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Confindustria boccia la manovra: “La più restrittiva dai tempi del governo Letta”

by Ludovica Colli
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manovra confindustria

Roma, 7 ott – Il governo giallofucsia intende varare la manovra più restrittiva dai tempi del governo guidato da Enrico Letta. Parola del Centro studi di Confindustria, che fa le pulci alla legge di Bilancio del Conte bis. Ebbene, spiega il Csc, dell’espansione di cui parlano il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri non v’è traccia. Per di più, le coperture sono insufficienti e potrebbero non bastare a rispettare il Patto di stabilità. Motivo per cui la Commissione Ue potrebbe chiederci una correzione, già a novembre. Il quadro di per sé è preoccupante, con il Pil quasi fermo (+0,4% il prossimo anno soltanto senza gli aumenti di Iva e accise) e i consumi che languono. L’Italia “è ancora sulla soglia della crescita zero” e “rischia di cadere in recessione in caso di nuovi shock”, spiega viale dell’Astronomia. Fare crescita, grazie alla flessibilità concessa da Bruxelles, viste le politiche economiche giallofucsia appare quindi molto difficile.

Con questi numeri, nessuna crescita

Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, non a caso parla di manovra “cauta”. Numeri alla mano, per Confindustria la legge di Bilancio del Conte bis è restrittiva per circa otto miliardi. Era dal 2013 che un governo non era costretto a un intervento simile. Niente crescita, quindi. E per di più bisogna trovare coperture per 29 miliardi. Inoltre, ritoccare le aliquote Iva – sempre se Renzi lo permetterà, visti gli scontri con il governo registrati nei giorni passati – potrebbe costare alle famiglie 169 euro all’anno. Al massimo, se proprio sarà necessario, Confindustria consiglia di aumentare le aliquote sui beni di lusso.

Tagliare il cuneo fiscale “in modo significativo”

Sempre sul fronte dell’Iva, il ministro Gualteri, intervenuto alla presentazione del rapporto del Csc, prova a rassicurare tutti precisando che una eventuale rimodulazione delle aliquote sarà a gettito zero, ossia senza nuovi aggravi. Per quanto riguarda le imprese, il 2020 può essere un’occasione di crescita (seppur minima) solo a patto di sfruttare i tassi bassi per ricreare fiducia, rilanciare gli investimenti privati e avviare il taglio del cuneo fiscale “in modo significativo”. E non come interviene la legge di Bilancio: per ridurre le tasse che gravano sulle buste paga sono stati destinati appena 2,7 miliardi, con un alleggerimento previsto di 500 euro. Spiccioli, rispetto a quello che servirebbe per trarne benefici significativi.

Il Csc suggerisce interventi sull’Irpef (ma ci vogliono 8 miliardi)

Dal canto suo, Confindustria propone al governo interventi su lavoro e fisco. Riduzione del cuneo a parte, si parla di ampliamento della platea dei beneficiari degli 80 euro ai lavoratori incapienti. E poi si suggerisce un intervento sull’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), con l’allineamento dell’aliquota del secondo scaglione a quella prevista oggi per il primo. Per fare quello che chiede il Csc servono otto miliardi. E la coperta, come si suol dire, è già corta di suo.

Ludovica Colli

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