Milano, 24 ott – Il Milan è tornato sul mercato, ma non per cercare giocatori a gennaio dopo la già poderosa campagna acquisti estiva, ma, a sei mesi dal cambio di proprietà è finito ancora una volta in vendita. Notizia che può sembrare clamorosa ma non lo è se si analizzano i numeri che stanno pesando sulle finanze del suo proprietario, il cinese Mr. Li e i risultati sul campo: tre sconfitte e un solo pareggio, senza gol, domenica contro il Genoa. E in settimana, un altro pari per 0 A 0 in Europa League contro l’Aek Atene. I risultati non arrivano, il piazzamento Champions si allontana e di conseguenza anche i possibili introiti derivanti dal cammino europeo. Ricordiamo che per il solo approdo ai gironi di Champions, un club può arrivare a prendere dall’Uefa fino ad una quarantina di milioni. Invece, Mr Li, finanziere cinese che, con Rossoneri Sport Investement Lux, una holding lussemburghese creata a quanto sembra per aggirare il problema dello spostamento di capitali dalla Cina e controllare il Milan, per il momento deve fare i conti con i pesantissimi investimenti che gli sono stati necessari per acquistare il Milan da Berlusconi: 740 milioni; 520 più 220 di debiti che si è accollato e che, ovviamente, non ha ancora onorato in così poco tempo.

Solo che dentro a questa montagna di soldi, 300 milioni sono stati prestati al nuovo padrone del Milan dal fondo statunitense Elliott ad un tasso medio dell’11. E sono stati necessari per il tanto sospirato closing che era stato procrastinato più di una volta. Il fardello dei 300 milioni è ancora più pesante perché Mr Li deve restituirli entro il prossimo 15 ottobre. Un anno esatto che, da quello che si racconta in ambienti finanziari, è considerato un tempo non sufficiente per onorare l’impegno; al tasso sopracitato e a conti fatti, l’erede di Berlusconi dovrà restituire a Elliott ben 350 milioni. Fuori dalla Champions, per ora, e con stipendi pesantissimi (solo Bonucci guadagna 7 milioni netti a stagione più bonus), la situazione si fa pesantissima. Per questo, il patron cinese avrebbe già dato mandato a delle banche d’affari di sondare il mercato alla ricerca di nuovi acquirenti.

MILAN RIOFFERTO A BERLUSCONI – E, proprio attraverso questi canali finanziari, il Milan sarebbe stato riofferto addirittura a Silvio Berlusconi che, per il momento ha rifiutato la proposta. Ma si sa, il Cavaliere ha più volte dichiarato di avere il cuore rossonero e tanta nostalgia; recentemente ha anche criticato Montella su certe scelte. Ovviamente, con questa pesante situazione debitoria, né Berlusconi né qualsiasi altro gruppo imprenditoriale, può essere interessato a rilevare il Milan. Intanto, in estate, Mr Li ha sottoscritto un aumento di capitale per 27 milioni, sui 49 previsti , ma il consiglio ha una delega triennale per altri 60 milioni. Fassone e Mirabelli stanno lavorando bene, con entusiasmo e competenza; sul mercato hanno avuto l’ok ad investimenti per 250 milioni circa e lo hanno fatto anche con luna certa logica. Solo che, fin qui, la squadra ha pagato forse gli unici due errori nelle scelte programmatiche: aver confermato Montella sulla panchina ed essere diventato presto un mondo (rossonero) Bonucci-centrico. La fascia di capitano affidata all’ex juventino e tolta a Montolivo e il modulo 3-5-2 perchè il più gradito a Mister 42 miliardi, hanno creato crepe e disaffezione dentro alla squadra. Il lavoro atletico di Montella, notoriamente leggero e poco votato alla forza, ha indebolito il gruppo di lavoro. A nulla fin qui è servito mandar via il nutrizionista prima e il preparatore atletico poi. Hanno fatto una proposta, per ora rigettata, all’esperto preparatore Tognaccini, uomo di Milan Lab e fidatissimo di Jean Pierre Meersseman, inspiegabilmente allontanati con il nuovo cambio di proprietà.

FUTURO INCERTO; DONNARUMMA E SUSO IN VENDITA– A queste condizioni finanziarie e di risultati, prevedere un Milan ancora cinese è un azzardo. Solo un’inversione di rotta sul campo, l’approdo in Champions, potrebbe evitare l’ennesimo ribaltone rossonero. Altrimenti, al minimo, lo ha recentemente dichiarato anche l’amministratore delegato Marco Fassone, la società sarà costretta a cedere un paio di giocatori, quelli che hanno più mercato. E qui, non è difficile capire che saranno Donnarumma e Suso. Guarda caso, ai due, dopo trattative piuttosto lunghe e laboriose, è stato rinnovato il contratto per navigare, almeno qui, in acque sicure. Altra ipotesi per “salvare” il Milan: l’ingresso in società di nuovi partner finanziari. Ma chi se la sentirebbe realisticamente di supportare un club con scadenze finanziarie così pesanti e ravvicinate? A questo punto, se non ci sarà un’inversione di rotta decisa sul campo a Mister Li resta una sola speranza, ammesso che ne abbia voglia: trovare altri Istituti finanziari in grado di subentrare al suo debito da 300 milioni, contratto con gli americani di Elliott e, ripetiamo, da onorare entro il 15 ottobre del 2018. In caso contrario salvo un imprevisto nuovo all-inn con la rinegoziazione del debito che sarebbe ancora più oneroso da parte di mister Li, a quel punto, il Milan cambierà padrone forzatamente un’altra volta e diventerà americano con l’intero pacchetto azionario che passerebbe in automatico al fondo Elliott nei panni di creditore. E, se nel frattempo vedremo sulla panchina ancora Montella, un traghettatore per provare ad arrivare ad Antonio Conte nella prossima stagione o un nuovo timoniere alla Paulo Sousa che pretende almeno un contratto biennale, è un’altra storia certamente meno invasiva.

Paolo Bargiggia

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