Roma, 5 set — Un bombardamento incessante di commenti negativi: è quello che nei giorni scorsi ha colpito i primi due episodi de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere comparsi su Prime Video. Tanto che dai quartieri generali di Amazon è arrivato in tutta fretta l’ordine di chiudere la sezione recensioni per 72 ore. La speranza è che tra tre giorni i bollenti spiriti degli haters — (giustamente) imbufaliti per lo stupro in salsa woke dell’universo tolkeniano confezionato per speculare sul successo de Il Signore degli Anelli — si siano placati.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere bombardato dalle critiche 

Gli utenti potranno cioè continuare a recensire la serie, ma i voti resteranno in sospeso per dare modo agli addetti di controllare che si tratti di una «recensione reale» e non il frutto del lavoro degli hater. Da qui è facile dedurre che la selezione avverrà in base alla positività o meno dei commento. Comodo, no? Ma la vediamo dura: per parafrasare Congreve, l’inferno non conosce una furia pari a quella di un nerd insoddisfatto dalla trasposizione cinematografica. Non molleranno tanto facilmente.

La Hulk in gonnella ha fatto una brutta fine

Con l’87% di critiche negative Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere segue la sorte di She-Hulk: Attorney at Law, la nuova serie Marvel rilasciata su Disney+ che vede come protagonista la versione in gonnella dell’incredibile Hulk. In questo caso l’88% dei recensori aveva optato per una stroncatura tout court della serie improntata su femminismo, politicamente corretto e la forzata (e fallimentare) rivisitazione in chiave femminile di supereroi originariamente maschili.

Un fiume di recensioni negative

Ampia la gamma di critiche portate a Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere. C’è chi ritiene che la serie sia semplicemente noiosa rispetto alla trilogia cinematografica e disattenda ogni aspettativa, chi stigmatizza duramente l’aver snaturato i personaggi e la trama profanando lo spirito tolkeniano, chi critica la scelta «inclusiva» di inserire personaggi di varie etnie, in contrasto con i contenuti del testo originale. In particolare si punta il dito contro la presenza dell’elfo silvano Arondir (Ismael Cruz Córdova) e della pingue principessa Disa (Sophia Nomvete), entrambi interpretati da attori afroamericani. L’ennesimo, deliberato caso di blackwashing che stravolge in chiave «afro» una pietra miliare della letteratura mondiale per esercitare attrattiva commerciale anche sulle fasce di consumatori più «etniche».

Nessuno è rimasto sorpreso dall’exploit di recensioni negative: le critiche piovono da mesi, precisamente da quando Prime rilasciò le prime immagini del cast multiculturale e grasso-positivo della serie.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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