Roma, 22 ago – Giuseppe Conte e il Pd: no, giammai. Poi forse, però in verità no. Un po’ di immancabile confusione sotto il sole della insolita campagna elettorale estiva non può mai mancare, specie se si tratta di grillini da un lato e piddini dall’altro, come riportato da Tgcom24.

Conte e il flirt con il Pd

Conte flirta con il Pd ospite a una puntata di Mezz’ora in più. E afferma di essere possibilista su un’alleanza con il Nazareno: “In politica pensare di governare da soli, io me lo auguro, è improbabile. Una prospettiva di lavorare domani con altre forze politiche come il Pdci può stare”. Aggiungendo poi: “Dico al Pd e ai nostri elettori: le delusioni maturate ci rendono ancora più prudenti e intransigenti“. Su Twitter, successivamente, Conte fa una marcia indietro: “Mi spiace deludere qualche titolista qualche giornale, ma credo che il mio pensiero sia stato forzato e travisato. Nelle condizioni attuali con i vertici nazionali del Pd folgorati dell’agenda Draghi non potremmo nemmeno sederci al tavolo”. Sintesi: perché no al Pd, ma pure perché sì. Insomma: forse.

Perché ai due non conviene rimanere divisi

Noi lo sosteniamo da un po’: M5S e Pd, separati, non possono molto stare, per lo meno se vogliono provare a strappare la vittoria delle elezioni al centrodestra. Il Pd con i suoi satelliti in questo momento potrebbe stare perfino sotto il 30%, ipotizzando un ritorno dell’ultima ora dei centristi, ancora intorno al 35%. I grillini possono ancora ottenere il 10% dei voti, il che non è affatto poco. Dunque, nonostante i rigidi “no” di entrambi, un’uscita come quella di Conte di ieri sera, possibilista nell’inciuco con il Nazareno, non è affatto sorprendente. Semmai, forse, per i due potrebbe essere più saggio non svelare intenzioni di questo tipo, ma agganciarsi solo dopo i risultati elettorali (e magari con il “trucco” di un classico “appoggio esterno” grillino a un eventuale esecutivo a guida Pd).

Stelio Fergola

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta