almeno 95, stando a quanto riferito dalle autorità del Nagorno-Karabakh che parlano di 84 propri soldati caduti e 11 civili morti. Viceversa il governo dell’Azerbaijan non ha fornito informazioni sui propri soldati uccisi.

Eugenio Palazzini

 

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