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Roma, 13 dic – La seconda sezione penale del tribunale di Roma ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione Raffaele Marra, ex capo del personale del Comune di Roma, nell’ambito del processo che lo vedeva accusato di corruzione.
La Procura aveva chiesto una pena di quattro anni e mezzo.
Il processo riguarda i circa 400 mila euro che l’ex braccio destro del sindaco di Roma Virginia Raggi avrebbe ricevuto dal costruttore Sergio Scarpellini nel 2013 per l’acquisto di un appartamento a Roma nella zona di Prati Fiscali poi intestato alla moglie. Scarpellini, co-imputato di Marra, è morto il 20 novembre.
In cambio della tangente, secondo il pm, Marra avrebbe messo la sua funzione pubblica a disposizione dell’imprenditore. E’ stato inoltre stabilito un risarcimento da 100 mila euro in favore del Campidoglio.
L’accusa ha chiesto e ottenuto la confisca dell’appartamento in questione, inoltre è stato dichiarato estinto il rapporto tra Marra e Roma Capitale (era sospeso in qualità di dirigente) ed è stata disposta nei suoi confronti anche l’interdizione dai pubblici uffici.
L’inchiesta su Marra è stata la prima a travolgere l’amministrazione capitolina a 5 Stelle. A incastrare Marra, per l’accusa, un’intercettazione in cui diceva alla segretaria di Scarpellini, Ginevra Lavarello, di essere “a disposizione”.
Fedelissimo della Raggi, al momento dell’arresto Marra venne definito dalla prima cittadina “solo uno dei 23 mila dipendenti comunali”.
Poi acquisendo l’intero contenuto del cellulare di Marra, gli inquirenti hanno trovato la ormai celebre chat su Telegram tra l’ex fedelissimo, la Raggi, l’allora vicesindaco Daniele Frongia e Salvatore Romeo.
Come è noto, alcuni messaggi tra Marra e il sindaco sulla promozione del fratello dell’ex funzionario, Renato, sono invece confluiti nel processo sulle nomine, che ha visto la Raggi imputata e poi assolta per falso in atto pubblico.
E’ invece ancora in corso il procedimento parallelo a carico di Marra, a processo per abuso d’ufficio, perché sospettato di avere agevolato la promozione del fratello quando era a capo del personale del Campidoglio.
Adolfo Spezzaferro



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