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Roma, 14 nov – Quella di Esmeralda, oggi adolescente, è una storia di sfruttamento durata anni e anni. La sua nonna l’ha costretta a mendicare per dieci lunghissimi anni, e se i soldi a fine giornata non erano molti, giù botte. Siamo nel campo di via Candoni a Roma, e i protagonisti della vicenda, tutte donne, sono rom.
La nonna di Esmeralda, dopo un lungo processo, è stata condannata a 12 anni di carcere. E con lei la mamma e la zia della piccola che fin dall’età di 4 anni è stata costretta a chiedere l’elemosina in giro per la Capitale, fuori dai supermercati. Mai un giorno di scuola, e quando la bambina chiedeva di giocare co i suoi coetanei la nonna sfoderava la cinghia, nel silenzio complice della madre. Una volta, persino una coltellata.
Per far sfuggire la piccola ai controlli, e al censimento dei rom del campo, la famiglia le ha affibbiato tre diversi nomi. Una vita così per quasi 10 anni, dalle nove di mattina alle otto di sera, dal lunedì al sabato, sola o sotto l’occhio vigile dei parenti. Poi la svolta drammatica al compimento dei 13 anni di Emeralda. La famiglia la costringe a farsi palpeggiare dagli anziani clienti fuori dal supermercato in cambio di soldi.
Quando la polizia l’ha scoperta, dopo una segnalazione di una casalinga che ha notato la giovane appartata in atteggiamenti intimi, e l’ha portata in una casa famiglia Esmeralda ha detto: “Faceva schifo, ma almeno non prendevo le botte”.
Nel febbraio scorso è cominciato il processo in Corte di Assise, che si è concluso con la condanna della nonna a 12 anni di carcere e della madre a 1 anno e otto mesi. Per loro il reato di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione. Ma la giustizia per Esmeralda è solo parziale. L’avvocato che ha difeso nonna e mamma aguzzine, infatti, ha dichiarato: “la valutazione della Corte paga la difficoltà a capire che la nostra cultura è diversa da quella dei rom“. Le due sorelle di Esmeralda, infatti, sono state costrette allo stesso destino anche se per loro l’accattonaggio era solo pomeridiano. Per dare una parvenza di normalità alla loro vita, la mattina potevano andare a scuola.
Anna Pedri



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