Roma, 23 nov — Dall’eccellenza della ricerca scientifica italiana sta per arrivare una nuova arma a disposizione dei medici per ostacolare l’infezione da coronavirus e la sua diffusione tra le cellule umane: una scoperta designata a essere la base di un nuovo farmaco di cui è già stato depositato il brevetto. 



Lo fa sapere AdnKronos. Lo studio che ha aperto la via al nuovo medicinale è stato promosso da Istituto Italiano di Tecnologia, Scuola Superiore Sant’Anna di Oisa e Università degli Studi di Milano, e ha visto la sua pubblicazione sulla rivista scientifica Pharmacological Research, organo ufficiale della International Union of Basic and Clinical Pharmacology.

Una farmaco che blocca “l’ingresso” del virus

Il team, composto dagli scienziati Paolo Ciana (Università degli Studi di Milano, docente di Farmacologia), Vincenzo Lionetti (Scuola Superiore Sant’Anna, docente di Anestesiologia), Angelo Reggiani (Istituto Italiano di Tecnologia, ricercatore senior and principal investigator in farmacologia) ha lavorato sull’ipotesi di contrastare la progressiva evoluzione dell’infezione da parte di qualsiasi variante di Sars-CoV-2, sbarrando l’«ingresso» costituito dal recettore Ace2, la porta attraversata dal coronavirus per entrare nelle cellule umane.

Ebbene i ricercatori hanno brevettato la base di quello che sta per diventare un farmaco, impostato sull’uso di un aptamero di Dna. Si tratta, in sunto, di un breve filamento oligonucleotidico, capace di legarsi in modo specifico al residuo K353 della «porta» Ace2 «rendendola inaccessibile alla proteina spike di qualsiasi coronavirus». Gli scienziati hanno quindi trovato un «chiavistello» all’ingresso utilizzato dal virus.

Un nuovo approccio al Covid

«Grazie a questo studio – commentano gli autori della scoperta — sarà adesso possibile sviluppare un nuovo approccio terapeutico di precisione per prevenire contrarre l’infezione da Covid in forma grave». Il tutto senza che vi sia bisogno di stimolare il sistema immunitario «o avere effetti collaterali importanti correlati ai più famosi farmaci costituiti da anticorpi monoclonali o altre proteine terapeutiche. In questo senso, infatti, le potenziali tossicità degli acidi nucleici come farmaci sono di gran lunga inferiori rispetto ad altri farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali o altre proteine terapeutiche».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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